Amici animali

I pet semetary non fanno paura ma sono un esempio di civiltà

Cimiteri per animali anche in Italia

pet semataryAmmetto che dopo aver appreso la notizia, non ho potuto non pensare al film degli anni ottanta, diretto da Mery Lambert e tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King, di cui presto uscirà il remake americano.

Un film in cui si parla di un inquietante cimitero per animali dove i morti possono tornare vivi…

Racconti horror a parte, ho sempre pensato che i nostri amici animali, che per periodi più o meno lunghi della nostra vita ci hanno accompagnato come fedeli compagni di viaggio, meritino come tutti gli esseri viventi una degna sepoltura.

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Una pratica da sempre diffusa in tutto mondo

berenikeNel sito di Berenike, nella costa meridionale dell’Egitto al confine con il Mar Rosso, gli archeologi hanno trovato i resti di circa 100 scheletri di animali datati intorno al 75 – 150 A.C.

La prova del più antico cimitero di animali mai esistito, ma anche dell’importanza che gli antichi Egizi davano agli animali, specialmente i gatti, nella loro vita.

A Londra, nel cuore di Hyde Park, c’è un piccolo pet sematary di epoca vittoriana nato spontaneamente alla fine dell’800 nel giardino di un custode. Sulle lapidi, si possono trovare nomi, dediche e iscrizioni.

Una pratica, quella di dare ai nostri amici animali una degna sepoltura, fino a poco tempo fa non molto diffusa in Italia, ma che finalmente sta avendo respiro.

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cimiteroDopo l’esperienza in Veneto e in Lombardia, adesso anche il consiglio regionale delle Marche ha approvato la proposta di legge “Cimiteri per animali di affezione”.

Il decreto detta i criteri e disciplina le modalità per la realizzazione di cimiteri dedicati agli animali domestici (cani, gatti, criceti, uccelli in gabbia, cavalli sportivi e altri animali di piccole dimensioni) e agli animali certificati CITES (convention on international trade in endangered species), convenzione sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate di estinzione.

La norma prevede anche la possibilità di sepolture in giardini privati, mentre in quelli pubblici sarà possibile la posa in terra con una targa ricordo.

Un vero e proprio passo in avanti verso la civiltà, a mio parere.

Un passo che già nei secoli passati era stato fatto e che ci ricorda ancora una volta quanto la presenza di questi piccoli amici sia importante per noi e quanto, preservarne il ricordo, sia un modo come un altro per rispettare la vita, in ogni sua espressione.

magda mangano

 

di Magda Mangano

 

 

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A Dublino nasce il Coccolatore di Gatti

Ami i gatti alla follia?

coccolatore di gattiAllora puoi diventare un “coccolatore di gatti

Di tutti i possibili lavori strani ed originali questo è certamente quello che suscita maggiore curiosità. Parliamo del coccolatore di gatti. 

Si, proprio così! Una persona che tutto il giorno sta li e viene pagata (anche bene) per fare le coccole ai gatti

Ma, attenzione,non basta amare i gatti per fare questa professione, bisogna essere dei veri professionisti.

Tutto nasce a Clonsilla, sobborgo di Dublino, in una clinica veterinaria Just Cats che di recente ha pubblicato un annuncio di lavoro che ha ricevuto un boom di richieste:“Cercasi coccolatore di gatti”.

I requisiti richiesti per il Coccolatore di Gatti

  • essere una persona che va pazza per i gatti e li ama alla follia
  • avere un atteggiamento naturalmente portato per i gatti
  • contare i gattini prima di addormentarsi
  • dare da mangiare ai gatti del proprio quartiere
  • provare piacere e calore nell’accarezzare i gatti.

A parte gli scherzi, questi sono solo requisiti che servono a capire l’amore per i gatti del candidato ideale che in realtà dovrà avere mani gentili in grado di pettinare e accarezzare i gatti per lunghi periodi di tempo ed essere capace di parlare gentilmente e sussurrare ai gatti per tranquillizzarli. 

coccole a gattini

Infine essere capaci di comprendere i diversi tipi di fusa, una qualità che garantisce il posto di lavoro.

Quanto guadagna il coccolatore di gatti?

Ce lo dice l’annuncio. L’offerta di lavoro è di tutto rispetto e prevede l’assunzione a tempo pieno e uno stipendio che va dai 20.000 ai 25.000 euro all’anno. Da circa 1.600 ai 2.000 euro al mese.

Simona
Blogger con gatto

 

 

 
 

 

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Gli animali non sono cose! Cosa dice la legge in caso di separazione

A chi vanno gli animali in caso di separazione? E se la coppia non è sposata?

animali-coniugiCani, gatti & co. non sono cose, per quanto scontata possa apparire tale affermazione. Quando due coniugi divorziano o si separano, a farne le spese non sono solo i figli, ma anche gli animaletti di casa. E se la coppia non è sposata la questione si fa davvero complicata.

 A stabilire che gli animali non sono cose ma esseri senzienti non sono solo opinione pubblica, associazioni animaliste o una certa morale. La nona sezione Civile del Tribunale di Milano stabilisce, con il decreto 13 marzo 2013, che i quattro zampe non possono assolutamente essere inseriti nel novero degli "oggetti" in caso di separazione dei coniugi. Vanno dunque protetti e gestiti dalla legge.

Il cane? È come un figlio

cane-padroneQuasi una famiglia su due in Italia vive con un animale domestico. Nella vita quotidiana vi sono casi di separazione fra coniugi, nei quali cani, gatti ed altri animali diventano oggetto di contesa e il quadro normativo è attualmente carente.

È raro immaginare che a trascinare i coniugi in tribunale siano proprio i cuccioli di famiglia. Importante, per capire come muoversi, è sapere che il microchip, anche se intestato al maito o alla moglie, non determina in senso assoluto la proprietà dell’animale

Il cane non è un bene mobile registrato e pertanto non significa che l'animale abbia necessariamente sviluppato una relazione affettiva con l'intestatario ufficiale. 

In più va evidenziato che l’anagrafe canina o felina non dispone alcun controllo sulla veridicità di quanto affermato dal richiedente. Di solito ci si presenta dal veterinario autorizzato, si applica il microchip e questo determina l’immediata intestazione. La ratio del microchip è  poter risalire all’identità del padrone che però, vivendo all'interno di un nucleo familiare, va inteso in senso ampio.

Se a separarsi sono due persone legate da matrimonio o unioni civili, allora l’affidamento dell’animale domestico viene regolato o con affido congiunto e con equa divisione delle spese. L'alternativa è la possibilità di uno degli ex coniugi di tenere l’animale prendendosi carico delle cure ordinarie. L'altro può comunque vederlo in modo stabilito tramite accordo tra le parti, partecipando alle spese straordinarie.

E se la coppia non è sposata?

coppia-non-sposataSe però a separarsi sono due persone non unite da matrimonio la questione si fa più intricata. Se non si è provveduto prima a sottoscrivere accordi in tal senso, è facile finire di fronte al giudice. Spesso spetta a lui valutare se, a prescindere dall'intestatario del microchip, l’animale di casa possa essere affidato ad entrambe le parti o solo ad una.

 Qualora non ci fossero possibilità di accordo, la persona non intestataria del microchip può dimostrare in vari modi di aver stabilito un legame affettivo duraturo nel tempo con l’animale. Fatto ciò il giudice può allora decidere un affido congiunto, o comunque la possibilità per il padrone di vederlo una o due volte alla settimana o per più periodi nel corso dell’anno.

Non importa che il microcihp sia intestato a uno dei due soltanto. Ciò che conta, così come per i figli, è l’interesse primario dell’animale, non il certificato di proprietà. 

 

di Grazia Manna

 

 

 
 

 

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