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Acquistare una startup? Oggi si fa in criptovaluta

La società americana Stellar, che ha creato la cripto valuta Lumens, ha proposto di acquisire la start up Chain con 500 milioni di dollari. In Lumens. Una rivoluzione

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Tutti abbiamo sentito parlare di bitcoin, la cripto valuta in circolazione per eccellenza: la Stellar ha creato un proprio conio virtuale, il Lumens, settima posizione globale con un capitale di quasi 4 miliardi di dollari. 

Al momento, sarebbe in trattativa per l’acquisto di una start up, la Chain, per un valore sui 500 milioni di dollari - da pagare rigorosamente con la loro criptovaluta. Se andasse a buon fine la trattativa, la notizia sarebbe a dir poco sensazionale.

Cos'è una criptovlauta?

bitcoin

Partiamo dal semplice concetto di cosa sia un cripto valuta. Una moneta digitale fuori dal controllo di banche e istituti finanziari e governativi, usata per lo scambio crittografato, al fine di mantenere alti gli standard di sicurezza per le transazioni e generare un nuovo mercato finanziario svincolato dai tradizionali meccanismi di finanza.

 

La società americana Stellar è in trattativa per acquisire la start up che ha sede a San Francisco, la Chain, attiva nella blockchain (una tecnologia di un grande database strutturato in blocchi che gestisce transazioni condivise in più punti della rete). 

La rivista Fortune ha evidenziato come questa trattativa sia unica nel suo genere: un’azienda crea una valuta digitale e, con questa, propone di acquistare un’altra azienda. Una notizia che, fino a qualche anno fa, sarebbe stata inconcepibile.

Acquistare un’azienda con una transazione in Lumens

chain-5Grazie alle autorità garanti per la finanza americana, che hanno sede a New York, è stato dato l’ok per procedere alla trattativa attraverso il trading di Lumens sull’exchange itBit.

In altre parole, quest’operazione è la prima scalata per acquisire il controllo e la proprietà di un’azienda attraverso una transazione diretta in moneta digitale, ovvero i soci della Chain,  una volta accettata la proposta, riceveranno Lumens invece che dollari, ma potranno convertire direttamente la cripto valuta nel conio americano ad avvenuta transazione. Semplicissimo, no?

Stellar e Chain: chi sono?

La Stellar è un’azienda che è stata fondata nel 2014 da Jed McCaleb, cofondatore di Ripple, che ha ideato il Lumens: fino a soli 12 mesi fa, la cripto valuta era quotata a 0,03 dollari ed è cresciuta fino a 0,2 dollari, con picchi fino 0,8 dollari raggiunti a gennaio 2018.

Dall’altra parte troviamo la start up Chain, che è riuscita a raccogliere ben 43 milioni di dollari di venture capital da parte di Khosla Ventures, Blockchain Capital, Pantera Capital, Rre Ventures, Nasdaq, Visa, Citi Ventures, Thrive Capital, BoxGroup e Haystack.  Non ci sono dubbi che quest’operazione avrà davvero una risonanza internazionale e contribuirà all’evoluzione dell’alta finanza mondiale.

 

di  Felice Catozzi 

 

 

 

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Coraggio, competenze e curiosità. Come far emergere la tua startup

Internet ha fatto il suo ingresso nella nostre vite con la potenza di un uragano

business angelsIl web ha indotto una vera e propria metamorfosi non solo nel modo di informarsi e gestire i rapporti sociali, ma anche e soprattutto in ambito lavorativo.

Così, cambiano i valori, le aspirazioni e le professioni ambite. Negli anni Settanta il posto in banca rappresentava un traguardo, oltre che una sorta di assicurazione sulla vita, oggi invece si registra il boom dei profili legati al web, caratterizzati da un altissimo tasso di innovazione.

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Come trovare il business angel adatto alla tua startup?

La parola startup, ad esempio, è sulla bocca di tutti, talvolta anche a sproposito. 

daniele giacobbeAbbiamo intervistato Daniele Giacobbe (Gruppo Editoriale Italiano – StartUpMagazine) per delineare un quadro del settore al netto di falsi miti e luoghi comuni, e aiutare gli aspiranti imprenditori a scegliere su quale ambito concentrarsi.

Quali sono attualmente i settori produttivi con i margini di sviluppo più interessanti? Su quali ambiti innovativi consiglieresti di puntare agli startupper?

Le Industries con maggiori potenziali di crescita in termini di profitti (e impatto sulle nostre vite) sono l’Intelligenza Artificiale, la mixed Reality, tutte le tecnologie connesse con la blockchain sicuramente, la genetica e la Internet of Things. Faccio notare che questi settori richiedono knowledge non banale e non accumulabile in poco tempo.

D’altro canto dò un messaggio a tutti quelli che hanno questo tipo di conoscenze: lanciatevi in una startup, è il vostro momentum.

Se invece volete ‘approcciare’ o state valutando settori che richiedono un know-how più easy e più raggiungibile direi pet care, soluzioni che migliorino l’esperienza di retail (shopping engagement, purchasing solution e delivery chain), new drink (Starbucks è solo la punta dell’iceberg di un fenomeno tutto da scoprire) e situazioni che offrono relax, meditazione e forma psicofisica.

Un terzo tipo di settore secondo me è interessante: quello dei social media e social network: se avete un’idea creativa c’è ancora tanto spazio e il mercato (la domanda) reagisce benissimo.

Quali sono i valori aggiunti, le peculiarità, in grado di far emergere una startup sulle altre? Quali i fattori che le consentono di essere scelta concentrando su di sè le attenzioni di potenziali investitori?

Parto dall’ultima domanda, ‘quali sono i fattori che le consentono di essere scelta concentrando su di sè le attenzioni di potenziali investitori?’: uno solo il team, il team e ancora…il team. Oramai sempre più spesso anche in Italia il parametro di valutazione che è vincente (o perdente) sono le persone che lo compongono: skills, attitude, esperienze pregresse etc.

I ‘valori’ che consentono di fare emergere sono coraggio, ottimismo e curiosità. Come vedi la centralità è spesso sulla persona – imprenditore più ancora che sull’idea imprenditoriale.

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Equity crowdfunding: come investire puntando sulla startup vincente

Nella Silicon Valley si dice che l’idea di per se anche la migliore non vale più del 5 %. Il resto dipende da qualità ed energie umane.

E si tende a guardare con sospetto, riserva o prudenza l’aspirante imprenditore singolo. Il numero ottimale di partenza è 3 – 5 membri, ognuno con una specializzazione diversa (marketing, engineering, design).

Crowdfunding, business angels, venture capital

crowdfundingIn quale fase di vita della startup è preferibile affidarsi a ciascuno di questi?

Si valuta volta per volta e caso per caso: però direi business angels per la prototipazione, crowdfunding per la prima crescita e VC per il lancio su grande scala (spesso internazionale). Gli ultimi due possono essere invertiti talvolta.

Quali fattori geografici, culturali, normativi rendono un “ecosistema” favorevole allo sviluppo di una startup?

Tre senza timore di smentita: propensione all’avventura e al rischio (al sogno che si realizza), bassa o bassissima pressione fiscale e un buon livello di istruzione.

Se in Italia (o in una area pilota) si riuscisse a fare questo non saremmo solo una startup nation ma realizzeremo la più grande crescita economica della storia di questo pianeta.

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Rischiare per vincere. Quando il venture capital sponsorizza la startup

Cosa suggeriresti di fare a un team di startupper che, pur disponendo di una buona idea,  si trova in una provincia calabrese o pugliese, e quindi sconta una certa marginalità territoriale?

Memento audere semper (ricorda di osare sempre). Se l’idea è il team sono di livello adeguato basta muoversi al centro Italia se proprio necessario, altrimenti puntare tutto sull’ubiquità che consente oggi il web.

Ci indichi tre startup da tenere d'occhio e perchè?

Te ne indico tre italiane: Askii – Keople (social network di prossimità), Depop (shopping emozionale via smartphone su abiti usati) e Indabox (bisogno pratico di consegne dei pacchi al proprio bar sotto casa). 

Tutte e tre sono state molto logiche e creative ad approcciare il mercato. Tutte e tre sono facili da usare e rispondono in maniera ‘a misura dell’uomo di oggi’ a bisogni e desideri reali e di volumi mondiali.

 
francesca garrisi

 

 

 

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Rischiare per vincere. Quando il venture capital sponsorizza la startup

Incognita e innovazione sono due facce della stessa medaglia

Mission_startup

Pur costituendo gli ingredienti essenziali dello sviluppo economico però, quasi mai le banche si fanno coinvolgere in settori inesplorati, rispetto ai quali non si hanno dati certi.

Ciò rende necessario l’intervento di fonti di finanziamento alternative, in grado di assumere e gestire ampi margini di indeterminatezza. Un ruolo, questo, di cui si fanno carico spesso i venture capitalist nei confronti delle startup, considerando che queste ultime scontano un tasso di fallimento del 75%.

Cosa sono i venture capital?

Venture_CapitalI capitali di ventura, di cui si occupano le SGR (Società di Gestione del Risparmio), sono destinati a progetti che, pur avendo un esito impossibile da ipotizzare a priori, potrebbero generare guadagni di portata rilevante. Così, anche un solo exit, ovvero la liquidazione integrale o parziale della quota detenuta, garantisce profitti tali da coprire le perdite connesse a pregressi investimenti.

Fattori cruciali per motivare i venture capitalist a finanziare una startup sono la qualità della squadra di lavoro, l’estensione del mercato, e un vantaggio competitivo già acquisito dal bene/servizio offerto. I settori di maggior interesse sono le biotecnologie, healthcare e nutrizione, e le reti neurali.

I venture capital intervengono sia nelle prime fasi di vita della startup (seed) che in uno stadio successivo, partecipano al direttivo dell’impresa, e frequentemente mettono a disposizione della stessa il proprio know-how e la propria rete di contatti.

In linea di massima l’investimento ha un ciclo di vita di 3-5 anni, al termine del quale si procede alla smobilizzazione (exit), volta, come anticipato, a massimizzare il risultato.

Quale metodo seguono?

Business_PlanI venture capital sono finalizzati alla raccolta di investimenti da parte di una vasta platea di attori, tra cui istituti di credito, assicurazioni, fondazioni bancarie ed enti pubblici.

Dopo aver raggiunto l’importo indicato nel business plan, il venture capital procede alla sua collocazione in base ai criteri precedentemente fissati (“età” della startup, mercato di riferimento).

 

Che succede quando il venture capital decide di uscire?

StartupL’exit implica la cessione delle quote della startup detenute, e, in pratica, coincide con il disinvestimento.

La procedura può compiersi in due modi: tramite vendita sul mercato azionario, e quindi mediante ingresso in Borsa, o cedendo il pacchetto azionario a un imprenditore o a un operatore finanziario.

 

Ti stai chiedendo quali sono i venture capital italiani più interessanti? Ne parleremo nel prossimo articolo

 

Startup: cos’è e come si finanzia?

Hai un’idea ma non i soldi per realizzarla? Prova con la raccolta fondi dal basso

Anche il settore tech ha i suoi eroi. Chi sono e cosa fanno i business angels

 
 
francesca garrisi
 

 
 

 

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