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Aziende: come implementare il GDPR senza perdersi nel labirinto della burocrazia?

La tecnologia è oggi parte essenziale di molti ambiti della nostra vita

Coniugare la protezione dell’utente con l’esemplificazione delle procedure burocratiche a carico delle aziende è così diventato, simultaneamente, imperativo categorico e missione impossibile. L’entrata in vigore del GDPR (General Data Protection Regulation) lo scorso maggio è destinata a sancire una nuova, decisiva fase per l’Europa, in materia di trattamento dei dati personali.

Cosa cambia con il Regolamento Privacy 2016/679?

GDPRLe parole d’ordine, per i cittadini, sono controllo e trasferibilità. Da utenti, infatti, abbiamo il diritto di “portare” con noi le informazioni che ci riguardano nel passaggio da un fornitore di servizi all’altro.

Contestualmente viene garantito il diritto all’oblio: dimostrando che non c’è motivo per cui i dati personali vengano conservati, se ne può chiedere la rimozione. Inoltre, in caso di gravi violazioni, le organizzazioni hanno l’obbligo di avvisare tempestivamente l’autorità di vigilanza, in modo da permettere agli utenti di agire di conseguenza.

Per quanto riguarda le piccole e medie imprese, invece, saranno alleggeriti gli obblighi procedurali. Niente più notifiche alle autorità di vigilanza, e possibilità di fissare una tariffa in caso di richieste di accesso agli atti ripetute e immotivate.

Aziende: a chi rivolgersi per implementare gli strumenti del GDPR?

GDPR

iubenda è una delle realtà di riferimento nel panorama italiano. Questa mette a disposizione di imprenditori e organizzazioni versatili ed efficaci soluzioni finalizzate ad esemplificare l’archiviazione, il tracciamento ed il recupero del consenso fornito dell’utente.

Numerosi i vantaggi offerti dalle procedure attuate da iubenda: aziende e organizzazioni hanno infatti la possibilità di conservare moduli e testi attraverso cui è stata rilasciata l’autorizzazione. È inoltre possibile associare a ciascun nominativo molteplici preferenze (in caso, ad esempio, di iscrizione a più newsletter) e ottenere la cronologia dei consensi.

Supporto qualificato anche per quel che riguarda il monitoraggio del trattamento dei dati dell’utente all’interno delle organizzazioni. Il team di professionisti di iubenda accompagna infatti i clienti nel processo di definizione delle aree d’intervento, e delle attività mediante cui ciascuna di queste si articola.

Devi integrare le regole del GDPR nella policy aziendale ma non sai da dove cominciare? Con iubenda bastano pochi passaggi. Clicca qui

 

 
francesca garrisi
 

 

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Acquistare una startup? Oggi si fa in criptovaluta

La società americana Stellar, che ha creato la cripto valuta Lumens, ha proposto di acquisire la start up Chain con 500 milioni di dollari. In Lumens. Una rivoluzione

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Tutti abbiamo sentito parlare di bitcoin, la cripto valuta in circolazione per eccellenza: la Stellar ha creato un proprio conio virtuale, il Lumens, settima posizione globale con un capitale di quasi 4 miliardi di dollari. 

Al momento, sarebbe in trattativa per l’acquisto di una start up, la Chain, per un valore sui 500 milioni di dollari - da pagare rigorosamente con la loro criptovaluta. Se andasse a buon fine la trattativa, la notizia sarebbe a dir poco sensazionale.

Cos'è una criptovlauta?

bitcoin

Partiamo dal semplice concetto di cosa sia un cripto valuta. Una moneta digitale fuori dal controllo di banche e istituti finanziari e governativi, usata per lo scambio crittografato, al fine di mantenere alti gli standard di sicurezza per le transazioni e generare un nuovo mercato finanziario svincolato dai tradizionali meccanismi di finanza.

 

La società americana Stellar è in trattativa per acquisire la start up che ha sede a San Francisco, la Chain, attiva nella blockchain (una tecnologia di un grande database strutturato in blocchi che gestisce transazioni condivise in più punti della rete). 

La rivista Fortune ha evidenziato come questa trattativa sia unica nel suo genere: un’azienda crea una valuta digitale e, con questa, propone di acquistare un’altra azienda. Una notizia che, fino a qualche anno fa, sarebbe stata inconcepibile.

Acquistare un’azienda con una transazione in Lumens

chain-5Grazie alle autorità garanti per la finanza americana, che hanno sede a New York, è stato dato l’ok per procedere alla trattativa attraverso il trading di Lumens sull’exchange itBit.

In altre parole, quest’operazione è la prima scalata per acquisire il controllo e la proprietà di un’azienda attraverso una transazione diretta in moneta digitale, ovvero i soci della Chain,  una volta accettata la proposta, riceveranno Lumens invece che dollari, ma potranno convertire direttamente la cripto valuta nel conio americano ad avvenuta transazione. Semplicissimo, no?

Stellar e Chain: chi sono?

La Stellar è un’azienda che è stata fondata nel 2014 da Jed McCaleb, cofondatore di Ripple, che ha ideato il Lumens: fino a soli 12 mesi fa, la cripto valuta era quotata a 0,03 dollari ed è cresciuta fino a 0,2 dollari, con picchi fino 0,8 dollari raggiunti a gennaio 2018.

Dall’altra parte troviamo la start up Chain, che è riuscita a raccogliere ben 43 milioni di dollari di venture capital da parte di Khosla Ventures, Blockchain Capital, Pantera Capital, Rre Ventures, Nasdaq, Visa, Citi Ventures, Thrive Capital, BoxGroup e Haystack.  Non ci sono dubbi che quest’operazione avrà davvero una risonanza internazionale e contribuirà all’evoluzione dell’alta finanza mondiale.

 

di  Felice Catozzi 

 

 

 

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Coraggio, competenze e curiosità. Come far emergere la tua startup

Internet ha fatto il suo ingresso nella nostre vite con la potenza di un uragano

business angelsIl web ha indotto una vera e propria metamorfosi non solo nel modo di informarsi e gestire i rapporti sociali, ma anche e soprattutto in ambito lavorativo.

Così, cambiano i valori, le aspirazioni e le professioni ambite. Negli anni Settanta il posto in banca rappresentava un traguardo, oltre che una sorta di assicurazione sulla vita, oggi invece si registra il boom dei profili legati al web, caratterizzati da un altissimo tasso di innovazione.

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Come trovare il business angel adatto alla tua startup?

La parola startup, ad esempio, è sulla bocca di tutti, talvolta anche a sproposito. 

daniele giacobbeAbbiamo intervistato Daniele Giacobbe (Gruppo Editoriale Italiano – StartUpMagazine) per delineare un quadro del settore al netto di falsi miti e luoghi comuni, e aiutare gli aspiranti imprenditori a scegliere su quale ambito concentrarsi.

Quali sono attualmente i settori produttivi con i margini di sviluppo più interessanti? Su quali ambiti innovativi consiglieresti di puntare agli startupper?

Le Industries con maggiori potenziali di crescita in termini di profitti (e impatto sulle nostre vite) sono l’Intelligenza Artificiale, la mixed Reality, tutte le tecnologie connesse con la blockchain sicuramente, la genetica e la Internet of Things. Faccio notare che questi settori richiedono knowledge non banale e non accumulabile in poco tempo.

D’altro canto dò un messaggio a tutti quelli che hanno questo tipo di conoscenze: lanciatevi in una startup, è il vostro momentum.

Se invece volete ‘approcciare’ o state valutando settori che richiedono un know-how più easy e più raggiungibile direi pet care, soluzioni che migliorino l’esperienza di retail (shopping engagement, purchasing solution e delivery chain), new drink (Starbucks è solo la punta dell’iceberg di un fenomeno tutto da scoprire) e situazioni che offrono relax, meditazione e forma psicofisica.

Un terzo tipo di settore secondo me è interessante: quello dei social media e social network: se avete un’idea creativa c’è ancora tanto spazio e il mercato (la domanda) reagisce benissimo.

Quali sono i valori aggiunti, le peculiarità, in grado di far emergere una startup sulle altre? Quali i fattori che le consentono di essere scelta concentrando su di sè le attenzioni di potenziali investitori?

Parto dall’ultima domanda, ‘quali sono i fattori che le consentono di essere scelta concentrando su di sè le attenzioni di potenziali investitori?’: uno solo il team, il team e ancora…il team. Oramai sempre più spesso anche in Italia il parametro di valutazione che è vincente (o perdente) sono le persone che lo compongono: skills, attitude, esperienze pregresse etc.

I ‘valori’ che consentono di fare emergere sono coraggio, ottimismo e curiosità. Come vedi la centralità è spesso sulla persona – imprenditore più ancora che sull’idea imprenditoriale.

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Equity crowdfunding: come investire puntando sulla startup vincente

Nella Silicon Valley si dice che l’idea di per se anche la migliore non vale più del 5 %. Il resto dipende da qualità ed energie umane.

E si tende a guardare con sospetto, riserva o prudenza l’aspirante imprenditore singolo. Il numero ottimale di partenza è 3 – 5 membri, ognuno con una specializzazione diversa (marketing, engineering, design).

Crowdfunding, business angels, venture capital

crowdfundingIn quale fase di vita della startup è preferibile affidarsi a ciascuno di questi?

Si valuta volta per volta e caso per caso: però direi business angels per la prototipazione, crowdfunding per la prima crescita e VC per il lancio su grande scala (spesso internazionale). Gli ultimi due possono essere invertiti talvolta.

Quali fattori geografici, culturali, normativi rendono un “ecosistema” favorevole allo sviluppo di una startup?

Tre senza timore di smentita: propensione all’avventura e al rischio (al sogno che si realizza), bassa o bassissima pressione fiscale e un buon livello di istruzione.

Se in Italia (o in una area pilota) si riuscisse a fare questo non saremmo solo una startup nation ma realizzeremo la più grande crescita economica della storia di questo pianeta.

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Rischiare per vincere. Quando il venture capital sponsorizza la startup

Cosa suggeriresti di fare a un team di startupper che, pur disponendo di una buona idea,  si trova in una provincia calabrese o pugliese, e quindi sconta una certa marginalità territoriale?

Memento audere semper (ricorda di osare sempre). Se l’idea è il team sono di livello adeguato basta muoversi al centro Italia se proprio necessario, altrimenti puntare tutto sull’ubiquità che consente oggi il web.

Ci indichi tre startup da tenere d'occhio e perchè?

Te ne indico tre italiane: Askii – Keople (social network di prossimità), Depop (shopping emozionale via smartphone su abiti usati) e Indabox (bisogno pratico di consegne dei pacchi al proprio bar sotto casa). 

Tutte e tre sono state molto logiche e creative ad approcciare il mercato. Tutte e tre sono facili da usare e rispondono in maniera ‘a misura dell’uomo di oggi’ a bisogni e desideri reali e di volumi mondiali.

 
francesca garrisi

 

 

 

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