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I racconti di chi ha cambiato vita ✌

Da Salerno a New York. Ecco la storia di Piero Armenti

Piero Armenti, nato nel 1979, è un imprenditore e un urban explorer a New York.

Piero ArmentiProva a rispondere ad una domanda che riceve praticamente ogni giorno e con un lungo articolo in cui spiega le ragioni che lo hanno spinto ad andare via dall'Italia. 

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Il punto è che eravamo smarriti. Vagavamo nei corridoi dell’Università di Salerno, con la sensazione che tutto sarebbe stato troppo difficile. Volevi fare l’avvocato? Ma ce ne sono troppi. Il Magistrato? Ma il concorso è difficile, notaio non ne parliamo proprio. Il giornalista? Impossibile. Concorsi pubblici? Sono sempre meno. Questo è il clima di sfiducia se nasci in una città del Sud Italia, con la sensazione perenne che tutto ti sarà precluso, e la consapevolezza che dal futuro è meglio non aspettarsi granché. Pagavamo anche uno scotto familiare. Senza una famiglia importante alle spalle, non c’era la minima possibilità di successo. L’unica fiammella accesa era la bravura e il talento, con la sensazione che non sarebbe stato sufficiente, almeno non nella terra in cui sei nato. 

universitàEravamo migliaia a studiare all’Università di Salerno, negli anni ’90, molti studenti venivano dalla Calabria e dalla Basilicata, tantissimi a Giurisprudenza nella speranza di una tanto desiderata ascesa sociale.

Mi sono sempre chiesto le ragioni di tale afflusso sproporzionato, e ne ho trovate due, che sono una cantilena che si ripeteva di famiglia in famiglia. “Giurisprudenza ti apre più porte”, dicevano tutti così, nell'illusione che i concorsi pubblici avrebbero assorbito tutti. E poi l’idea strampalata, tipica della provincia, che laurearsi in Giurisprudenza ti dava un certo status, per cui al bar ti chiamavano avvocato, e tu ti sentivi felice. Le altre lauree, tipo Lettere o Scienze delle comunicazioni, non erano la stessa cosa. Vivevano una strana stigma sociale, come fossero percorsi facili per gente poco intelligente.

Le ragioni di questo mito di “Giurisprudenza” sono semplici. 

Nel Sud Italia, soprattutto negli anni successivi al boom economico, chi non era emigrato, aveva trovato riscatto sociale grazie al posto nella pubblica amministrazione. Avere due stipendi da impiegato statale a Salerno (o in Calabria, in Basilicata) significava vivere discretamente, quindi i genitori proiettavano sui figli questa loro “percezione” e li spingevano a studiare Giurisprudenza, che è la laurea per eccellenza dei concorsi pubblici.   

Si pensava che sarebbe stato così per sempre, anche se nel frattempo i concorsi pubblici diminuivano, e dopo gli anni ’80 il grosso debito pubblico aveva chiuso i rubinetti della pubblica amministrazione. Ma la percezione, si sa, conta più della realtà, e ci porta a fare scelte sbagliate.

Ma c’è una questione ancora più importante, che fa parte del nostro immaginario di provincia. In una città piccola come Salerno l'élite non era formata dagli imprenditori o capitani d’impresa, ma dall'avvocato, il magistrato, il notaio, il politico, o da dirigenti pubblici. Quindi a quello si aspirava, e per arrivare a quello c’era una sola laurea possibile: Giurisprudenza. 

Quindi mettiamola così: studiavi legge e se ti andava bene diventavi élite cittadina, tipo un avvocato, oppure qualche concorso pubblico prima o poi l’avresti vinto. Si ragionava così, anche se sapevamo non era assolutamente così, perché tutto stava franando attorno, e lo sentivamo.

E gli imprenditori? Perché non era tra i nostri desideri fare impresa? Uno Stato vessatorio ci aveva fatto percepire gli imprenditori e i commercianti come mezzi criminali. In una città piccola come Salerno gli imprenditori veri erano troppo pochi per essere centrali nel dibattito cittadino. 

Che io mi ricordi, ai miei tempi, l’unica impresa degna di nota era la pasta Antonio Amato che tra l’altro fallì. C’erano invece tanti commercianti, di cui si parlava sempre in maniera dispregiativa: gente incolta, grossolana che evadeva le tasse. 

In un clima di terrore imprenditoriale, non emergeva proprio la voglia di fare impresa, in famiglia non te lo diceva nessuno. Né i genitori, né gli zii, né i cugini, né i nonni. Mia mamma voleva facessi il magistrato, mia nonna il medico. Stop.  Perché assumersi il rischio imprenditoriale per poi esser trattato male, essere vessato di tasse che avrebbero dovuto mantenere il grande carrozzone pubblico? Meglio un concorso pubblico, e uno stipendio fisso. Ora è diverso, con i social siamo a contatto con realtà lontane, si è aperta la mente. 

Ma prima, ai miei tempi, l’unica realtà che conoscevamo era il centro di Salerno e il nostro quartiere, era l’inizio e l’origine del nostro mondo, insieme alla Tv e ai giornali di Roma e Milano.  E in quel contesto era totalmente assente la cultura imprenditoriale, al punto che io la possibilità di fare l’imprenditore l’ho scoperta solo arrivando a New York, prima non ci avevo mai pensato. Occhio e croce non sapevo neanche cosa fosse un’impresa.

Ma il problema più grave era culturale: l’individuo era degradato a mero meccanismo della società. Nella scelta dell’Università, infatti, non interessava a nessuno cosa ci piacesse fare veramente, perché bisognava esser concreti e Legge era la cosa più concreta possibile. 

Chi eravamo noi? Quali erano le nostre inclinazioni? Questa cosa era semplicemente non degna di nota. Altrimenti forse avrei studiato altro, non Giurisprudenza.  Anche il rapporto con la ricchezza era contraddittorio, certo aspiravamo a migliorare la nostra situazione economica, ma ci interessava di più avere le ferie pagate, le malattie, orari di lavoro, e la sicurezza di non esser licenziati.

A cosa serviva spezzarsi la schiena dodici ore al giorno, per un sogno. E poi troppa ricchezza veniva vista con un misto d’invidia, sospetto, al punto che se uno dal nulla aveva fatto i soldi, non c’era nessun termine positivo per indicarlo, se non “cafone arricchito”. 

Insomma fare troppi soldi era, in un modo o nell'altro, quasi peccato. Anche in questo caso mi son chiesto perché, visto che negli Stati Uniti non è così, e ho trovato questa risposta: dipende dalla radicata cultura cattolica (cattocomunista) che era egemonica all'epoca della nazione liberata dal fascismo, e aveva sempre ritratto la ricchezza e il denaro come qualcosa di cui diffidare, diabolico, in fin dei conti da allontanare come il maligno, salvo poi desiderarlo in gran segreto.

Perché tutti, nessuno escluso, dentro di sé custodiva un desiderio di ricchezza. Ma bisognava essere ipocriti: fare le cose di nascosto, non ostentare troppo per non suscitare invidia. Bisognava fingere che le cose andavano perennemente così e così, altrimenti venivi visto male. Bisognava, in fin dei conti, non essere mai troppo felice della propria vita.

Questo è il clima in cui ho vissuto, quello in cui non c’era alcuna speranza, e per evadere mi rifugiavo nella letteratura, nello studio, e nell’illusione che esistesse un posto lontano, immaginario, in cui i miei sogni sarebbero diventati realtà, e dove magari avrei potuto scrivere un romanzo ed essere pubblicato da una casa editrice importante. Poi questo posto l’ho trovato, e si chiama New York. 

New York è stata una rivelazione, perché finalmente per la prima volta sono venuto a contatto con un ambiente diverso, che ha rivoluzionato il mio modo di pensare. E pian piano, giorno dopo giorno, con i tanti esempi che vedevo da vicino, mi ha convinto che anche io, ragazzo vissuto tra i libri a Pastena, potevo cambiare il mio destino, e da persona formata per essere un impiegato pubblico, potevo diventare qualcosa di diverso, far emergere la mia individualità con passioni, inclinazioni e difetti. 

New York mi ha insegnato il bello della società dei consumi, a liberarmi dal senso del peccato cattolico, ad esser felice senza dover nascondermi,  e cosa più importante: mi ha insegnato a fare impresa, a costruirmi il futuro con le mie mani in una terra dove non conta di chi sei figlio, perché nessuno è figlio.

di Lucio D.
blogger per caso

 


 

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Cambiare vita? Anticitera, l’isola greca che ti paga vitto e alloggio

Scappo su un'isola deserta

anticiteraQuanti di noi, oberati dai ritmi quotidiani e schiavi del tempo che non riusciamo mai a controllare hanno giurato che, se solo potessero trasferirsi su un’isola deserta, non ci penserebbero due volte a mollare tutto e cambiare la propria vita?

Ma quanti di noi lo farebbero davvero?

Per gli amanti di pace e tranquillità o per chi ha un debole per le occasioni da cogliere al volo arriva dalla Grecia un’offerta a cui sarà difficile resistere.

anticiteraAnticitera è una piccola e pressoché disabitata isola che si trova nel sud del Peloponneso.

Vivere con 350 euro al mese? Prova in Costa Rica o nelle Filippine

Il luogo, noto per aver ospitato il più antico calcolatore meccanico conosciuto (il Meccanismo di Antichitera, considerato un primissimo esempio di computer), ha una memoria storica importante e per questo si possono ammirare meraviglie come il castello, l’antica città fortificata, rovine, mulini e altro.

Ma c’è di più: a renderla unica è anche la sua bellezza naturale. Scogliere, grotte, calette e naturalmente mare meraviglioso oltre che natura selvaggia e incontaminata.

Un vero e proprio paradiso naturale rimasto tale perché non molto frequentato.

Non male no? E se qualcuno vi proponesse di trasferirvi lì, offrendovi 500 euro al mese per tre anni, più casa, appezzamento di terra da coltivare?

Scommetto che pochi resterebbero indifferenti all’offerta.

Come mollare tutto e trasferirsi in paradiso senza farsi ingannare dal serpente

Un paradiso da popolare

anticitera12L’isola, pressocché disabitata è infatti alla ricerca di nuove famiglie per ripopolare il luogo, invogliando nuovi residenti a trasferirsi sull’isola, offrendogli tutto il necessario per ambientarsi al meglio e crearsi una vita sull’isola.

Un’esperienza surreale ma unica nel suo genere perché nell’isola non c’è molto: solo un paese, Potamos, fatto di casette bianche, vicoli ripidi e stretti, dove vi sono solo un paio di taverne e qualche bottega. Il tutto per un totale di quaranta abitanti, nessun turista all’orizzonte… e nessun bambino.

Vero, sa molto di film… eppure, per chi fosse disposto a fare un salto nel vuoto e un “tuffo nel blu”, affrontando tutte le conseguenze della scarsa urbanizzazione, questa occasione potrebbe davvero cambiarti la vita.

isola grecaL’isola infatti, è un ottimo punto di partenza per lanciare una nuova attività (proprio perché così poco conosciuta) generando un business esclusivo.

Dunque, lo fareste?

C’è già qualche coraggioso lanciatosi in questa impresa?

La risposta è sì: al momento sono quattro le famiglie che si sono prenotate ma i posti sono ancora numerosi.

È proprio il caso di dire che questa potrebbe essere l’occasione perfetta per dare una svolta a chi sogna di cambiare vita…. Una di quelle occasioni, da prendere al volo!

magda mangano

 

di Magda Mangano

Sognatrice di mari azzurri

 

 

 

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Dal disegno ai fornelli. Il segreto? Ci vuole Amore!

Uno dei desideri più comuni, nel profondo del nostro animo, è rappresentato dal cambiamento.

chef rubio1Nulla si distrugge, tutto si trasforma.

Cambiare casa, vita, compagno/a, abitudini, macchina e così via.

Da un lato il desiderio nasce perché attribuiamo, erroneamente, all’esterno la fonte della nostra felicità. Dall'altro perché siamo eterni insoddisfatti.

C’è poi un’altra categoria di persone, che sente l’esigenza di cambiare perché ha il coraggio di ammettere che forse c’è qualcos’altro in serbo per lui/lei.

La storia che voglio raccontare è quella di Emiliano Amore, un ragazzo romano che non ha mai avuto paura di reinventarsi e ripartire da zero.Ll’anti comfort zone per eccellenza che potrebbe rappresentare un esempio per quanti hanno dentro di sé quel campanello che ogni tanto ti punzecchia e dice: è ora di rimescolare le carte!

Ecco cosa ci ha raccontato.

Notte dopo gli esami (che non finiscono mai)

chef amoreNonostante centinaia di film post anni '90 e 2000 ci abbiano potuto preparare all'evento più traumatico della nostra vita, niente riuscirà a esserti da vademecum o ad aiutarti all'evento più difficile della tua esistenza: la vita post liceo.

Fino al giorno prima è un susseguirsi di lezioni, scadenze, orari, giustificazioni e addirittura speranze alle quali fare riferimento.

Il giorno dopo l'esame di maturità ti si apre davanti agli occhi un mondo caotico al quale nessuno ti ha preparato.

illustrazione amoreSpoiler alert: dopo i 30 anni ogni stagione ti presenterà la stessa gamma di sensazioni.

Devi essere pronto a reinventarti e ad affrontare in maniera creativa qualsiasi dramma lavorativo e personale ti si presenti davanti.

La storia di "posto fisso e famiglia felice" è ormai piuttosto complicata per la nostra generazione.

Innumerevoli, a ogni storia la sua maglietta

Ho fatto il liceo scientifico e poi mi sono laureato in grafica pubblicitaria e marketing.

Ero pronto post università al posto in qualche agenzia pubblicitaria e a una vita da ufficio creativo con pause di yoga e cucina macrobiotica per ritrovare me stesso.

Purtroppo, dopo 6 mesi di lavoro in un'azienda pubblicitaria, mi stancai e mi ritrovai a farmi due domande sul futuro.

Ho lavorato per circa 5 anni come grafico freelance fino a quando mi sono creato uno stile personale ed i clienti si interfacciavano direttamente con me. Piuttosto che delle loro necessità, da questa richiesta lavorativa decisi di smettere di fare il grafico e cominciai a lavorare come illustratore e artista.

Il successo creativo

piatti-chef amoreNel giro di pochi mesi, usando social media in maniera accurata, mi ritrovai ad avere commissioni nazionali ed internazionali.

Dal 2004 al 2012 ho lavorato come artista collaborando con varie gallerie italiane, inglesi, francesi, tedesche fino ad arrivare alla mia mostra personale a New York.

Ho collaborato con varie riviste di moda e marchi di streetwear e svariate persone si sono tatuate le mie opere.

Dopo 8 anni di successi lavorativi e una vita tra viaggi, gallerie e altre amenità, mi presi un paio di mesi di pausa per riflettere sul mio futuro lavorativo che non mi stava spingendo a reinventarmi stilisticamente.

Non ci riuscivo, sentivo che il mio percorso artistico aveva raggiunto il suo culmine e non mi andava di continuare su quella strada.

Non avevo idea di cosa fare, avevo passato tutta la vita a disegnare e non avevo tante altre capacità.

Automaticamente per distrarmi mi misi a cucinare una torta al cioccolato.

tortinoLa sensazione di creare, con una palette diversa, fatta di ingredienti invece che di colori e matite mi entusiasmò.
Cominciai a lavorare a Milano per un servizio di catering che si occupava di alta moda, partendo dal basso feci strada fino a diventare un cuoco.

Terre lente, la prelibatezza dei prodotti calabresi ad Amsterdam

Tutto mi entusiasmava, invece di acquerelli usavo spezie, invece di fogli mi servivo di alimenti e invece di soddisfare gli occhi dei clienti soddisfacevo i palati.

Tre anni dopo Milano, tornai a Roma e cominciai a lavorare come aiuto chef in un ristorante frequentato da attori e registi capitolini, quel binomio tra cibo e cinema mi rimase sulla pelle per un lungo periodo.

Dopo due anni di gavetta presi un aereo e mi trasferii a Brighton in Inghilterra, una città folle, creativa ed incentrata sul cibo e la musica...il mio ambiente, insomma.

La vocazione al sociale

Sono ripartito da zero in Inghilterra, e cominciai dal livello più basso in cucina, nel giro di 3 anni sono diventato capo chef e ho vinto vari premi culinari.
Ho gestito 3 cucine contemporaneamente e portato al successo le attività con le quali collaboravo. Dopo 3 anni di posto fisso in cucina ho cominciato a lavorare freelance e sono finito a cucinare per Game of Thrones, Marvel, Disney e vari festival di cinema.

Mi sono divertito, ho guadagnato bene ma soprattutto ho imparato tantissimo sul cibo.

Ho lavorato al  Refettorio Felix a Londra , fondato da Massimo Bottura. È una mensa che usa cibo avanzato dai supermercati per creare circa 100 pasti al giorno per i senzatetto.

Refettorio Felix, il futuro della cucina è e(ste)tico

In quell'ambiente ho conosciuto tantissimi chef stellati e ho capito che la vera soddisfazione è usare le tue capacità per fare del bene al livello sociale.

brian craston1L'anno scorso ho deciso di continuare la mia strada lavorativa con il cibo ma con un indirizzo sociale. Tramite il comune e l'aiuto di vari privati sto aprendo la Brighton Food Factory, un'azienda che produce pasti per persone con basso reddito, studenti e senzatetto usando cibo locale e sviluppando un modello ecosostenibile cittadino senza sprechi.

Ho investito in un caffè e sono membro fondatore, insieme ad altre 35 persone, del Brighton Business Club, un'associazione che aiuta imprenditori con indirizzo sociale a crescere lavorativamente ed affrontare difficoltà logistiche.

Il cibo e l'indirizzo sociale sento che sono la mia strada definitiva…speriamo!

sara salini

 

 

di Sara Salini

 

 

 

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