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Tree in the bottle, piantatela con le bottiglie di plastica...e piantatele!

Bottiglie di shampoo che diventano piante?

tree in the bottleA volte per aiutare l’ambiente e cambiare le cose è necessario… modificare il punto di vista. Piantarla con le bottiglie di plastica...e  piantarle. Letteralmente. 

Finalmente anche in Italia arriva uno degli shampoo più ecosostenibili del mondo, dalla base fino alla punta del tappo. 

Si tratta di una linea di prodotti creata dall'azienda americana O' right che, oltre ad essere green nella formula, è verde anche nel packaging; infatti le confezioni, una volta svuotate, si sotterrano e diventano una fantastica piantina di acacia o caffè.

Quali sono le caratteristiche di Tree in the bottle?

Un ottimo ICI, l'essere completamente libera da inquinanti e aver eliminato prodotti potenzialmente dannosi per la salute come


  • tree in a bottleParabeni
  • Formaldeide
  • Coloranti
  • Ftalati
  • DEA
  • Sulfati
  • Ossido di Etilene
  • Ormoni ambientali

Presenti invece principi attivi naturali e agenti schiumogeni organici come amminoacidi e glucosidi. Le sostanze vegetali utilizzate sono estratte con processi industriali a ridotto impatto ambientale e non necessitano uso di conservanti. 

Insomma le Tree in the bottle vengono prodotte con energia pulita e zero emissioni di carbonio

Com’ è realizzata la bottiglia

piantina-caffè

Il packaging si ispira in tutto e per tutto alla natura, sia per la composizione che nella decorazione. 

 È realizzata con amido di frutta e verdura, ovvero materiali completamente biodegradabili e chiusa con un tappo in bambù.

Inoltre, sarà la bottiglia stessa a regalare il nutrimento alla pianta, una volta che si sarà completamente decomposta ( si disgrega in circa sei mesi-un anno).

Altra  bottiglia innovativa dello stesso marchio è prodotta con fondi di caffè riciclati. Anche questa confezione si può mettere in terra e piantare ( sul fondo ci sono i semi di caffè) . In condizioni  ambientali favorevoli potremmo dunque veder nascere la piantina per realizzare il nostro espresso.  

Un’azienda green

red dot designLa confezione di Tree in a Bottle è stata premiata con prestigiosi riconoscimenti come il Red Dot Award o il Good Design Award. 
 

L'azienda O’ right è inoltre alimentata con il 100% di energia rinnovabile e ha un sistema di riciclo dell’acqua in grado di filtrare quella piovana. Un eco edificio in grado di risparmiare energia e ridurre le emissioni di Co2.

Dove trovare Tree in a bottle? In alcuni posti specializzati nei prodotti bio e attenti all’ambiente oppure direttamente online sul sito ufficiale del marchio.

Idea geniale, non trovate?

irene

di Irene Caltabiano

 

 

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Gran parte dell'inquinamento? Dentro casa. Clairy però lo mangia a colazione

Se dico inquinamento...

clairy-1 Il primo pensiero va allo smog, alle discariche o, in ogni caso, a tutto ciò che si trova al di fuori dei nostri nidi.

Eppure sapevate che l’aria in ambienti chiusi può contenere sostanze più inquinanti  di quelle che respiriamo per strada?  La qualità dell''ossigeno che respiriamo infatti può impattare  in modo negativo su comfort, produttività ma soprattutto salute. Come fronteggiare questo problema?

Pulizia a portata di smartphone

natede

Laboratori Fabrici, startup friulana, ha ideato Clairy, purificatored’aria realizzato interamente in ceramica. L'oggetto, a forma di vaso, sfrutta le piante come filtri naturali. L'invenzione ha già ottenuto grosso successo: si è infatti conclusa da poco la campagna per Natede, il nuovo prodotto; la promozione ha registrato infatti 3821 sostenitori per 765,262 euro donati.

Natede è in grado di abbattere virus, batteri e odori filtrando l’aria attraverso le radici delle piante. Il vaso riduce gli inquinanti dell’aria quali benzene,ammoniaca e formaldeide.  Infatti gran parte dell’inquinamento proviene dai materiali di costruzione, dalle finiture, agli arredi, fino agli oggetti d’ufficio, con dirette conseguenze sulla salute.

Clairy viene fornito con un’app per smartphone e, collegandosi al Wi-Fi, offre analisi in tempo reale su inquinamento, temperatura, umidità, ambienti chiusi, dispensando consigli in base ai dati rilevati.

 

L’idea è stata elaborata da tre giovani startupper: Alessio D’Andrea, Vincenzo Vitiello e Paolo Ganis,un business man e due industrial designer già premiati al CES di Las Vegas, dove sono stati selezionati per un periodo di accelerazione.

Tecnologia e design

clairy-8«La mission aziendale è quella di fondere natura, tecnologia e design» spiega Ganis «Clairy è prodotta con materiali totalmente made in Italy. La tecnologia però è stata sviluppata in Silicon Valley».

Una sfida ben riuscita supportata dal colosso della logistica UPS, che sta diventando un punto di riferimento per le neo-startup. Clairy infatti doveva costruire da zero una supply chain per poter evadere in poco tempo oltre 2500 pre-ordini. 

La società di trasporto americana ha infatti aiutato attraverso servizi dedicati all’e-commerce e soluzioni logistiche su misura, supportando la startup in fase di incubazione e aiutandola ad esportare il proprio prodotto in più di 50 paesi, permettendole le opportunità offerte dal mercato internazionale. Costo? Circa 199 dollari.

«Quando lanci una startup e hai un prodotto innovativo particolarmente apprezzato all’estero, la tua preoccupazione maggiore ècome spedirlo in modo sicuro nel mondo» ha dichiarato Alessio D’Andrea, Responsabile Operations di Laboratori Fabrici. «UPS ci ha aiutato a costruire la nostra supply chain nel dettaglio fornendoci una consulenza logistica completa che ci ha permesso di spiccare il volo».

I fondatori della startup non risparmiano commenti sull’ecosistema delle start up italiane: «C’è una differenza sostanziale con l’America, e non mi riferisco solo ai soldi e alle leggi. Oltreoceano tutti fanno startup, c’è una quantità enorme di figure di riferimento pronte a trasmettere le proprie conoscenze alle generazioni future. In Italia non è così. Spesso chi si trova a capo dei fondi o quelle che riteniamo figure di riferimento dell’ecosistema non hanno mai fatto startup. Non sanno neanche di cosa parlano. Abbiamo ancora tanto da fare nel nostro Paese »

irene-caltabiano

di Irene Caltabiano

 

 

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Spin cycle, quando la bici si fa lavatrice

Bici da lavaggio

spyn-cycleEravamo rimasti alle cyclette che producevano elettricità. Non si era ancora arrivati alle bici-lavatrice. Almeno fino ad ora.

Si chiama Spin Cycle, ed è portatile economica e green, perfettamente utilizzabile anche nei paesi in via di sviluppo.

 L'idea è di Richard Hewitt, ex studente di design e oggi imprenditore, che, dopo un viaggio in Burundi, ha inventato la lavatrice alimentata...dai nostri piedi.

Durante la sua permanenza aveva dato una mano in orfanotrofio, lavando i vestiti dei bambini a mano in secchi di acqua fredda. Difficile in effetti immaginare un elettrodomestico simili in paesi dove non c’è corrente elettrica e manca persino l'acqua.

Dalla teoria alla pratica

lavare-vestitiCosì il giovane originario dello Yorkshire ha deciso di progettare un sistema alternativo di lavaggio che non solo non avesse bisogno di elettricità, ma che consumasse decisamente poca acqua. Nasce così Spyn Cycle, un prototipo che ha fatto parte della sua tesi di laurea in Product Design alla Sheffield Hallam University.

Il concept è piaciuto a tal punto che Gripple’s Incub Scheme e Ideas and Innovation department hanno deciso di investire nello sviluppo di questo sistema.

Come funziona?

Il progetto si basa su un meccanismo a forma di triciclo e una botte di plastica per il lavaggio dei vestiti nella parte posteriore, che possiede al suo interno un tamburo di lavaggio e taniche, tamburi interni perforati guidati alla cinghia e una grattugia di sapone per l’uso con i blocchi di detersivo, molto utilizzati in Africa.

Quindi in pratica, si carica il dispositivo di vestiti sporchi, detersivi e acqua, poi si pedala per dieci minuti. Il passo successivo è quello di drenare e riempire con acqua di risciacquo; poi un’altra pedalata di dieci minuti per completare il lavaggio. Lo stesso metodo può essere utilizzato anche per asciugare i vestiti una volta puliti.

In un video girato nel 2012, Richard Hewitt spiegava la sua invenzione che oggi si sta trasformando in realtà:«Oltre a risparmiare un sacco di tempo, energia e acqua, le persone potrebbero anche essere in grado di guadagnare un po’ di denaro in questo modo». Ma non solo: muoversi in bici garantisce la forma fisica e uno stile di vita salutare.

Una bella idea che fa bene ad ambiente e persone.

irene-caltabiano

 

di Irene Caltabiano

 

 

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