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Allena il pensiero strategico ☝

Il miglior modo per combattere l'invidia? Competere con se stessi

Stretta allo stomaco, voglia di rivalsa, desiderio insano di essere… al posto dell’altro.

 grimildeGelosia mista alla voglia di distruggere, di veder crollare l'oggetto delle proprie brame. In una parola? Invidia.

Un sentimento che tutti abbiamo provato almeno una volta nella vita. Tuttavia, se per alcuni è questione di momenti e legata a contesti ben precisi, per altri può diventare un reale ostacolo sociale.

L’invidia è sintomo di insicurezza e bassa autostima

 

Pensare che gli altri siano più bravi o capaci e di conseguenza, chenon arriveremo mai a quei livelli di bellezza, fascino o professionalità è un’implicita dichiarazione di inferiorità.

La domanda da porsi è, in primis, perchè credo che gli altri siano migliori di me? Forse siamo semplicemente destinati a un percorso diverso, ad arrivare all’obiettivo prefissato con più tempo, passando per sentieri ancora inesplorati.
 

L'invidia è un boomerang o un seme? Sei tu a decidere

La diversità è una ricchezza

diversità

Sono le differenze a renderci unici. Nessuno è meglio di voi per il fatto di aver raggiunto qualcosa che avreste tanto voluto ottenere. 

Le diversità sono una ricchezza e bisogna imparare a sfruttarle; può essere che voi abbiate abilità che le persone che invidiate non possiedono e che l’altro ammira, tacitamente, a sua volta.

Per questo motivo bisognerebbe riconoscere vicendevolmente i propri talenti, completandosi a vicenda.

Uccidi l'impostore che è in te!

Gareggiare con se stessi

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Immaginate di avere un piccolo alter ego e di dover fare, ogni giorno, un passo in più per superarlo, per arrivare primi al traguardo.

Pensate alla soddisfazione di raggiungere un obiettivo semplicemente con le vostre forze. Affossare gli altri attraverso l’invidia non servirà ad altro che farvi arrivare alla meta… soli.

Calpestare il prossimo non è l’atteggiamento giusto. Ciascuno ha i suoi sogni da trasformare in realtà:meglio impiegare le energie per migliorarsi piuttosto che per invidiare ciò che gli altri non hanno.

Ciò non significa che non si deve far tesoro dell’esperienza altrui.  Seguire i passi di chi ha già raggiunto obiettivi è lecito, così come imparare dagli errori propri o altrui.

Ammirare, non invidiare. E il futuro sarà vostro.

 

irene-caltabiano

 

di Irene Caltabiano

 

 

 

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Si può smettere di dipendere dalle serie tv?

Binge watching

binge-watchingMacinare un episodio dopo l’altro, puntata dopo puntata, fino a perdere la concezione del giorno e della notte.

Il binge watching è una brutta bestia ed è figlio dei nostri tempi fatti di Netflix, Infinity e piattaforme di streaming che ti danno pochissimo respiro.

 Giusto qualche secondo per decidere se continuare ad immergerti in quel mondo o mollare la presa e  impiegare quelle ore in modo più produttivo.

Malato di dipendenza da streaming

binge-watching3Un ragazzo indiano, 26 anni, disoccupato, è rimasto vittima di questo sistema, iniziando a vedere film e serie tv per più di sette ore al giorno.

«Quando la sua famiglia lo spronava a trovare lavoro o ogni volta in cui vedeva i suoi amici ben sistemati, lui guardava i programmi offerti dal servizio on-demand. Era un modo per fuggire dalla realtà. Riusciva a dimenticare i suoi problemi e da questo traeva un immenso piacere» ha spiegato Manoj Kumar Sharma, docente di psicologia clinica al Nimhans, a capo del Servizio per l’utilizzo salutare della tecnologia.

 

Quando si svegliava al mattino, per prima cosa accendeva la tv. Una vera e propria violenza per i suoi occhi. Il prezzo da pagare? Affatticamento continuo, stanchezza e disturbi del sonno.

Il giovane, dopo aver toccato il fondo, ha perciò dovuto affrontare un percorso psicoterapeutico, con esercizi di rilassamento e counseling lavorativo.

Il binge watching fa sempre male?

binge-watching7In realtà le fughe della realtà sono sempre esistite. L’uomo ha sempre sfruttato le narrazioni, che si tratti di libri, film o racconti orali per avere la possibilità di immaginarsi altre vite, di immedesimarsi in personaggi completamante differenti dal suo essere. 

Pensate che secondo alcuni studiosi il binge watching sarebbe addirittura un comportamento positivo. 

L’antropologo Grant McCracken ha definito il binge watching un modo contemplativo e intelligente di guardare un certo tipo di televisione.

 Specialmente buona televisione, perché consentirebbe di avere una visione unitaria dell’opera e sarebbe assimilabile ad un'attenta lettura (a onor del vero, la sua ricerca è stata commissionata da Netflix).

Fare binge watching? Simile ad una droga

Il 70% degli statunitensi, tuttavia, fa abbuffate televisive e un terzo di questi almeno una volta alla settimana. Quasi metà della popolazione inoltre ha l’abbonamento ad un servizio di streaming no limits.

 Da cosa scaturisce il desiderio di guardare molta televisione? Si tratterebbe di una reazione chimica cerebrale simile a quella derivata dall’assunzione di droghe o dall’ipnosi. La visione prolungata infatti favorisce il rilascio di endorfine, in grado di rilassare lo spettatore o fargli desiderare di continuare all'infinito.

Guardi troppo Netflix? Nasce il primo centro di disintossicazione

 Una volta in astinenza però, esattamente come nelle dipendenze normali, il binge watching è correlato a depressione, solitudine, incapacità di autogestirsi e obesità per allontanarsi dalle sensazioni negative provocate dal mondo reale.

Nuove dipendenze

binge-watching-11 Il binge watching viene classificato come parte delle nuove dipendenze in cui, al posto di una sostanza, si è soggiogati a una particolare attività o comportamento. 

I pensieri dell’addict ruotano attorno all'atteggiamento in questione per la maggior parte del tempo.  La persona prova a resistere alla tentazione, ma spesso ricade irrimediabilmente nell'errore. 

Il soggetto presenta una compulsione a guardare la tv che può essere estremamente difficile da controllare e potrebbe sfociare in situazioni di disordine psicosomatico, fisiologico e comportamentale.

Altri esempi di neo-dipendenze? Comprare oggetti in modo compulsivo, essere troppo legati ad una persona, esagerare con lo sport, uscire tutte le sere o non riuscire a staccarsi dallo smartphone. 

Nel caso del binge watching sta a noi e a chi ci sta vicino discriminare tra una salutare abitudine all’immedesimazione e il confine con la patologia.

irene-caltabiano

 

di Irene Caltabiano

 

 

 

 

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Hai a che fare con un so-tutto-io? Ecco come affrontare saccenti e saputelli

Identikit di un saccente

puffo1Conoscono tutto, sanno fare meglio di voi qualsiasi cosa, hanno sempre ragione. Avete capito di chi sto parlando? Sì, le fastidiosissime persone so-tutto- io.

Che siano colleghi, familiari o conoscenti, sono individui che si compiacciono della loro conoscenza, trattando gli altri come stupidi, ignoranti o inferiori. Dunque, automaticamente, danno sui nervi e possono rappresentare un ostacolo nella vita quotidiana.

O forse no. Abbiamo SEMPRE la capacità di reagire a ciò che accade intorno a noi.

 Potrebbe anche essere che quest’atteggiamento abbia ragion d’essere, ovvero che il saputello in questione possieda davvero più esperienza e capacità di voi. 

Ma questo non gli dá certo il diritto di agire come se conoscesse l'intero scibile umano o avesse sempre ragione.

Per questo motivo risulta importante conoscere le strategie adeguate per affrontare tale tipologia di persone.

Come comportarsi con i so-tutto-io?

Innanzitutto, partite da voi. Non cercate di cambiare l'altra persona, quanto il vostro atteggiamento nei suoi confronti.

 Cercate di essere comprensivi

empatia1Il so-tutto-io risulta irritante, ma ricordate che il suo comportamento può anche essere un cumulo di fumo, dovuto a una mancanza di fiducia o a un problema personale più profondo.

Inutile dunque cercare lo scontro: aumentate l’empatia per cercare di capire il suo approccio. Magari in passato è stato poco considerato o ascoltato. E adesso avverte questo bisogno di manifestare superiorità o rivalsa nei confronti del prossimo.

Può essere sconfortante ma a volte la persona so-tutto-io… va semplicemente ignorata. Fingete di ascoltare i loro consigli e poi…passate oltre.

Armatevi di argomenti

sorriso-ragazzaUna presentazione, un’idea, rivolgervi ad un’assemblea: siate convinti degli argomenti esposti, verificate le fonti e i fatti. Non lasciate che i so-tutto-io intacchino la vostra sicurezza. Quante più conoscenze avete, tanto più difficile sarà per il so-tutto-io prevaricare con la loro saccenza.

Il fatto positivo è che, se gli intralciate la strada due o tre volte, mettendolo a tacere, smetterà di comportarsi così con voi. Infatti le persone non sono solite ripetere i comportamenti che non hanno avuto esito.

Essere autoironici

Le persone so-tutto-io possono mettersi sulla difensiva e in alcuni casi diventare aggressive. L’ultima cosa da fare è affrontarle mettendole con le spalle al muro.

Quindi, anche se è molto invitante usare il sarcasmo, risulterebbe senza dubbio controproducente. Meglio sfruttare l’arma dell’autoironia, prendere alla leggera le affermazioni con cui il so-tutto-io cerca di colpirvi.

Leggi anche: Sei una persona autodistruttiva?

 Porre domande approfondite

Siate rispettosi, ma elaborate quesiti dettagliati per “cogliere in fallo” un so-tutto-io. Chiedete perché crede che qualcosa sia vero e quali sono fonti e argomentazioni per avvalorare le sue affermazioni. Fare domande dirette su dettagli specifici può insegnare a un so-tutto-io che deve informarsi prima di parlare.

Fornite critiche costruttive sul suo comportamento

critica-costruttivaLe persone so-tutto-io possono non avere la reale percezione dell'effetto del loro comportamento sugli altri.  Potete farglielo notare, ma l’importante è che la persona non si senta attaccata personalmente. Potrebbe rendere ancora più insopportabile il suo modo di relazionarsi.

Non dimenticate che i so-tutto-io sono anche molto insicuri, quindi risulterebbe un duro colpo al loro ego, peggiorando  la situazione.

Cercate di risolvere i vostri problemi senza intermediari

Se si tratta ad esempio di un collega, evitate di coinvolgere il capo nelle vostre discussioni. Concentratevi su voi stessi e su ciò che potete fare perché il lavoro venga svolto nel modo migliore.

Se proprio l’atteggiamento non dovesse coinvolgere solo voi ma tutto l’ambiente lavorativo, allora solo in quel caso informate chi di dovere.

Sappiate che, in ogni caso, sopportare i so-tutto-io è in primis una questione di pazienza. Vedetela come un incremento delle vostre capacità comunicative e una sfida alla vostra soglia di tolleranza.

 

irene-caltabiano

di Irene Caltabiano

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