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Come la rabbia gestita correttamente rappresenta un' àncora di salvezza

Nel film Inside out Rabbia è un tipetto tutto pepe, rosso, cubico, con le fiamme al posto dei capelli.

rabbia11Tutti abbiamo fatto metaforicamente la sua conoscenza, chi più, chi meno. Dal momento in cui abbiamo messo piede in questo mondo, il tipetto iroso ha accompagnato tutta la nostra esistenza.

Da quando appariva all’improvviso se la mamma non ci voleva comprare il giocattolo oggetto del desiderio a quella che oggi può suscitare un litigio con il partner o qualcosa che non va secondo le nostre aspettative. 

Chiaramente si può essere persone più o meno rabbiose. Dipende dal carattere, dalle situazioni o, semplicemente… dalle giornate.

Come gestire la rabbia?

 rabbia-ragazza Ciascuno di noi insomma prova rabbia. Ma non tutti sappiamo gestirla nella maniera corretta. La rabbia, come la gioia o la tristezza, è un sentimento e non va ignorata nè repressa. Se non viene tirata fuori e incanalata il pericolo è che ci si ritorca contro.

Spesso la rabbia viene addirittura confusa come espressione di autorità o serietà. Un capo che grida o un genitore severo incutono timore, sembrano avere le cose in pugno.

Ma la maggioranza delle volte si tratta di un equivoco: chi fa la voce grossa sta al 90% dalla parte del torto o, automaticamente,  ci passa.

Come gestire dunque Rabbia ogni volta che viene a farci visita, senza permettergli di prendere il totale sopravvento sulla nostra razionalità?

Non riversare la rabbia su se stessi

rabbia su sè stessiSe reprimiamo l’energia che accompagna la rabbia, questa finirà per schiacciarci trasformandosi in risentimento e, nei casi più gravi, in depressione. Lo stato depressivo è infatti legato a doppio filo con l'ira repressa che, nella maggioranza dei casi, si riversa contro di noi,  provocando persino male fisico.

Adottare un atteggiamento passivo-aggressivo

Quante persone conosciamo che adottano questo tipo di comportamento? Si preferisce evitare il problema piuttosto che affrontarlo, facendo citazioni indirette, che dicono e non dicono.

Si gira intorno alla rabbia quando sarebbe semplicemente meglio andare al punto, sfogandosi e difendendo le proprie ragioni.

Scaricare la rabbia sulle persone più vicine

litigio13La rabbia provoca reazioni a catena che, se non chiarite alla base, diventano un circolo vizioso. Immaginate un collega che vi ha trattato in malo modo provocandovi nervosismo. Dopodichè chiamano fidanzato o mamma e voi non rispondete o lo fate in modo infastidito. 

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La mamma a a sua volta è adirata e se la prende con vostro padre, che si sfogherà con vostro fratello. Insomma, alla fine ne farete le spese tutti quanti, voi per primi.

Qual è il problema? In nessun punto della catena descritta si è realizzata un’adeguata gestione della rabbia. Rabbia che potrebbe andare ad incidere su cose che non c’entrano un bel niente con la sua origine.

Imparare a gestire l'ira è importantissimo se si vogliono costruire ambienti sani e positivi. L’ideale è esprimere sempre il proprio fastidio alla persona che l’ha generato, protestare con i dovuti modi di fronte a un comportamento ingiusto o poco rispettoso.

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di Irene Caltabiano


 

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Sono la mia priorità (e non mi sento in colpa)

Scala di priorità.

priorità1Quando apro gli occhi per cominciare la giornata, il pensiero è sempre lo stesso: la lista di priorità. A cosa dare precedenza oggi?

 Spesso ci pervade il demone della perfezione, il senso del dovere che ci costringe ad essere performanti al 100%, l'obbligo di dover riuscire a gestire tutto come un giocoliere provetto.

 Facciamoci caso. La nostra vita è spesso improntata sul dare priorità agli altri: lavoro, famiglia, amicizie, sport, volontariato. Insomma, tutti obblighi imposti ed autoimposti che, se non rispettati, fanno automaticamente scattare il senso di colpa.

Tuttavia non ci rendiamo conto che la chiave per stare bene con gli altri, anche se sembrerà contraddittorio, è stare bene con sé stessi.  Dedicarci del tempo, guadagnare energie e grazie alla soddisfazione di aver fatto ciò che ci piace dare più valore al tempo passato con gli altri.

 Stop ai sensi di colpa

senso-di-colpa1Le vostre necessità sono importanti. Se i vostri bisogni non sono una priorità, non lo saranno per gli altri. Assicuratevi dunque di avere sempre un po’ di tempo per coltivare le vostre passioni e entrare in contatto con voi stessi.

Non sentitevi in colpa se vi prendete cura del vostro spirito e della vostra salute.  Non dovete giustificarvi né dare spiegazioni. Se qualcuno non lo capisce, non è un vostro problema. Siete padroni del vostro tempo.

Fate esercizio fisico, prendetevi cura del vostro corpo, dedicate tempo alla lettura. Riconoscete le persone positive e allontanate quelle negative: niente dà più carica di essere attorniati da persone che vi appoggiano e capiscono quanto è importante che vi amiate.

Comprendete inoltre la differenza tra le cose che potete cambiare e quelle che invece NON POTETE cambiare. Non dimenticate che nella vita ci sono tre cose che potete controllare: ciò che dite, ciò che pensate e ciò che fate. Agite di conseguenza, non lasciatevi manovrare e siate coscienti di ciò che fate e del perché lo fate.

Se siete i primi a rispettarvi dimostrerete di saper fare lo stesso anche con gli altri. Imparate dunque a dire di no, capire come stilare la lista di priorità in base ai vostri valori.

La matrice di Eisenhower

matrice di eishenower-4Esistono inoltre diversi metodi per gestire le priorità. Uno dei più famosi  è la matrice di Eisenhower. Dopo aver dissertato sull’importanza di  saper gestire le proprie attività quotidiane, ecco un metodo concreto per  organizzare la vostra giornata.

 “Ciò che è importante raramente è urgente e ciò che è urgente raramente è importante”

Questa frase, attribuita a Dwight D. Eisenhower, generale e presidente statunitense negli anni 50, è alla base del metodo di ottimizzazione del tempo noto come Matrice di Eisenhower.

La matrice di Eisenhower serve a ordinare le priorità separando ciò che è urgente da ciò che è superfluo, classificando le attività giornaliere in base al loro grado di urgenza e/o importanza.

Le priorità sono legate ai nostri valori, principi ed obiettivi, e possono quindi essere diverse per ciascuno di noi. Imparare a gestirle con la consapevolezza della nostra scala di valori è fondamentale per una efficace gestione del tempo, soprattutto quando si lavora in team.

Il concetto di “urgente”, invece, è oggettivo, e dipende unicamente dalla variabile tempo. Va applicato quindi a quelle attività che richiedono attenzione immediata o comunque a brevissima scadenza.

La struttura della Matrice di Eisenhower

matrice-eishenowerCombinando i due parametri si ottengono i quattro quadranti che costituiscono la Matrice di Eisenhower:

Possiamo quindi riassumere i quadranti in:

Q1 = Crisi: urgente e importante

Q2 = Qualità: importante e non urgente

Q3 = Inganno: urgente e non importante

Q4 = Spreco: non importante e non urgente

Vi piacerebbe saperne di più su come compilare al meglio tale Matrice? Seguiteci nel prossimo articolo!

 

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di |Irene Caltabiano

 

 

 

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Disturbo Ossessivo Compulsivo: quando l’avvocato del diavolo è dentro di noi

Il dubbio può essere come un castoro

Rosicchia la polpa con maniacale costanza, scarnificando fino all’osso. Una voracità scatenata dall’ansia e dal bisogno di controllo, una morsa che azzera desideri e progettualità. Quando la probabilità si fa certezza il dubbio diventa malattia: il suo nome è Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC).

L’immagine si fa realtà

Disturbo-Ossessivo-CompulsivoUn pensiero persistente, intrusivo ed angoscioso assume, nella quotidianità della persona affetta da DOC, la consistenza di un oggetto fisico. Qualcosa che si chiama ossessione. Ne consegue un bombardamento di domande che occupano un ventaglio potenzialmente vastissimo (“e se toccando la maniglia del bagno pubblico avessi contratto una malattia incurabile?”, “ e se quella mia distrazione causasse conseguenze irreparabili per il mio compagno? Come farei a perdonarmelo?”, “e se fossi omosessuale?”).

L’altra faccia del DOC è costituita dalle compulsioni, atti che l’individuo si sente costretto a ripetere continuamente, a mo’ di rituale, allo scopo di esorcizzare l’insorgere di quello che ritiene un pericolo. Tali comportamenti possono essere mentali o fisici (lavaggio delle mani, sistemazione degli oggetti in modo da rispettare criteri di ordine e/o simmetria).

Le persone affette da DOC sono convinte che, se non danno risposta certa ai dubbi che le logorano, le conseguenze saranno irreversibili e gravissime. Il senso di responsabilità, infatti, le sovrasta.

Ossessioni e compulsioni risucchiano il tempo, monopolizzano le energie e le giornate. La vita risulta doppiamente inquinata: pur essendo consapevoli dell’illogicità dei propri comportamenti, non si riesce a interrompere il circolo vizioso, in quanto nell’immediato questi danno un’illusoria sensazione di sollievo. Nel frattempo si perdono innumerevoli occasioni di felicità.

Come affrontare il DOC?

Disturbo-Ossessivo-CompulsivoLa terapia cognitivo comportamentale è lo strumento utilizzato più di frequente per affrontare questa patologia. L’Esposizione e Prevenzione della Risposta (Exposure Prevention Response), ad esempio, si articola in due fasi: la prima prepara il soggetto a fronteggiare le situazioni ansiogene. Durante la seconda lo si mette gradualmente nelle condizioni di confrontarsi con queste senza farsi paralizzare dal disturbo.

Quando ci si ammala di dubbi, la quotidianità diventa una cella. Accettare di non essere infallibili, comprendere che l’intero peso del mondo non è sulle proprie spalle costituisce il primo passo per affrontare il DOC. Solo così, infatti, si impedisce ad ossessioni e compulsioni di rubare il meglio di noi.

 

 
francesca garrisi
 

 

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