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La tristezza ha qualcosa di interessante da dire, a chi la sa ascoltare

Lavoro, casa, amici, il viaggio dell’estate alle porte…e all’improvviso dentro di te si fa strada una melodia malinconica

La tristezza è un sottofondo impalpabile ma inconfondibile, capace di insinuarsi tra le pieghe del quotidiano pur in assenza di eclatanti cause scatenanti. Arriva dopo una separazione, se ci sono problemi in ufficio, ma non solo. Spesso la percepisci come un fulmine a ciel sereno, e questo innesca rimuginamenti, sensi di colpa e ansie da prestazione.

Il confronto è per la tristezza come sale sulla ferita

 TristezzaSe chi ti circonda ostenta una vita edulcorata, senza ombre né zone grigie, in cui sembra essersi compiuta l’utopia di una felicità perfettamente incasellata, accettare e mettere a frutto un’inafferrabile malinconia diventa inconcepibile. Al contrario, sarai inconsciamente tentato di alzare bruscamente l’asticella delle aspettative, se non addirittura mettere in discussione e stravolgere le tue priorità. La conseguenza? Verrai investito da sensazioni tossiche come rabbia, frustrazione e vittimismo.

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TristezzaViviamo in un’epoca che marchia come sfigati – parola peraltro orrenda - tutti quelli che non plasmano la propria vita secondo gli imperativi dettati dagli Ismi. Salutismo, efficientismo, presenzialismo 2.0 e ottimismo di plastica. Non insegui la perfezione? Sei un perdente, e meriti di essere messo in un angolo; i limiti insiti in questa visione distorta non tardano a manifestarsi. L’ossessione del successo, l’illusione di poter annientare ciò che ha a che fare con “l’ombra”, richiede un incredibile dispendio di energie, rende stressante la quotidianità…e allontana la felicità.

Ti sei mai chiesto perché l’umore improvvisamente si rabbuia, ti porta a guardare il “rovescio” delle cose e interrogarti sulla loro provvisorietà? Quasi certamente a parlare è quella parte di te che hai “parcheggiato”, che non metti in gioco da (troppo) tempo. La tristezza è come la bassa marea: in entrambi i casi qualcosa si ritira, facendo emergere ciò che era nascosto.

Accettare la malinconia, concederle uno spazio e un tempo definiti per esprimersi, è utile a individuare le risorse interiori a cui devi dare voce. Hai bisogno di piangere o semplicemente ascoltare in loop una certa canzone? Dai a te stesso la possibilità di sfogarti per mezz’ora, un’ora, ma non crogiolarti in questo stato d’animo. Altrimenti, infatti, rischi di entrare in un circolo vizioso convincendoti che non ci sono margini di cambiamento/miglioramento, e preparando il terreno alla depressione.

Dare ascolto alla malinconia innesca un lavoro di introspezione che spesso ha risvolti creativi. Quante poesie, canzoni e opere d’arte sono nate da uno stato d’animo “nuvoloso”?

TristezzaLa tristezza è un amplificatore di profondità. Ti spinge a setacciare le cose con un’attenzione speciale, acuisce simultaneamente la capacità di interrogarti e di osservare. Insomma, ti rende più consapevole, meno fragile ed esposto rispetto a luoghi comuni e tentativi di manipolazione.

Concentrazione e intensità implicano maggiore cura e impegno in ciò che fai. Essere centrato su di te incanala spontaneamente le energie verso le cose che ti fanno stare bene, spazzando via il superfluo.

Lo avresti mai detto? Accogliere la tristezza, sfruttarla come punto di ripartenza, irrobustisce l’autostima e rende più flessibile alle fluttuazioni degli eventi, qualcosa che pochi degli adepti dell’ottimismo di plastica sanno fare.

 

 
francesca garrisi
 

 

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La vita in città mi soffoca. Come fare?

La vita in città è una continua battaglia. 

stress sui mezziQuante ore passate in mezzo al traffico, correndo a destra e sinistra. L’atmosfera che si presenta è di eterna tensione: clacson che suonano, gente che si insulta, la paura di fare tardi al lavoro, metropolitane o autobus che non passano. E, quando miracolosamente accade sono strapieni. Occhio a portafogli, zaino, cellulare.

Insomma vivere in una grande città è il delirio all’ordine del giorno. Questo quotidiano teatro non è però privo di conseguenze anzi logora pian piano la forma mentis e il fisico. Purtroppo ce se ne rende conto troppo tardi e psicologi o dottori ci aprono porte…e portafogli.

Non ce la faccio più

stress-10Questo tran tran porta con sé un numero considerevole di problemi. Prima dell’avvento dei sintomi acuti, però, si può manifestare una stanchezza fisica eccessiva  spesso connessa a una mentale.  Il problema è che tutto ciò è considerato normale.

Quando entrambe si manifestano ed albergano in noi a lungo, il rischio è cadere in un buco nero dal quale è difficile risalire. Questa situazione si manifesta con ansia, stress e/o  nervosismo.
 
 Ben presto si possono presentare anche disturbi del sonno o dell’alimentazione unite a mal di testa, reflusso gastrico, problemi muscoloscheletrici sono disturbi che invece colpiscono il fisico. 
 

Cosa posso fare?

viaggiare in autoAnalizzare la propria routine è essenziale per capire anzi tutto dove intervenire. Chi va al lavoro in auto, potrebbe cambiare tragitto anche a costo di allungare la strada. Questo aiuterà la mente a riattivarsi ed evitare la solita meccanicità d'azione.

Viaggiando in auto inoltre può risultare utile ascoltare programmi radiofonici, album musicali o audiolibri. Non solo la mente ringrazierà ma vi sentirete molto meglio. Per chi viaggia con i mezzi le soluzioni sono molteplici.

Non solo si può rendere attiva la propria routine attraverso dosi di cultura ma a differenza dell'auto si possono toccare con mano libri, riviste, giornali e via dicendo.

Inoltre si possono fare amicizie, riposare, riflettere e tutto ciò che vi fa stare bene.

Ad ogni modo ogni giornata inizia con la colazione, questo è il pasto più importante. Nutrirsi adeguatamente prima di affrontare il percorso verso l'ufficio darà una forza nuova in grado di stimolare la voglia per una nuova avventura giornaliera.

Iniziare col piede sbagliato significa essere già stanchi ancora prima di uscire di casa.

Al lavoro?

Se domandare è lecito e rispondere è cortesia, non abbiate timore di farlo. Soprattutto se si tratta del vostro capo. Ovviamente dipende dal tipo di lavoro che svolgete ma dove è possibile perché non chiedere se alcune ore lavorative si possono svolgere da casa. A casa si è più produttivi oltre ad essere più rilassati.

Se prevenire è meglio che curare, allora perché essere schiavi di una società (città) quando si può essere padroni?

luca-mordenti

di Luca Mordenti

 

 

 

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Siamo il nostro peggior nemico?

Per quanto ci crediamo liberi...

nemico-1 Viviamo in catene e siamo schiavi di noi stessi. Quante volte abbiamo sbattuto la testa sullo stesso punto convinti di aver ragione? Quante volte ce la siamo presa col mondo? E se fossimo il nostro peggior nemico?

Col passare del tempo abbiamo dato vita a convinzioni che ci schiavizzano. Ed ecco che vediamo manifestarsi ansia, nervosismo e tutte le conseguenze di uno stato vitale infettato quando ormai è troppo tardi.

Identificazione

nemico-9Se consideriamo che i pensieri che si fanno in un giorno sono centinaia di migliaia, come ordinarli? Non importa scriverli tutti. Se fate attenzione vi renderete conto che ci sono riflessioni ricorrenti e dominanti, quelle che permangono giorno dopo giorno. Gli stessi che diventano parte integrante della giornata, dello stato vitale e di conseguenza delle azioni. Individuarli è il primo passo da compiere.

Passato, presente, futuro

Gli stoici ci hanno insegnato a vivere l’attimo ma noi continuiamo a rimuginare sul passato, arrivando addirittura a colpevolizzarci. “Sono così, non ci posso fare niente”. Quanto è limitante? Cambiamo ogni giorno e se facciamo un tuffo nel fiume, l’acqua in cui siamo entrati non è certamente la stessa dalla quale usciremo.

 

Tutto scorre e siamo in continuo cambiamento. Essere sicuri della nostra identità e continuare e mantenere le stesse posizioni equivale alla “morte”.

La cura di sé

curare sè stessiCi si può prendere cura della mente ma dimenticare il corpo. Dobbiamo rammentare che siamo soggetti psicofisici. Laddove non arriva la mente subentra il corpo e viceversa. Prendersi ulteriore tempo da dedicare alla cura di sé significa andare incontro a conseguenze sorprendenti. Ben presto ci renderemo conto di quale potenziale abbiamo a disposizione.

La corsa

La condizione in cui viviamo, ovvero la società, è nevrotica. Attenzione, questo non significa che dobbiamo esserlo anche noi. Prendiamoci del tempo per respirare ogni giorno. Correre non porta a nulla, anche per quanto riguarda il lavoro. È dimostrato che se si teme di non terminare gli obbiettivi che ci si è posti durante la giornata, certamente quest’ultimi non verranno portati a termine.

In genere quando si entra dentro una stanza l’attenzione si focalizza solo su determinati oggetti. Se vi rendete conto che non riuscite a portare la vostra attenzione su tutto ciò che vi circonda, avete una percezione limitata. Imparate ad osservare tutto ciò che avete intorno in ogni sua sfumatura.

Domandare è lecito

aiuto-10L’essere umano da solo non andrà da nessuna parte. Ecco perché è importante un confronto, chiedere aiuto quando ce n’è bisogno. Non abbiate timore di chiedere una mano alle persone accanto a voi. 

Siamo tutti esseri umani, persone con problemi e limiti.

luca-mordenti

di Luca Mordenti

 

 

 

 

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