Farneticando

Come superare la prova costume camuffando con stile

L’estate sta arrivando!

cartellone-pubblicitarioBevete molto, non uscite nelle ore più calde, mettete la protezione solare. Ma soprattutto, non guardate i cartelloni delle marche di intimo e costumi. Non fatelo, se non volete andare alla prima pasticceria e abbuffarvi di dolci per dimenticare che sì, anche quest’anno la prova costume non è stata superata.

Da un paio di settimane a questa parte nel percorso casa-lavoro svetta davanti ai miei occhi il cartellone pubblicitario della Calzedonia, causando in me lo stesso livello di ossessione che Anita Ekberg provocava a Peppino De Filippo ne Le tentazioni del dottor Antonio

Chissà com'è , ogni anno  le marche di intimo sanno come metterti di fronte alla tua colpevolezza, al fatto che forse no, quel piatto in più di tagliatelle al sugo di cinghiale potevi risparmiatelo.

Sedano vs tagliere

sedanoTu ci provi a dirti che sei una donna emancipata, che i problemi della vita sono ben altri e che questo è solo il modello che la società ti impone, a cui tu, strenuamente, non cederai.

La biondina col costume azzurro passa ore in palestra, mantenere un corpo da statua altro non è che il suo lavoro. Lei non sta seduta per ore al computer a spremere il cervello e inflaccidire le cosce. Lei si nutre di sedano e aria, mentre a te i carboidrati servono per alimentare la materia cerebrale. 

 

Ma lei è comunque lì, che ti guarda dall'alto in basso col suo sorriso al fluoro e i suoi giudicanti occhi blu zaffiro che sembrano sussurarti: “Io sono liscia come il sedere di un bambino mentre le tue gambe assomigliano più a ciò che vide Neil Armstrong al suo sbarco sulla Luna. E non sai nemmeno usare Photoshop”. E lì rimarrà, almeno fino a metà settembre.

Niente paura, care donne. Agli uomini mi rivolgo meno, dal momento che un buon 60%  di loro non  si cura dell’adipe che trasborda dal bermuda o dal costume a pantaloncino. Anzi, come le cocorite, sfoggiano orgogliosi il loro punto vita, trofeo di aperitivi e sushi challenge con gli amici.

Quindi ragazze, in barba alle modelle di Calzedonia e Intimissimi, anche quest’anno non costringiamoci a diete estenuanti solo per due misere settimane al mare. Come quando passavamo più tempo a preparare i bigliettini per il compito in classe con la cura di un amanuense mentre avremmo studiato la lezione nella metà del tempo, continuiamo tranquillamente a fregarcene, andare di mortadella e carbonara e sopravvivere grazie a specifici trucchetti. 

Un po' di dritte

  • ippopotamoIl grande classico è puntare sul relativismo adiposo. Due settimane prima delle vacanze, fai una rapidacernitadegli amici con cui partirai. Dopodichè fingi l’arrivo di un carico di pacchi da giù, con quella provola che proprio non possono non assaggiare. Poi organizza un paio di cene in cui assisterai al lento rilassarsi dei loro addominali mentre tu ridacchi malvagiamente sotto i baffi servendo loro il bis.
  • Un’alternativa potrebbe essere un corso rapido del pacchetto Adobe, con specializzazione sul filtro Fluidica. Oppure cimentarsi in un perfetto collage tra il corpo di Belen e la vostra faccia.
  • Rifuggite le foto da seduti e prediligete le immagini distesi supini, magari coprendo in prospettiva quel fastidioso rotolino con una Corona o una bottiglietta di thè . Oppure sviluppate il vostro album delle vacanze accanto a un turista americano in sandali al fine di distogliere l’attenzione dalla circonferenza-vita ( l’ignaro forestiero non saprà mai quanto gli siete grati)
  •  Lo stesso effetto può essere sortito con un cappello a falde larghe a pois verde acido su fondo blu.
  • L’ultimo consiglio che mi sento di darvi è giustificare i lardominali con un’intolleranza al lattosio sorta nelle ultime settimane.  Oppure, ultimo grande topic, puntare sull' ossa grosse factor.
  • Se invece tenete all’originalità, convincete i vostri amici sul potere fashion del burkini.

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di Irene Caltabiano

 

 

 

 

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Il cielo stellato sopra di me e il disordine nella mia stanza

Era un po’ di tempo che non scrivevo un post farneticante.

disordineNon perché la mia vita non dia stimoli deliranti a riguardo. Ma giusto stamattina sentivo il bisogno di esprimere un disagio che so che in molti condivideranno.  

A cosa mi riferisco? Al caos che abbandono alle mie spalle ogni mattina quando esco di casa, il paesaggio distopico a metà tra il post-atomico e la battaglia delle Termopili. In due parole? La mia stanza. 

Questo post è sia un mea culpa per chi, povera vittima, ha dovuto assistere alle dimensioni del mio caos sia un'occasione per dire ai disordinati di tutto il mondo che.....ok, avevo scritto un bellissimo discorso ma non so più dove ho messo i fogli. Quindi dovrete accontentarvi di considerazioni random.

Solo chi ha un proprio ordine nel disordine potrà comprendere pienamente di cosa sto parlando. Una stanza con ogni elemento perfettamente al suo posto rappresenta da sempre la felicità delle mamme ma quando ho di fronte una persona maniaca dell'ordine ho sempre avuto l’impressione di avere a che fare con un serial killer.

 

Gli amanti della camera linda, pulita e con un equilibrio perfetto tra pieni e vuoti rappresentano una vera e propria setta: hanno gruppi Whatsapp in cui si scambiano consigli su come sistemare le matite per sfumatura cromatica o si informano sull’ultimo modello di scatola portatutto con compressore incorporato. Inoltre venerano Marie Kondo,  acerrima nemica di noi disordinati nonchè autrice de Il magico potere del riordino.

E poi le persone troppo ordinate sono antipatiche. Mai un capello fuori posto, una scarpa slacciata, una maglietta al contrario. Che tristezza.

E caos sia 

disordine-9Noi disordinati siamo invece i detentori del magico potere della creatività. Ad esempio: un cappotto buttato sul letto su cui poggia una ciotola di insalata fa subito arte concettuale.

Siamo anche persone sensibili, non ce la sentiamo di buttar le cose vecchie perchè ci affezioniamo. Quindi non avremo mai il problema dell’effetto fisarmonica o del repentino cambiamento di meteo. 

In mezzo alla palla informe di tessuti che corrisponde al nostro armadio troveremo sempre una maglietta o un pantalone risalenti alle lontane abbuffate del 2000 o un maglione rimasto impigliato dai giorni della Merla del '70.

Inoltre siamo più autentici, spontanei e per questo è più facile per noi fare una rapida scrematura sui veri amici. Riconoscere chi è degno delle nostre attenzioni è semplice: basta mettere alle pareti di casa un quadro storto o buttarci addosso la prima camicia non stirata che ci capita a tiro.

La nostra camera esercita sulla maggioranza delle persone un effetto catartico: di fronte alle lenzuola disfatte e i fogli da disegno istantaneamente le vite e i pensieri altrui assumono un senso. C’è chi è uscito da casa mia avendo un’epifania su cosa voleva diventare nella vita, ritrovando il filo della propria esistenza nell'intreccio di  quello delle cuffie e il cavo della batteria del computer.

Effetto sorpresa

disordineAltro punto a nostro favore? Noi, con le sedie più stratificate di una lasagna bolognese, non soffriamo gli attacchi di fame notturna dal momento che tra le lenzuola o sul comodino potremo sempre ritrovare una merendina o un pacco di biscotti. Insieme al sussidiario e al calzino a righe che eravamo convinti fosse stato fagocitato dal gatto.

E poi volete mettere il brivido di un continuo effetto sorpresa? Aprire il frigo e trovare il phone accanto ai broccoli? O scoprire dieci euro sotto una pila di vecchi libri?

 Inoltre viviamo più sereni perché inconsapevoli del mare di bollette sepolte in mezzo alle riviste e che faranno capolino solo quando apriremo il nostro conto online. O quando non potremo farci la doccia calda la mattina del 31 dicembre.

E ricordate sempre: a chiunque vi accusi di essere un disastro, ricordate non è disordine ma estro. E che niente è mai nato da un portadocumenti archiviati in ordine cronologico. Dalla nostra parte abbiamo tante persone di successo disordinate, da Roald Dahl a J.K Rowling, fino al grande genio Albert Einstein.

Magari Harry Potter non sarebbe mai nato se la celebre scrittrice inglese fosse stata una che si stirava i calzini.

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di Irene Caltabiano

 

 

 

 

 

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Dubbi di salute? Dimentica Mister Google e segnati questo sito

Ci sono date che sono spartiacque

Medicina-on-linePer quanto mi riguarda, credo che difficilmente dimenticherò il mio 27esimo compleanno. Era febbraio 2010. Il 15, per la precisione: mentre in tv c’era Ballarò cominciava la mia via crucis in bagno. I giorni a seguire furono scanditi da lancinanti dolori all’addome e, mio malgrado, dovetti sottopormi a svariati esami.

Per me che avevo avuto la fortuna, in precedenza, di godere di una salute di ferro, il contraccolpo psicologico fu notevole. Inconsciamente sapevo da sempre di essere ipocondriaca, ma questa parte di me altamente suggestionabile era rimasta sopita per più di 25 anni…fino a che, quell’anno, l’incontro ravvicinato con ospedali e chirurghi la fece emergere con la virulenza di una peperonata mal digerita.

Era un venerdì pomeriggio quando andai a ritirare gli esami del sangue prescritti dal medico di base. Avrei dovuto aspettare il lunedì seguente per farglieli leggere e sperare di ottenere un responso sul mio persistente malessere. Purtroppo però l’ansia ebbe la meglio, e così finii su Google a cercare la causa dei globuli bianchi (per me inspiegabilmente) alti.

Senza dilungarmi in foschi e angosciosi dettagli, la Rete mi vomitò addosso diagnosi tutt’altro che lusinghiere, che ovviamente nella mente di una non addetta ai lavori già terrorizzata come me assunsero le sembianze di verdetti di morte pressoché certa. Il lungo weekend di paura culminò fortunatamente con un lieto fine: il medico mi diagnosticò un’appendicite.

Tuttavia il panico che mi aveva investita come un treno mi scioccò non meno di quando un bambino mette le dita nella presa di corrente. Così, da allora non ho più ceduto alla tentazione di interrogare Google per verificare se i sintomi che avverto mi uccideranno o no. Quando il dubbio mi macera, interpello direttamente lo specialista di riferimento; a differenza del Web, la risposta non è assicurata e/o automatica, ma quantomeno, laddove c’è, ridimensiona le mie truculente fantasie suggerendo tutt’al più un controllo di routine.

Diffidare dei “tuttologi caritatevoli”

Medicina-on-line-dueTenersi alla larga dalla pagina di ricerca di Google, tuttavia, non è sufficiente, per scongiurare diagnosi mediche tanto estemporanee quanto ultimative. Può infatti risultare ancor più devastante l’esposizione ad amici e conoscenti pronti a raccontarti della loro cugina di terzo grado che, a seguito del tuo stesso sintomo, e a dispetto di check up continui, è morta nel giro di qualche mese. D’altra parte, l’esperienza - e innumerevoli weekend e/o feste “comandate” trascorse sotto il segno del terrore - insegnano che l’unica persona che ha voce in capitolo è il medico, colui il quale, peraltro, si guarda bene dall’ostentare e dispensare certezze fino a quando non ha a disposizione una quantità sufficiente di esami e referti.

Dottore, ma è vero che? La formula contro le leggende metropolitane

Finalmente qualcosa si muove per contrastare l’emorragia di bufale mediche “gentilmente” offerte dalla Rete. Nelle scorse settimane è stato infatti lanciato il sito Dottore, ma è vero che? ad opera della Federazione dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (FNOMCeO).

Emblematico, in tal senso, il fatto che, per controbattere alle fake news, sia stato scelto proprio quello che è il loro principale veicolo di “trasmissione”. Dottore, ma è vero che? mette a disposizione articoli chiari ed esaustivi, facilmente fruibili dall’utente medio del web e correlati da una bibliografia di riferimento utile a chi vuole (e può) approfondire la materia.

Contestualmente, vengono suggeriti e illustrati una serie di criteri finalizzati a valutare la qualità delle informazioni mediche contenute nei siti Internet.

Medicina-on-line-treAccrescere la consapevolezza dei cittadini sulle tematiche connesse alla salute non solo irrobustisce gli anticorpi della società contro sedicenti santoni, medicine “alternative” e leggende metropolitane, ma costituisce anche la premessa indispensabile per arginare il ricorso compulsivo a visite e check up da parte di chi non ne ha reale bisogno. I medici di base saranno così probabilmente sollevati dall’onere di ricevere a cadenza ravvicinata i “soliti noti”…sperando che questo snellimento dei flussi migliori la comunicazione e l’assistenza offerta agli assistiti che non sono malati immaginari.

 

 

 

 
 

 

 

 
 

 

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