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Vendere filtri su Instagram, la nuova miniera d'oro degli influencers (e non solo)

Costruire la propria immagine digitale.

fashion-blogger.7Questo il lavoro degli influencer, ormai nemmeno troppo nuove figure professionali, che, con costanza e dedizione, hanno costruito la loro fortuna sui social. 

Da oggi si aprono ulteriori strade per re e regine del web, inusitati canali di monetizzazione per cui gli instagrammers non fanno più pubblicità a brand o prodotti per altre aziende; semplicemente vendono....il loro stile, la loro "visione" del mondo.

Filtro dunque sono

filtroProbabilmente abbiamo solo una vaga idea di quanto i nostri beniamini dedichino alle loro foto cure particolari: parametri di luminosità, contrasti o sfumature che, se impostati con determinati valori diventano a tutti gli effetti...filtri proprietari.

Tali giochi di gradienti diventano preset di Adobe Lightroom, acquistabili da chiunque voglia imitare lo stile del suo influencer preferito.

Il primo elemento per creare la propria Instagram brand identity è infatti la riconoscibilità  a primo impatto, un feed coerente e univoco, il giusto equilibrio di colori e  armonia degli spazi.  Nel tempo dunque l'estetica ben definita di un instagrammer assume uno specifico valore di mercato.

Come funziona?

maddy-corbinMolte sono le influencer che vendono filtri personali.  Maddy Corbin, fashion blogger di Indianapolis, ad esempio, ha passato mesi a creare le sue combinazioni per esprimere al meglio il proprio brand.

Successivamente ha proposto le sue creazioni su Filtergrade. I pacchetti vanno da 25 a 200 dollari e una volta che un'impostazione è caricata non ha praticamente più bisogno di essere modificata. Produce automaticamente ricavi.

Quando si compra un preset si riceve infine un link per scaricarlo e aprirlo, copiarlo in Lightroom e applicarlo alle foto interessate.

Preset per tutti i gusti

Il tutto possiede un indiscutibile fascino commerciale e potrebbe rappresentare la nuova faccia della fotografia. Grazie agli hashtag collegati si può fare una specie di prova visiva per capire se e come quel filtro potrebbe funzionare nei propri scatti.

jessica-turnquist-bloggerFacendo un giro su Filtergrade ci si rende conto che c’è davvero di tutto: da quelli perfetti per il food blogging a quelli per la moda fino ai preset applicabili al travel blogging.  Addirittura stanno prendendo piede quelli per i video.

Qualcuno è diventato addirittura più famoso per i suoi preset che per l’attività di influencer in senso stretto. Ad esempio, Jessica Turnquist, instagrammer inglese, ha partorito dodici diversi preset: uno per l’estate, uno per il Thanksgiving e uno per il Natale. Tutti stravenduti.

Insomma è in arrivo una nuova era per chi sa maneggiare i software e chi sa sfruttare adeguatamente le competenze da photo editor.  Quale sarà il prossimo passo?

irene-caltabiano

di Irene Caltabiano

 

 

 

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Condividere divano e passione: ecco Sofan, Airbnb dello sport

La dura lotta per trovare uno streaming decente.

calcio-divanoO un sito che trasmetta la partita in tempo reale. E poi combattere con i cronisti che parlano, a seconda dell’occasione, spagnolo, russo o rumeno. Anche se la partita è Inter-Milan.

Essere patiti di una squadra, alle volte, può diventare un problema. Soprattutto se vivi all’estero, non hai un abbonamento Sky e sei vittima di quella nostalgia canaglia di divano, Nastro azzurro e di altri super tifosi che, come te, sospirano per vedere la squadra del cuore.

È proprio partendo da questo bisogno che Federico Torno insieme ad Antonio Gullotti e Luciano Monteleoni ha creato Sofan, applicazione che promette di essere l’Airbnb del "divano da partita".

Sofan: la sharing economy dei salotti

antonio gulloti e luciano monteleoniPoco più di vent’anni,  due siciliani e un milanese, i tre moschettieri hanno urlato all’ eureka! durante i rispettivi soggiorni all’estero ad Amsterdam, Londra e Madrid.

Arrivare in una città sconosciuta è infatti entusiasmante e stimolante: posti nuovi, lingua nuova, aria nuova. Ma non sempre è facile. Abitare in un paese diverso dal proprio significa anche doversi ricreare una propria dimensione e un nuovo giro di amicizie.

La passione comune per lo sport dunque può diventare un ottimo collante; partendo dal presupposto che è molto più semplice stringere rapporti in un ambiente composto da cinque persone rispetto ad un locale pubblico sovraffollato, dove, normalmente, arrivi già accompagnato.  

Come funziona Sofan

sofan-1

Come host non paghi nulla. Se invece sei dalla parte del tifoso che busserà alla porta si chiede un contributo che va dai tre ai sette euro, da stabilire in base ai servizi offerti (da una confortevole poltrona alla ciotola di snack con una bella birra ghiacciata).

Un po’ come succede con Bla bla car per cui l’host recupera i soldi della benzina, in tal modo il proprietario di casa risparmia un gruzzoletto sui costosi abbonamenti TV, e dall’altra l’ospite risparmia rispetto al vedere la partita nei pub. Infatti, tra birra e cibo, è quasi certo spendere una banconota almeno da dieci.

Certo, qualcuno potrebbe storcere il naso all’idea di “mettersi in casa gente sconosciuta" (anche se, con questo ragionamento, la sharing economy praticamente non esisterebbe).

 I tre ideatori hanno però anticipato questa critica: ci sarà infatti un periodo di tempo iniziale in cui verrà tenuta in sospeso la richiesta per procedere alle opportune verifiche, mentre per quanto riguarda gli ospiti sarà fortemente consigliato l’upload del documento di identità in modo da verificarne il profilo.

Ogni ospite avrà così possibilità di accettare o rifiutare chi invierà la richiesta di partecipazione ad un evento di Sofan.

Le prossime mosse dell'Airbnb dello sport

sofan6La prima fase di lancio riguarda la città di Milano. Ma, visto l’interesse dimostrato, si punta a raggiungere Roma agli inizi del nuovo anno e altre tre città italiane entro al fine del 2019. 

Il lancio per i guest avviene proprio in questi giorni. A seguire verrà lanciata l’app per iOS e Andorid.«Abbiamo deciso di muoverci prima sugli Host perché reputiamo importante avere prima un’offerta per creare la domanda».

Il mercato più fertile, peraltro, potrebbe non essere il nostrano. Abbiamo già avuto diverse richieste per arrivare in città straniere, ma per il momento ci vogliamo concentrare sull’Italia».

L’obiettivo infatti è sviluppare un modello di crescita da replicare nei diversi paesi, facendo leva sul desiderio di convivialità e sulla costruzione di una folta community.

E sull’amore per lo sport, naturalmente.

irene-caltabiano

di Irene Caltabiano

 

 
 

 

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Gli influencer hanno davvero un peso sulle vendite? Pro e contro

L’influencer.

chiara-ferragni1Che piacciano o no, che si condivida o meno che sia stata categorizzata come una delle professioni 2.0, è un dato di fatto che ormai gran parte delle aziende includa nel proprio piano di comunicazione l’influencer marketing.  Il 60% dei brand, per l’esattezza.

Gli influencer guidano il pubblico, sono il faro in mezzo al caos dei consumi, assicurano la fiducia di un determinato target di pubblico. In poche parole, sono l’evoluzione dei vecchi testimonial.

Tuttavia, la domanda che mi sono posta quest'oggi è: conviene davvero includere questa tipologia di guadagno nel proprio range di spese pubblicitarie? "Passeggiando" per diversi siti e prendendo in considerazione le opinioni di esperti, ho raccolto per voi PRO e CONTRO.

PRO dell'influencer marketing

influencer-marketing1) Gli influencer, in virtù della notorietà raggiunta, possono arrivare ad un pubblico molto ampio, raggiungendo nuove fette diclientela per l’azienda. 

Un brand può entrare nel radar di un nuovo target di consumatori: i follower dell’influencer che, seguendo il personaggio, vengono in contatto con la marca. Ciò consente, rispetto ai mezzi tradizionali, di comprendere meglio esigenze e gusti della clientela.

2) Una strategia di influencer marketing ben progettata farà innalzare il volume di traffico sul sito, il che accrescerà le probabilità di successo. Inoltre chi arriva al prodotto tramite gli influencer è già informato e in qualche modo convinto dell’azione da svolgere (ovvero acquistare).

3) È risaputo che i consumatori preferiscano ricevere consigli su prodotti o servizi da persone di cui si fidano, meglioinfluencer-marketing8 se attinenti al settore e davvero esperte. Come succede nella realtà, siamo più propensi ad ascoltare persone di cui normalmente abbiamo stima anziché andare alla cieca.


4) Il ritorno in termini di immagine e reputazione è notevole, dal momento che i consumatori sono pressocchè abituati ad essere corteggiati e bersagliati da pubblicità e da più parti. Se si crede di convincere i clienti puntando tutte sulle caratteristiche del prodotto, ci sbagliamo di grosso. L’unica maniera per portare il cliente finale a preferire noi ai nostri competitor è riuscire a prenderli…sul lato emozionale.

Contro dell'influencer marketing

1) Anche l’influencer marketing va pianificato. Come ogni altro strumento  si deve progettare un percorso continuativo, impegnandosi a costruire una relazione con il target di riferimento, per avvicinarlo davvero al brand.

2) Non si deve mai superare il limite di naturalezza e lasciare che il marketing diventi troppo "marchettaro". Se l’influencer consiglia un determinato prodotto utilizzando il suo stile espositivo allora la promozione potrà risultare autentica.

3)Non si deve dunque chiedere dunque all’influencer di superare i propri limiti o esprimersi in aziendalese. Il rischio è compromettere la veridicità e perdere la credibilità acquisita.

4) Infine, anche se può risultare ovvio, stare attenti a chi si sceglie. Se non viene fatto precedentemente un tipo di studio adeguato, si rischia di buttarsi la zappa sui piedi e anziché incrementare le proprie vendite,penalizzare il proprio prodotto.

Influencer marketing: si o no?

influencer-marketingCertamente l’influencer marketing richiede un importante lavoro di ricerca delle persone più adatte, analisi dei profili e un corretto dialogo per mantenere la relazione lavorativa a livello professionale. 

Gli influencer, mettendoci letteralmente la faccia, vogliono pubblicizzare  prodotti anch’essi già riconosciuti e di una certa qualità.

 Si ottengono risultati migliori nel web marketing con le aziende che hanno già una buona comunicazione interpersonale. Gli influencer, in molti casi, susciteranno commenti, nuove opinioni, passaparola e altre forme di interazione che sarà compito dei responsabili della comunicazione aziendale online tenere sott’occhio ed eventualmente correggere con interventi ad hoc.

Sicuramente non è il caso di introdurre l’influencer marketing nelle proprie strategie di comunicazione online se si commercializzano prodotti privi di carattere o di qualità scadente.

In questo caso la strategia potrebbe anche rivelarsi un vero e proprio boomerang. Infatti, qualche influencer più indipendente potrebbe addirittura iniziare a parlarne male.

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di Irene Caltabiano

 

 

 

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