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Warka water, l'invenzione italiana che trasforma l'umiditá in acqua

Radici che, anziché assorbire acqua, la producono?

warka waterWarka Water, nata dalla mente dell'ingegnere italiano Arturo Vittori, potrebbe essere la salvezza di molti Paesi in via di sviluppo.
 
Cosa fa questa struttura dalla forma simile a un albero? Sfrutta l'escursione termica giorno-notte, molto accentuata in Africa, trasformando rugiada e umiditá in acqua potabile. 
 
L'invenzione è stata testata per la prima volta nell'area di Dorze, in Etiopia. Risultato?
 
A nove mesi dalla sua installazione ha giá  prodotto 29mila litri d'acqua, dissetando fino a 30.000 persone.
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Creatività green a basso costo

etiopiaUlteriore punto forte di Warka Water è  la totale eco-sostenibilitá. La struttura, alta 30 metri e pesante solo 10 kg, è costruita con materiali bio e facilmente reperibili come nylon e giunchi.

Inoltre, elemento che non guasta, il design poco invasivo si sposa perfettamente con l'ambiente circostante.  Anche costruirla costa relativamente poco; circa 500 dollari per risultati sorprendenti. 

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«Dai sopralluoghi che effettuiamo ogni due settimane a Dorze – spiega l'inventore– e dalle numerose interviste realizzate abbiamo raccolto informazioni molto interessanti, che ci sono servite per migliorare le nuove versioni del Warka Water che stiamo sviluppando».

Un vantaggio per le donne

warka-water12L'invenzione di Vittori ha avuto effetti positivi non solo sulla produzione idrica, ma anche sul tessuto sociale.

La fascia addetta  al recupero dell'acqua potabile sono le donne, costrette a recuperarla in pozzi molto lontani dal villaggio ( fino a sei ore di cammino).

La popolazione femminile grazie a Warka Water, potrá sfruttare il tempo in attivitá piú produttive. L'invenzione garantirebbe inoltre, se adeguatamente diffusa, l'indipendenza da finanziamenti e aiuti esterni, alimentando l'autosufficienza dei Paesi in via di sviluppo.

Warka Water fa parte di un progetto contro la siccitá e la desertificazione in collaborazione con la Cooperazione italiana, rivolto soprattutto al Nord Africa e all'area subsahariana. 

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di Irene Caltabiano

 

 

 

 

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La storia di Rose Thorpy, la ranger più anziana del Grand Canyon, ci regala una lezione importante

Grand Canyon in love

grand canyon-rangerRose Thorpy ha visitato il Grand Canyon per la prima volta nel 1985, insieme al marito. L’immensa gola creata dal fiume Colorado e i suoi picchi rocciosi l’hanno conquistata.

Rose adesso ha 103 anni. È tornata in quel luogo magico e indimenticabile con la figlia. La vecchietta è andata infatti a fare visita alla nipote che, adesso, lavora per il Parco nazionale.

La storia di questa adorabile nonnina mi ha colpita non solo per il profondo amore per l’ambiente ma perché una donna come lei ci insegna che c’è sempre tempo per abbracciare una nuova vita e fare qualcosa per la comunità.

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Giovani marmotte

rose-thorpyDopo la visita al Grand Canyon infatti madre e figlia si sono fermate nella libreria del parco, dove la donna si è intrattenuta a parlare con i dipendenti del programma Junior Rangers.

Cioè? Un progetto nato con l’obiettivo di promuovere i valori di rispetto dell’ambiente e della tutela della biodiversità nei parchi, soprattutto tra i più piccoli.

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E chi meglio può diventare ambasciatrice e portavoce del parco se non una persona con tanta esperienza sulle spalle? Rose ha colto la palla al balzo e ha manifestato la volontà di far parte dell'iniziativa.

Il compito di Rose Thorpy sarà dunque promuovere le meraviglie del Grand Canyon, per aumentare la consapevolezza della sua importanza. «I miei genitori mi hanno insegnato a prendermi cura della terra, ma non vale per tutti i bambini».

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Mai troppo vecchi per la bellezza

grand canyonUno sponsor certamente efficace per la salvaguardia del parco nazionale dl Grand Canyon, che ha festeggiato il proprio centenario lo scorso 26 febbraio e che attira oltre sei milioni di visitatori l’anno.

«Persone come Rose ci aiutano a educare il pubblico per garantire che questa meraviglia della natura rimanga intatta per i prossimi cento anni » ha affermato Susan Schroeder, Ceo di Grand Canyon Conservancy.

Storie che regalano la voglia di rimettersi in gioco. A qualsiasi età- A chi si stupisce della sua età avanzata la dolce Rose risponde: «Non sei mai troppo vecchio per vedere il Grand Canyon».

 

 

di Irene Caltabiano

 

 

 

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Energia da batterie organiche? Ecco l’idea di Green Energy Storage

Green Energy Storage è una startup innovativa dedicata alla creazione di batterie organiche

green energy storageGreen Energy Storage è una realtà che dal 2015 si dedica allo sviluppo di energie rinnovabili a batteria, con il CEO Rodolfo Pinto (bergamasco di soli 27 anni) che ha acquisito competenze nel campo dopo una formazione all’Università Bicocca di Milano e una prima esperienza nella holding di famiglia, la Skyres.

Dalle batterie per l’energia solare ed eolica all’efficienza energetica per ottenere elettricità pulita, di questo si occupa Green Energy Storage grazie ad un pool di professionisti tutti italiani specializzati nella ricerca di nuove tecnologie che possano contribuire ad innovare il settore delle energie rinnovabili.

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Di cosa si occupa Green Energy Storage

green energy storageDopo Harvard, è arrivata la collaborazione don l'Università di Tor Vergata e la Fondazione Bruno Kessler, ma per Green Energy Storage si è aperta al crowfunding raccogliendo finora oltre un milione di Euro.

Dopo gli inizi in Skyres, che ha come attività principale quella di scouting, hi-tech e company building, è arrivata Green Energy Storage (di cui la holding possiede la quota di maggioranza).

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La parola al CEO di Green Energy Storage

green energy storage15Rodolfo Pinto ha raccontato della sua esperienza con Green Energy Storage:

Iniziammo un'attività di scouting che ci portò su un articolo di Nature dell'Università di Harvard e li iniziammo una trattativa con l'ateneo americano. All'inizio c'era un po' di diffidenza. Ma li abbiamo convinti con i risultati.

Hanno potuto toccare con mano gli accordi commerciali che eravamo pronti a mettere in campo e le nostre capacità di ricerca e sviluppo. E anche un po' dalla follia di andarci a prendere un brevetto in una fase del tutto embrionale.

Il problema dell'accumulo delle energie rinnovabili è che le stesse rinnovabili, come vento e sole, sono intermittenti. Il nostro sistema di accumulo permette di immagazzinare l'energia anche per lunghi periodi. Questo grazie all’Antrachinone, una molecola organica che si può estrarre dalle piante ma anche dagli scarti del petrolio, in un'ottica di economia circolare.

Questa molecola, insieme ad un altro elettrolita, è in grado di immagazzinare energia: una batteria appunto semi-organica.

C’è tempo fino a febbraio 2019 per poter sostenere la startup tramite crowfunding.

felice catozzi

 

di Felice Catozzi

 
 

 

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