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I racconti di chi ha cambiato vita ✌

È Buono, il riscatto in un gelato

«Edison è un ragazzo accolto in una comunità di Genova».

è buono1«Quando è uscito si è messo nei guai e ha cominciato un cammino "storto". Mentre era in carcere lo abbiamo agganciato nuovamente e gli abbiamo proposto inizialmente di fare volontariato. Si è nuovamente affrancato e ora, scontata la pena, è il nostro responsabile del laboratorio di Genova. Crea un gelato straordinario e fa da maestro agli altri».

Edison ha ritrovato la strada nella dolcezza di coni e coppette.

Ma non è il solo.

Grazie al progetto  È buono, molti sono stati avviati con successo alla professione.

Un gelato genuino

èbuono3Una gelateria completamente gestita da ragazzi ex ospiti di comunità, case famiglie o che hanno avuto esperienze di affido.

Proprio come quando i nostri nonni andavano in bottega, questi giovani imparano l’arte del gelato e i segreti per renderlo speciale.

E magari, terminato il periodo di apprendistato, uno di loro potrà aprire a sua volta una bottega, divenendo maestro e prendendo uno o più apprendisti presso di sé.

Un dolce prodotto con frutta da terreni coltivati da cooperative sociali o confiscati alla mafia.

 A dare questa possibilità è la sinergia tra l’Associazione consulta diocesana per le attività a favore dei minori e delle famiglie Onlus di Genova, un’associazione che comprende 15 case di accoglienza presenti sul territorio genovese e Agevolando, la prima associazione in Italia promossa da giovani che hanno vissuto parte della loro vita in affido o comunità.

Qualità e riscatto sociale

èbuono12La scintilla è scattata a Bologna davanti ad un piatto di buoni tortellini e partendo da lì, si ha intenzione di estendersi in quasi tutto lo Stivale. Al momento, esistono una sede nel capoluogo emiliano, due sedi a Genova e poi a Bologna, Nervi e Verona.
 

Non solo aiutare i giovani a intraprendere una professione ma anche farlo all’insegna dell’attenzione al prodotto. Ogni giorno viene realizzato un gelato grazie a una ricetta tradizionale, senza l’uso di semilavorati industriali.

Solo latte biologico e la maggior parte degli ingredienti che provengono da produzioni bio. Per i gelati alla frutta invece si segue il ritmo delle stagioni, nel pieno rispetto del ciclo naturale e ambientale.

«È Buono rispetto ad altre esperienze nelle aziende, ad esempio, ha una novità. Ci siamo accorti che alcuni dei nostri ragazzi avevano delle potenzialità che non erano del tutto espresse con questi progetti e quindi abbiamo immaginato un lavoro diverso su di loro. È Buono è una cooperativa ma anche un incubatore d’impresa» dice Fabio Gerosa, creatore dell’iniziativa.

«Alcuni ragazzi, di fatto, dei soci e da subito l’ingaggio è in questi termini: se il ragazzo ha voglia, un domani può avere un suo negozio con una logica di franchising. Noi li aiutiamo a creare il proprio futuro imprenditoriale».

irene caltabiano

 

di Irene Caltabiano

 

 

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India Jackson: cambiare vita e lavorare alla Nasa grazie al crowdfunding

Ricordate il film Il diritto di contare?

Quello in cui un team di donne afroamericane, mentre lottano contro le politiche aziendali razziste della Nasa degli anni '60, pongono le basi per l’organizzazione del progetto Mercury e del programma Apollo 11 (uno dei progetti più importanti nella storia dell'astronautica).

Ma, soprattutto, un grande passo avanti per un nuovo ruolo della donna nell’ambito scientifico.

Ecco, la storia di India mi ha fatto pensare alla pellicola di Theodore Melfi e al coraggio di inseguire un sogno. Un sogno forse impossibile se qualcuno non crede fortemente nelle tue capacità.

Per aspera ad astra

india jacksonLavorare alla Nasa? Un obiettivo impossibile se non si possono sostenere spese di viaggio e soggiorno.

E, se a un passo dall'obiettivo, può diventare davvero frustrante. E, in effetti, una profonda frustrazione è ciò che ha provato India Jackson, 32enne laureata in Fisica e madre single ,dopo aver vinto uno stage di 10 settimane allo Johnson Space Center alla Nasa, Houston.

L'entusiasmo è infatti svanito quando India ha realizzato di non potervi partecipare per problemi economici.

Il degno traguardo di un percorso iniziato tanto tempo fa. Una passione sbocciata in California, in terza media, dopo una visita al Fernbank Science Center di Atlanta.  Da quel giorno in poi la mente di India non ha mai smesso di studiare e ammirare stelle e pianeti.

La sua prima passione è infatti la matematica. Ma quando arriva il momento di scegliere per il dottorato di ricerca, India opta per fisica e astronomia.

Una passione certificata persino dal tatuaggio in bella vista di un’equazione quantistica.

Il potere del crowdfunding

Un duro percorso di studi culminato nella proposta di questo stage. Ma ben presto il suo entusiasmo è stato spento dalla triste realtà: India deve pagare le spese non solo per sé ma anche per la figlia Jewel.

«In realtà, non si trattava solo del costo della vita a Houston: ho anche una casa qui ad Atlanta, di cui dovevo continuare a pagare l’affitto» ha raccontato al New York Times.

Questo finchè il suo caro amico e cugino, Dasha Fuler, non ha avuto la brillante idea di lanciare una raccolta fondi su GoFundme, piattaforma di crowdfunding no profit in cui le persone richiedono denaro per motivi personali.

 Non avere i soldi per pagarsi un’operazione importante, ad esempio. Oppure perché non dispongono del denaro necessario per intraprendere il percorso di studi dei sogni.

Obiettivo raggiunto

«Era il suo sogno da sempre, e sono molto orgoglioso di lei. Purtroppo, non ha le possibilità economiche per partecipare. India è una madre single: i soldi sono pochi» ha scritto Dasha sulla pagina. «Ha lavorato duramente per ottenere questa opportunità: non vorrei mai che tutto il suo lavoro andasse sprecato a causa di un mero ostacolo economico. Non sarebbe giusto».

Risultato? In 24 ore la pagina di GoFundme ha superato l' obiettivo di 8mila dollari ( circa 7180 euro), attirando l’attenzione di circa 250 generosi internauti.

Una volta accumulata la somma di denaro necessaria, la campagna è stata chiusa. La signora Jackson ha detto che non sarebbe stato corretto accettare più del necessario, dal momento che l’obiettivo è mettersi al servizio della scienza.

«Una partecipazione travolgente, difficile da descrivere» ha spiegato emozionata India. «Ci sono state persone che hanno donato mille dollari, e altre che ne hanno donato uno, ma non importa: la cosa che mi ha colpito è che ognuna di queste persone ha creduto in me, ha preso a cuore il mio futuro, la mia passione, la mia vita: il tutto ha dell’incredibile».

Adesso India e sua figlia Jewel, 11 anni, sono già volate a Houston per intrapredere questa nuova avventura.

C’è proprio da dire che India è nata… sotto una buona stella. E la sua dedizione a galassie e pianeti ha creato la giusta... congiunzione astrale.

irene caltabiano

 

di  Irene Caltabian o

 


 

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Mollo tutto e mi dò al luppolo idroponico

“La logica vi porterà da A a B.
L’immaginazione vi porterà dappertutto”
(Albert Einstein).

idroluppolo1Si sentono spesso storie di persone che, stanche della propria vita, decidono di mollare tutto e cambiare. Cambiare per perseguire un sogno, per fare ciò che si è sempre desiderato.

Questa è la storia di Alessio Saccoccio, 37, che da impiegato in azienda ha deciso di mollare tutto e sintonizzare le sue giornate sui ritmi di natura e agricoltura, fondando Idroluppolo. Cioè?  la prima startup che produce luppolo idroponico. Abbiamo voluto intervistarlo e raccontare la sua storia per mandare un messaggio ben chiaro: non è mai troppo tardi!

Dalle macchine alla birra

idroluppolo12«Correva l’anno 2016, alcuni miei amici erano da poco partiti alla volta di Londra per cercare fortuna, a causa del poco lavoro disponibile nella mia città Natale (Fondi). Io all’epoca lavoravo come  responsabile di un' officina autorizzata Mercedes-Benz e quel lavoro iniziava a starmi stretto. Era molto ripetitivo e legato ai vari indici di controllo che ammazzavano la mia creatività».

Una sera Alessio si ritrova a discutere con gli amici espatriati. Con entusiasmo, gli riferiscono di aver aperto un birrificio artigianale e che le cose iniziano a girare. Tuttavia avevano difficoltà nel reperire una materia prima fondamentale per la produzione della birra: il luppolo.

Leggi anche: Beer yoga, la nuova frontiera del relax

L'aspirante imprenditore svolge numerose ricerche e scopre così che il luppolo viene considerato “oro verde” e, oltre ad essere utilizzato nella birra, ha anche molteplici proprietà curative e benefiche.

Inizia dunque a valutarne gli aspetti economici, riscontrando prezzi alla vendita molto variabili da 35 ai 150 € al kg in base alla varietà. In Italia il luppolo era una pianta quasi per nulla coltivata, tranne piccoli amatori.

I vantaggi dell'idroponica

idroluppolo14«Ho cominciato a effettuare ricerche sul mercato della birra in Italia; i numeri sono stati illuminanti, 300 milioni di euro il mercato del luppolo annuale, 1000 birrifici attivi, 14 mln di hl di birra e una sola coltivazione certificata.

«Ciò significava che il 97% del luppolo utilizzato in Italia proveniva dal mercato estero! Ho iniziato a pensare che la prossima mossa sarebbe stata produrre la materia prima. Ho riflettuto sulla metodologia idroponica di produzione in serra che semplificava tutti il processo».

Alessandro legge dunque qualcosa sulle start-up innovative e gli incentivi di cui potevano godere, trova una sede di Lazioinnova a Latina che offriva dei servizi per chi volesse intraprendere una nuova attività. Durante l’incontro Emilia Marricco crede subito nella mia idea.

«Pochi mesi dopo partecipai sempre presso Lazio Innova sede di Latina ad un boot camp sul settore agrifood, ed è proprio lì che grazie all’aiuto di Maurizio Andolfi e Sarita La Rocca iniziai a sviluppare sia tecnicamente che economicamente il mio business plan. Individuai il mio attuale partner Alessandro Cinelli proprietario di Agronova. Ed è proprio agli inizi del 2018 che lasciai il lavoro sicuro per dedicarmi alla mia start-up innovativa».

La produzione idroponica permette il risparmio idrico di oltre il 50%, produzione quattro volte superiore per metro quadro rispetto a una coltivazione tradizionale, assenza di agrofarmaci e controllo di alcuni valori aromatici che determinano la qualità del luppolo nell’utilizzo brassicolo.

idroluppolo19Ad aprile del 2018 sono state messe a dimora le prime piantine, che, grazie alla tecnologia e soluzione nutritiva iniziano da subito a crescere rapidamente, giorno dopo giorno, fino a quando con enorme commozione iniziano a fiorire.

«Quando dovevo essiccare il luppolo utilizzai la soffitta di casa mia, riuscendo a produrre la nostra birra idroponica con discreto successo. Nel frattempo la dottoressa Katia Carbone del C.R.E.A. interessata al mio progetto, mi permise di effettuare le prime analisi ai miei campioni che diedero risultati molto piacevoli, valori molto simili a quelli di un raccolto maturo, come se non fosse stato al primo anno».

Leggi anche: Open garden Baladin, i giullari del crowdfunding per un parco a tutta birra

Dopo sono arrivate molte soddisfazioni, vittoria del bando Pre-seed, vittoria della start-cup e della fiera dell’innovazione di Grottaferrata e molte menzioni su testate giornalistiche.

«Tutto questo però ha creato nuovi spazi nel mio cuore per tutte quelle persone che finora mi hanno aiutato anche solo con un consiglio, tutto quello che siamo riusciti a fare lo dobbiamo anche a loro».

sara salini

 

di Sara Salini 

 

 

 

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