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WeBike, diamocela a gambe (l'energia)

Quanti di voi hanno mai pensato che la cyclette abbandonata in un angolo della casa potesse trasformarsi in fonte di energia? 
C’è chi l’ha reso possibile. Si chiama WeBike ed è una bici che, con una bella pedalata, produce elettricità. Come altri prodotti  della WeWatt è costruita a partire dagli scarti di lavorazioni industriali e da materiali riciclati. I profitti vengono poi utilizzati per continuare a produrre soluzioni eco-friendly.  
 
Altre caratteristiche chiave dell’azienda belga? Collaborazione e interazione come presupposto per l’efficacia.  Il singolo è infatti in  grado di generare solo dai 30 ai 150 Watt, ma è pedalando assieme agli altri che si ottengono i risultati migliori.  L’elettricità viene ricavata dall’energia cinetica prodotta dal movimento delle gambe.  Una spia verde segnalerà il momento giusto per caricare cellulare o altri dispositivi. 
 
Il design  è una mescolanza di linee vintage  e moderne, che rende il prodotto adatto a qualsiasi ambiente.  I primi modelli sono stati installati nell’aeroporto di Schipol, Amsterdam, e si sono rivelati un ottimo passatempo in attesa del volo. Pedalare mentre si legge un libro, si sorseggia un caffè o si fa una chiaccherata è stata una novità molto apprezzata. L’invenzione ha inoltre liberato gli avventori  da lunghe file o dalla fastidiosa ricerca di una presa di corrente. All’ università di Hasselt, in Belgio,  le eco-bici sono a disposizione degli studenti durante le pause da studio e lezioni.  È stato infatti provato che associare la lettura a un esercizio fisico leggero, aumenta la concentrazione del 30%.
 
WeBike si è rivelata un ottimo veicolo anche per scaricare lo stress. Ecco perché ne sono state messe alcune all’ICC Ghent, centro conferenze. Sensi di colpa per aver mangiato troppo? All’EKXI di Bruxelles, grazie a Webike,  si può mangiare pedalando, bruciando calorie in tempo reale.
 
Volete mettere la soddisfazione di caricare il pc da soli?
 
 
Ecco come funziona WeBike...Guarda il video
 

 
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Jason Taylor, la denuncia sociale si muove sott'acqua

Persone che camminano sul fondo dell’oceano?
Non è un sortilegio, ma l’opera d’arte contemporanea di Jason deCaires Taylor, già autore di numerose mostre sottomarine.  Il Museo atlantico di Lanzarote,  a 14 metri di profondità sotto l’ isola delle Canarie, presenta opere di stringente attualità, affrontando  temi come  immigrazione e morti in mare.
 
Le installazioni già depositate sul fondale sono The Rubicon e The Raft of Lampedusa. La prima è un complesso di trentacinque figure umane, con tanto di  zaini, smartphone e tablet che camminano in direzione di un muro, inteso sia come punto di non ritorno che come un portale che si spalanca su un nuovo mondo. La seconda, La zattera di  Lampedusa, è un chiaro omaggio al capolavoro di Thèdore Gericault: tredici figure disperate e sofferenti su un barcone, in attesa di ricevere aiuto. Le statue sono così realistiche da risultare inquietanti; acqua e tempo le modelleranno per trasformarle da oggetti inerti ad elementi viventi, parte integrante del paesaggio marino.
 
Nell’area è presente anche un orto botanico, a protezione degli eco-sistemi marini. Sarà aperta agli appassionati di immersioni e snorkeling. «L’opera non è da intendere come omaggio o memoriale alle tante vite perdute” – spiega l’artista – ma come un duro monito, che chiama in causa la responsabilità collettiva della nostra comunità ormai globale ». Non è la prima volta che l’artista stupisce con le sue creazioni.  Il quarantenne inglese ha già realizzato imponenti installazioni sottomarine  a largo dell’isola di Grenada, nei Caraibi, mentre nel 2009  ha co-fondato un museo marino a largo di Cancun.
 
L’arte al servizio di informazione e sensibilizzazione. Quale connubio migliore?
 
 
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TreexOffice: andreste a lavoro sugli alberi?

Un albero che si trasforma in spazio di co-working?

treex-office-formica-argentinaSuccede a Londra , all’Hoxton Square.  TreexOFFICE è  un’installazione temporanea che unisce dimensione lavorativa e naturale. Opera  dello studio londinese Tate Harmer, in collaborazione con gli artisti Natalie Jeremijenko, Shuster +, Moseley e gli ingegneri Tim Lucas Prezzo e Myers, offre l’opportunità di  pensare un nuovo concetto di ufficio. Il design infatti migliora la fruizione di spazi verdi e consente di lavorare a contatto con la natura.
 
La struttura ruota attorno a un tronco d’albero e può essere affittata o treex-office-2-formica-argentinacondivisa tra persone che abbiano bisogno di una postazione, ma anche  sfruttabile da associazioni che necessitano di una sede temporanea. Nel bio-ufficio è presente la connessione wi-fi e otto postazioni per co-workers. La struttura portante, di 25 mq, è stata realizzata con carta pressata e pannelli traslucidi, materiali che consentono di far penetrare una luce completamente naturale. Lo spazio è pensato per essere smontato senza danni all'ambiente circostante. 
 
L’idea si inserisce nel Park Hack Project, iniziativa promossa dalla capitale inglese per incentivare attività all’aria aperta e utilizzo di spazi verdi. I proventi ricavati dalle postazioni sono reinvestiti nel progetto stesso per la creazione di zone di condivisione dei parchi. 
 
Sarebbe bello diventare tanti Tarzan in giacca e cravatta.
 

 
 
 
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