Contro la crisi gli imprenditori non sono soli. Il Telefono Arancione offre ascolto e soluzioni

Non c’è niente di peggio, quando si attraversa un momento di grande difficoltà, quando ci si sente schiacciati da un macigno insostenibile per le proprie spalle, che tenere per sé angoscia e fatica. Si entra in un circolo vizioso per cui, più si rimugina sulla propria condizione e più questa appare intricata: un logorio interiore che risucchia nel vortice di sfiducia e inerzia. Un inferno interiore che si amplifica a dismisura nel caso in cui, dalla propria sorte (professionale ed economica), dipendano anche altre vite. 
Così, in anni recenti le cronache ci hanno consegnato centinaia di storie di imprenditori protagonisti di scelte estreme, disperate, figlie soprattutto della percezione di essere stati messi con le spalle al muro dalla crisi. Quante persone ha suicidato il mix letale di problemi finanziari, sensi di colpa e indifferenza da parte delle istituzioni? Molte, troppe. Altrettante però se ne possono salvare, a patto di offrire loro un’alternativa. Qualcuno che li ascolti, che capisca cosa stanno passando, e che riesca a convincerli che è ancora possibile non affondare. 
A chi rivolgersi?
A oggi, questo qualcuno è il Telefono Arancione (02-3790.4770), servizio nazionale di ascolto e supporto per imprenditori in difficoltà attivo 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. L’iniziativa, che offre anche un’email dedicata (sgimprenditore@gmail.com), è promossa dall’Associazione San Giuseppe Imprenditore di Asti, che l’ha presentata lo scorso marzo. 
«Caro collega, molti di noi escono da questa guerra economica con morti e feriti e alcuni rimangono privi di tutto . Il Telefono Arancione cerca di assisterli come può, innanzitutto con un contatto umano e sincero e poi con qualche consiglio che non inganni la realtà, come spesso avviene per bocca di professionisti senza scrupoli. Se aiuti un tuo collega in difficoltà aiuti ancor prima te stesso». A scrivere è Lorenzo Orsenigo, fondatore dell’Asgi, che sa bene cosa significhi attraversare vicissitudini finanziarie, in quanto è l’ex proprietario della Orsogril, gruppo leader nella produzione di recinzioni metalliche per l’edilizia, e a seguito della crisi è stato costretto ad accettare un concordato. 
Il Telefono Arancione è un servizio gestito da imprenditori “sopravvissuti” a gravi congiunture a cui chi è in difficoltà può rivolgersi in forma totalmente anonima. Le città in cui, a oggi, è attivo sono Torino, Milano, Monza e Brianza, Brescia, Como, Lecco, Verona, Roma, Napoli, Bari e Ragusa. 
L’Associazione San Giuseppe Imprenditore
«Bisognerebbe cambiare la Costituzione: l’Italia è una Repubblica fondata non sul lavoro, ma su chi crea lavoro. La nostra organizzazione nasce per affermare valore e ruolo sociale degli imprenditori». Lorenzo Orsenigo è intervenuto con queste parole, in occasione del primo convegno nazionale dell’Asgi. «Far emergere agli esempi di buona imprenditorialità è cruciale per dare l’importanza che merita a chi fa azienda quotidianamente creando lavoro: agricoltori, artigiani, artisti, commercianti, professionisti e industriali. Noi imprenditori siamo il perno mondiale dell’economia. Se non ci fossimo, la produzione si fermerebbe. Un tempo lo Stato credeva di potersi ergere a grande datore di lavoro, poi i fatti hanno dimostrato che era impossibile. Rimaniamo noi singoli, piccoli o grandi, ma con un dna ben preciso. Purtroppo l’immagine della nostra categoria è rovinata da parecchi disonesti».
 
 
Dare voce a chi offre aiuto
I media hanno un grande potere, e un margine di responsabilità di cui spesso non c’è consapevolezza, o che comunque non viene utilizzato in modo costruttivo. Il Telefono Arancione non è l’unico servizio di supporto a imprenditori in difficoltà attivo sul territorio. In Veneto, ad esempio, opera InOltre, che cerca di tamponare l’emorragia di vite che ha investito il Nord-Est dal 2011 a oggi. Se giornali e televisioni dessero risonanza a queste realtà, assolverebbero almeno in parte la loro funzione di pubblica utilità. È infatti lecito chiedersi, fino a che punto abbia senso dare risalto, a volte morbosamente, alle tragedie dei singoli, se poi non si offre alla collettività un contraltare, un’alternativa possibile. 
Far conoscere queste iniziative potrebbe essere inoltre il primo passo per spingerle a una collaborazione, portarle a condividere buone prassi, competenze, e anche a confrontarsi con le istituzioni, magari attraverso proposte di legge ad hoc per migliorare le condizioni in cui gli imprenditori si trovano a operare. Affrontare – e prevenire – il fenomeno dei suicidi per crisi è qualcosa che riguarda tutti, organi pubblici compresi. Il lavoro è come l’acqua. Senza non c’è vita
Non c’è niente di peggio, quando si attraversa un momento di grande difficoltà, quando ci si sente schiacciati da un macigno insostenibile per le proprie spalle, che tenere per sé angoscia e fatica

Si entra in un circolo vizioso per cui, più si rimugina sulla propria condizione e più questa appare intricata: un logorio interiore che risucchia nel vortice di sfiducia e inerzia. Un inferno interiore che si amplifica a dismisura nel caso in cui, dalla propria sorte (professionale ed economica), dipendano anche altre vite.

Così, in anni recenti le cronache ci hanno consegnato centinaia di storie di imprenditori protagonisti di scelte estreme, disperate, figlie soprattutto della percezione di essere stati messi con le spalle al muro dalla crisi. Quante persone ha suicidato il mix letale di problemi finanziari, sensi di colpa e indifferenza da parte delle istituzioni? Molte, troppe. Altrettante però se ne possono salvare, a patto di offrire loro un’alternativa. Qualcuno che li ascolti, che capisca cosa stanno passando, e che riesca a convincerli che è ancora possibile non affondare.

A chi rivolgersi?

A oggi, questo qualcuno è il Telefono Arancione (02-3790.4770), servizio nazionale di ascolto e supporto per imprenditori in difficoltà attivo 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. L’iniziativa, che offre anche un’email dedicata (sgimprenditore@gmail.com), è promossa dall’Associazione San Giuseppe Imprenditore di Asti, che l’ha presentata lo scorso marzo.

«Caro collega, molti di noi escono da questa guerra economica con morti e feriti e alcuni rimangono privi di tutto . Il Telefono Arancione cerca di assisterli come può, innanzitutto con un contatto umano e sincero e poi con qualche consiglio che non inganni la realtà, come spesso avviene per bocca di professionisti senza scrupoli. Se aiuti un tuo collega in difficoltà aiuti ancor prima te stesso». A scrivere è Lorenzo Orsenigo, fondatore dell’Asgi, che sa bene cosa significhi attraversare vicissitudini finanziarie, in quanto è l’ex proprietario della Orsogril, gruppo leader nella produzione di recinzioni metalliche per l’edilizia, e a seguito della crisi è stato costretto ad accettare un concordato.

Il Telefono Arancione è un servizio gestito da imprenditori “sopravvissuti” a gravi congiunture a cui chi è in difficoltà può rivolgersi in forma totalmente anonima. Le città in cui, a oggi, è attivo sono Torino, Milano, Monza e Brianza, Brescia, Como, Lecco, Verona, Roma, Napoli, Bari e Ragusa.

L’Associazione San Giuseppe Imprenditore

«Bisognerebbe cambiare la Costituzione: l’Italia è una Repubblica fondata non sul lavoro, ma su chi crea lavoro. La nostra organizzazione nasce per affermare valore e ruolo sociale degli imprenditori». Lorenzo Orsenigo è intervenuto con queste parole, in occasione del primo convegno nazionale dell’Asgi. «Far emergere agli esempi di buona imprenditorialità è cruciale per dare l’importanza che merita a chi fa azienda quotidianamente creando lavoro: agricoltori, artigiani, artisti, commercianti, professionisti e industriali. Noi imprenditori siamo il perno mondiale dell’economia. Se non ci fossimo, la produzione si fermerebbe. Un tempo lo Stato credeva di potersi ergere a grande datore di lavoro, poi i fatti hanno dimostrato che era impossibile. Rimaniamo noi singoli, piccoli o grandi, ma con un dna ben preciso. Purtroppo l’immagine della nostra categoria è rovinata da parecchi disonesti».

Dare voce a chi offre aiuto

I media hanno un grande potere, e un margine di responsabilità di cui spesso non c’è consapevolezza, o che comunque non viene utilizzato in modo costruttivo. Il Telefono Arancione non è l’unico servizio di supporto a imprenditori in difficoltà attivo sul territorio. In Veneto, ad esempio, opera InOltre, che cerca di tamponare l’emorragia di vite che ha investito il Nord-Est dal 2011 a oggi. Se giornali e televisioni dessero risonanza a queste realtà, assolverebbero almeno in parte la loro funzione di pubblica utilità. È infatti lecito chiedersi, fino a che punto abbia senso dare risalto, a volte morbosamente, alle tragedie dei singoli, se poi non si offre alla collettività un contraltare, un’alternativa possibile.

Far conoscere queste iniziative potrebbe essere inoltre il primo passo per spingerle a una collaborazione, portarle a condividere buone prassi, competenze, e anche a confrontarsi con le istituzioni, magari attraverso proposte di legge ad hoc per migliorare le condizioni in cui gli imprenditori si trovano a operare. Affrontare – e prevenire – il fenomeno dei suicidi per crisi è qualcosa che riguarda tutti, organi pubblici compresi. Il lavoro è come l’acqua. Senza non c’è vita.

 
 

 

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