Come vivere bene ignorando le “sirene” del multitasking

Solo la mia giornata è fatta appena di 24 ore, otto delle quali passate dormendo?

MultitaskingLa domanda risuona in me prepotente e vagamente ansiogena ogni volta che qualcuno mi racconta con euforia la sua quotidianità, in cui miracolosamente riesce a zippare il lavoro, una vita sociale tanto frenetica quanto appagante, e una quantità impressionante di hobby.

Quando parlo con queste persone mi torna in mente uno sketch di Angela Finocchiaro girato a fine Ottanta. La moglie perfetta, dopo aver snocciolato ogni singolo task della sua interminabile giornata, alla legittima domanda dell’interlocutore “ma come fa?”, rispondeva candidamente “io sniffo”.

L’inganno chiamato multitasking

Email, briefing, videochiamate. Il tutto ascoltando musica (o magari nel bel mezzo di una riunione di lavoro), senza dimenticare di rispondere ai messaggi del gruppo WhatsApp creato per organizzare i weekend con gli amici. Un’indigestione di cose da fare che produce una congestione dell’attenzione e della concentrazione. È il multitasking, bellezza. Uno dei più grandi bluff gentilmente offerti dal web 2.0.

Pensate che a farmi parlare sia un’incrollabile pigrizia? Forse, ma quello che nel mio caso potrebbe essere mero scetticismo epidermico e istintuale, è stato condiviso - e adeguatamente argomentato - da molti. Una ricerca dell’Università del Sussex ha evidenziato che nelle persone abituate a svolgere molteplici attività contemporaneamente l’area del cervello deputata all’espressione dell’empatia e alla gestione delle emozioni è meno sviluppata.

MultitaskingEarl Miller, neuroscienziato del Massachusetts Institute of Technology ha rilevato che un comportamento multitasking espone in misura amplificata ad errori e sviste. Questo perché, inconsciamente, inseriamo il pilota automatico, svolgendo in modo pressoché meccanico alcune attività. Peraltro, quando il cervello deve rimbalzare a mo’ di pallina da flipper da una parte all’altra in un breve lasso di tempo, incappa più facilmente in stress e malumore.

 

 

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Tale condizione, definita dall’acronimo C.A.P. (Continous Partial Attention) ha innumerevoli risvolti tossici a livello psicofisico. Dover “sminuzzare” la nostra concentrazione e investirne una piccola parte su ognuno dei compiti che vogliamo svolgere simultaneamente non ci rende più veloci, né ci fa risparmiare tempo. “Semplicemente” ci fa sprecare un sacco di energie e ci costringe a uno stato di ansia costante. Un vero e proprio assedio mentale.

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MultitaskingTanto per cominciare, non guasterebbe ripristinare – a grandi linee – una suddivisione del tempo tra lavoro e vita privata. Dalle 9 alle 17 concentrarci sui compiti che ci sono stati assegnati, e magari dare una lettura veloce ai messaggi personali in pausa pranzo, per poi tornare a occuparci di hobby e  rapporti interpersonali quando siamo sulla via di casa.

Una nuova e salutare abitudine sarebbe quella di ridurre al minimo le fonti di distrazione, all’interno di entrambe le sfere, lavorativa e privata. Siamo a cena con amici? Meglio lasciare in borsa o in tasca il cellulare, magari avendo cura di disattivare temporaneamente le notifiche. Inizialmente sarà difficile, perché dovremmo consapevolmente forzare il nostro comportamento in una direzione opposta a quella usuale, ma se non ci faremo sedurre dalle “lusinghe” del già noto, il percorso poi sarà in discesa.

MonotaskingLa concentrazione è in caduta libera? Stacchiamo la spina. Anche solo un quarto d’ora all’aria aperta e/o scambiare due chiacchiere con un collega sarà sufficiente per ossigenare la mente e rimetterci all’opera.

Devo essere rapido. Devo rispondere subito a quel messaggio, altrimenti il mio amico cosa penserà? Devo essere sempre reperibile, se voglio fare carriera.

Ci hai mai fatto caso? Il “devo” è spesso sinonimo di infelicità. Pensaci, la prossima volta che qualcuno vorrebbe – subdolamente – convincerti che il tuo compito è essere efficiente come una macchina. Non lo sei, sei un essere umano e in quanto tale essere in ciò che fai è un tuo diritto.

 
francesca garrisi
 

 

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