“C’è Luisa?” Come difendersi dalle molestie nei locali svizzeri

La libertà è una grande opportunità

Donna_solaÈ la condizione imprescindibile per coltivare le proprie passioni, fare esperienze – e quindi maturare – ma soprattutto prendere coscienza di ciò che si è, focalizzando con chiarezza i propri pregi e limiti. L’indipendenza e la capacità di camminare sulle proprie gambe rappresentano una conquista, ma soprattutto il miglior regalo che possiamo fare a noi stessi. Purtroppo però, ancora oggi si tratta di qualcosa da maneggiare con cura e un pizzico di prudenza, soprattutto dal punto di vista femminile.

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C'è_LuisaQuando si parla di violenze

Spesso mi capita di sentire ragazze o donne mature affermare con aria spavalda: “perché devo essere limitata nella mia libertà? 

Ho il diritto di fare ciò che voglio, senza essere giudicata facile, e soprattutto senza temere di dover essere aggredita”. Personalmente ritengo che questo genere di discorso sia ineccepibile dal punto di vista logico, ma che rappresenti un’enunciazione d’intenti, qualcosa di puramente teorico, considerando il contesto in cui ci muoviamo, spesso tutt’altro che women-friendly. 

Ne consegue che, se vogliamo tutelare la nostra incolumità, siamo quotidianamente costrette a un gioco di equilibri e contrappesi tra il desiderio di essere autonome, la legittima volontà di movimento, e la consapevolezza di dover mettere in conto l’eventualità di incappare in molestie e/o violenze. Pessimismo? No, semplicemente pragmatismo reso necessario dall’istinto di sopravvivenza. “Chi guarda il suo non fa ladro nessuno”, sarebbe la magistrale sintesi proposta dalla saggezza popolare.

Insomma, libere sì, ma prendendo le precauzioni fondamentali ad avere una sorta di via di fuga in caso di pericolo. Viaggi da sola a tarda ora? Meglio prendere posto vicino a nutriti gruppi di persone. Torni a casa a piedi? Preferisci le strada più trafficate e illuminate a quelle desolate e buie.

C'è Luisa

In quest’ottica risulta sicuramene interessante l’iniziativa promossa da una serie di locali della città svizzera di Winterthur, nel cantone di Zurigo. D’ora in avanti le donne che subiscono attenzioni non gradite, o che temono che ciò stia per succedere, possono chiedere aiuto a barman e gestori semplicemente pronunciando la frase “C’è Luisa?”.

In tal modo il personale del bar o della discoteca si attiva tempestivamente, stabilendo un contatto con le forze dell’ordine, e allontanando fisicamente la donna dal luogo potenzialmente a rischio.

C'è_LuisaLa campagna è stata mutuata dalla città tedesca di Münster, dove l’associazione Frauen – Notruf all’inizio del 2017 ha attivato un progetto di sensibilizzazione ad hoc tramite adesivi e locandine esplicative. 

Apripista in tal senso sono state Gran Bretagna e Quebec, rispettivamente con la parola d’ordine Angela e il cocktail Angelot.

L’iniziativa integra e rafforza un messaggio che vogliamo risuoni forte e chiaro. Ovvero, che la violenza sessuale deve essere bandita dalla collettività. Non c’è posto per le aggressioni, né nella vita quotidiana né in quella notturna”.  

Così Alexander Bücheli, rappresentante della Commissione Bar e Club di Zurigo.

Sapere che in un’eventuale situazione di pericolo non si è sole consente di sfruttare più appieno la propria libertà, ma comunque campagne come “C’è Luisa?” rappresentano un modo per tamponare il fenomeno della violenza sulle donne. Non affrontano il problema alla radice, piuttosto tentano di arginarlo, facendo fronte a un’emergenza.

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Non basta augurarsi che anche in Italia vengano adottate iniziative simili, per sentirsi effettivamente sicure e protette.

C'è_Luisa

 Contestualmente (e anzi, in primo luogo) è necessario agire su un doppio fronte, partendo dalla sensibilizzazione di chi si occupa di educare bambini e ragazzi, per far sì che questi diventino uomini capaci di gestire relazioni ed eventuali rifiuti da parte delle donne.

In parallelo bisogna avviare un processo robusto e certosino di trasformazione dell’immaginario collettivo. È infatti cruciale aiutare bambine e ragazze a liberarsi dall’obbligo di scegliere a quale categoria femminile aderire. 

Da donna

La mia sensazione è che l’opinabile stereotipo dell’angelo del focolare sia stato più che superato, rimpiazzato da quello della bad girl. 

La vera rivoluzione, il femminismo più autentico, mi si passi il termine, è quello che ci permette di essere noi stesse a 360 gradi, e non che ci costringe a identificarci con una dimensione erotica e sessuale, che sia in termini di oggetto di soggetto poco cambia. 

 

 

 

 
 

 

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