Se i robot ci remano contro, elogiamo il fattore umano

Recentemente al cinema ho visto Sully, nuovo film di Clint Eastwood.

Il capitano Chesley Sullenberger, protagonista della vicenda, compì ciò che rimase negli annali dell’aeronautica come "il miracolo sull’Hudson". Il volo US Airways 1549, a causa di un bird strike, perse entrambi i motori. Sarebbe potuta diventare una tragedia se Sully non avesse tentato e portato a termine l’ammaraggio, salvando sé stesso e altri 155 passeggeri.

Al di là di critiche e gusti personali, a colpirmi è stato il messaggio, già anticipato nel lancio del film : “il fattore umano fa la differenza”. Nonostante il protagonista abbia fatto il miracolo, viene chiamato a rispondere delle sue azioni davanti alla NTBA, organo atto a indagare sulle dinamiche dell’incidente. Perché? Le macchine, i robot, i simulatori, avevano detto il contrario: si poteva riportare l’aereo alla base, senza grandi complicazioni.

Fuori dalla sala, la mia mente ha cominciato a viaggiare, a riflettere sulla tecnologia moderna, sempre più evoluta ed efficiente. Ogni giorno un nuovo dispositivo, un’ app all’avanguardia, un nuovo incredibile groviglio di fili, software e hardware. Il cellulare ci ricorda gli appuntamenti, ci sveglia, mette a posto i documenti. A volte è più presente di un partner. I robot rendono la nostra vita più confortevole, più agiata, svolgono le faccende in maniera più rapida. Ma il comfort non sarà forse l’altra faccia della pigrizia? E poi, risparmiare tempo per cosa? Per passare le ore libere davanti al cellulare?

L’ultima inquietante notizia è l’apertura del supermercato Amazon senza personale. Ciascuno potrà accedervi tramite app ad hoc, controllato solo da telecamere. Gli automi aumenteranno produttività ed efficienza, limitando la possibilità di errore. Ok, non c’è dubbio che le lunghe file in cassa non piacciano a nessuno.  Ma devo dire la verità, a volte un cassiere / cassiera è stato capace di strapparmi un sorriso in una giornata nera. Così come un’imprecazione. Ma l’interazione tra individui sarà sempre più genuina di una qualsiasi sequenza di tasti.


Il market del colosso americano è solo la punta dell’iceberg. In Giappone esistono già ristoranti e alberghi gestiti da robot , robot-attori, segretari, addirittura cowboy –robot che badano al bestiame. Sarò un'inguaribile romantica ma a volte mi trovo sinceramente preoccupata di fronte alla novità. E difendo a spada tratta l’essere umano e la sua capacità di sbagliare e crescere attraverso l’errore. La macchina non impara, al massimo viene riprogrammata. Ma ciò che determina la diversità non sarà forse la tipologia di reazione di fronte a un problema, l’intuizione, la sensibilità e l’accortezza di agire diversamente in base al contesto?  Difendo il fattore umano, anche a costo di sorbirmi dieci minuti in più in coda e nel caso in cui si tratti di servire semplicemente un cartone di patatine.

Come diceva Titta Di Girolamo ne Le conseguenze dell’amore«Non bisogna mai smettere di avere fiducia negli uomini. Il giorno che accadrà sarà un giorno sbagliato».

 

di  Irene Caltabiano 

 

 

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