Quando a parlare è l'inclusione non serve la voce

Vince la maggioranza.

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Ci si deve sempre basare sulla percentuale più alta, assestarsi e allinearsi su ciò che è universalmente condiviso . Ma se, per una volta, fosse il gruppo ad adattarsi al singolo?

È ciò che è successo a Tonadico, nella provincia autonoma di Trento. Una realtà minuscola sulle Dolomiti dove hanno creato una situazione più unica che rara.

Il potere dell'integrazione

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Julia è sordomuta dalla nascita. Ma percezioni e sentimenti non passano certo solo dalle orecchie.

Chissà perché siamo abituati a pensare che chi vive la diversità in prima persona non avverta i bisogni di tutti: sentirsi inclusi, accettati, accolti, amati.

Perciò quando la bambina è arrivata alla scuola dell’infanzia Fuganti i genitori erano spaventati dall’accoglienza che l’Istituto le avrebbe riservato. Non hanno tardato molto a capire che quella scuola era speciale: maestre e compagni si sono subito messi in moto per rendere l’esperienza didattica della bambina indimenticabile, ma soprattutto inclusiva al 100%. Il sogno delle insegnanti era infatti che, in nessun momento, la piccola si sarebbe dovuta sentire esclusa a causa della sua condizione.

 

All’inizio è partito tutto come un gioco. Ciascuno si è ribattezzato con un segno o un simbolo. Chi il nome di un gioco, chi con qualcosa legato ad una sua passione. Oggi è normale vedere Julia che dialoga con i compagni attraverso la LIS, lingua italiana dei segni, ma è stato un percorso lungo e articolato.  

«Il canale visivo è molto importante per Julia e noi avevano il dovere di dare spazio alle immagini per rendere tutto più facile alla bambina. Abbiamo perciò deciso di intrecciare la lingua dei segni con la gestualità, modificando spazi e metodologie educative»

La diversità come risorsa

bambini-sordiQuesto sogno dunque non doveva coinvolgere solo i compagni ma anche preside, insegnanti, operatori scolastici. 

Nessuno ha la bacchetta magica ma con l’aiuto dei genitori della bambina e gli esperti  dell’ente nazionale sordi, alunni, maestri e personale hanno imparato qualcosa che va al di là della didattica classica: la diversità come risorsa educativa  e opportunità di confronto, conoscenza di nuovi linguaggi e sviluppo dell’empatia.

«Abbiamo da subito organizzato una formazione specifica» afferma Daniela Dalcastagnè, direttrice scolastica. «Per arrivare a parlare il Lis ci vogliono anni;  noi siamo riusciti ad apprendere ciò che è necessario per dialogare con la bambina. E quando dico noi penso ai cuochi, agli operatori d’appoggio che si sono messi in gioco insieme ai docenti. Il facilitatore non è mai stato colui che traduce ma che crea un ponte con i bambini» . 

Comunicazione continua

mattarella-sordiAdesso tutti riescono a comunicare senza un intermediario. «Abbiamo insegnato ai bambini a richiamare l’attenzione toccando Julia. Ora sanno le basi della lingua. Non è complicato intrecciare delle relazioni con una bambina sorda. Il nostro intento è stato quello di non interrompere mai la comunicazione con lei»

Le insegnanti le stanno preparando il terreno anche per la scuola primaria. «Ci sembrava importante in vista del passaggio alle elementari creare un incontro tra i bambini delle sei scuole del comprensorio da dove usciranno i suoi futuri compagni. Abbiamo organizzato un percorso trasversale con dei momenti dove i bambini si ritrovano, partendo da un riconoscimento attraverso un segna-nome, come fatto in precedenza».

I bambini dell’asilo Fuganti sono stati nominati alfieri della Repubblica, titolo che viene dato a chi si distingue per doti eccezionali nel campo dello studio o con singoli atti ispirati all’altruismo e alla solidarietà, che possano essere d’esempio anche ad altre generazioni.

Perché i bambini a cui si insegna rispetto e solidarietà saranno gli adulti di domani.

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di Irene Caltabiano

 

 

 

 

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