Prostituzione: un bella camera e un copriletto pulito non cambiano nulla

Le mimose,  i complimenti alla nostra bellezza o alla nostra forza, i messaggi mielosi delle amiche.
Per molte di noi la Giornata Internazionale della donna è un’ occasione come un'altra per godere di  qualche attenzione in più. Proprio oggi però sento il bisogno di concentrarmi su un fenomeno su cui molto è stato detto: la prostituzione femminile, che in un giorno e in un periodo come questo calza a pennello .
 
Si parla tanto di diritti e  valore della donna in quanto essere pensante, con una dignità, a cui si deve rispetto in primis in quanto persona. Al di là di ogni pregiudizio mi sembra difficile riuscire a pensare alla prostituzione come un lavoro uguale agli altri. Provo un profonda indignazione mescolata ad amarezza nello scoprire che esistono siti in cui puoi scegliere una donna come fosse un prodotto per la casa. Siti come escortforumxxx.it o Spelndidecreature,  dove non solo si può indicare etnia, età e zona di provenienza, ma addirittura coppa di reggiseno, lunghezza dei capelli e colore degli occhi. La più bieca mercificazione insomma.
 
Ci sarà pure qualcuna contenta di esercitare il mestiere più vecchio del mondo. Ma anche nei  luoghi dove la prostituzione è legale, come l’Australia occidentale, i clienti trattano le donne come se fossero all’interno di un negozio di giocattoli, in cerca di una Barbie bionda o bruna.  Né le ragazze che ci lavorano ne vanno orgogliose. Qualche tempo fa ci fu una protesta  social di un gruppo di prostitute australiane che sostenevano di essere persone come tutte le altre, e per dimostrarlo postavano foto della loro vita normale. Allora perché nascondere il volto se ne vai tanto fiera?
 
È pur vero che esiste l'altra faccia della medaglia: il guadagno facile. In una settimana, secondo un’inchiesta fatta nel bordello australiano Langtrees, una prostituta “normale”, cioè non fra le più richieste, può guadagnare 7000 dollari. Spesso è il bisogno a spingere . Alina ad esempio lavorava come commessa, guadagnando solo 20 dollari all’ora nel negozio di Christian Dior. Ma quando il suo compagno l’ha lasciata a dover crescere il loro figlio da sola, ha iniziato a faticare e ha dovuto chiedere il sussidio: «Mi sentivo come una mendicante». Ora le cose sono diverse: va in vacanza, si compra cose di lusso e, quando non è via al Langtrees, passa del tempo con la sua famiglia a Sydney. Tutto questo è arrivato però dopo molti sacrifici: Alina ricorda di essere stata messa alle strette da un tizio strafatto, che era appena uscito di prigione, e  aveva provato a obbligarla a fare sesso senza preservativo. «Era uno stupro» dice. Ma questo non l’ha scoraggiata: «Vai a casa con 1.000 dollari in una mano e passi una buona serata. Perché no?».
 
«Vorrei concludere con una testimonianza di una ex prostituta, che, anche su Internet, ha preferito rimanere anonima. 
Quando ti prostituisci l’anormale diventa normale. Il sesso diventa banale come fare una tazza di tè. Tutti i confini che avevo dato per scontati sono stati demoliti ,come la capacità di controllare cosa succedeva al mio corpo e il diritto di dire di no. Gli obiettivi cambiano e il mio era la sopravvivenza. Ho fatto quello che dovevo fare: ho sorriso quando ho dovuto, massaggiando ego così come molte altre cose. Ho iniziato a lavorare in un bordello, pensando che questo mi avrebbe tenuta al sicuro. Non è stato così. Non è possibile esercitare la prostituzione al sicuro. Una bella camera e un copriletto pulito non cambiano nulla. La violenza e l’odio fanno parte della transazione: se i clienti ti rispettassero non ti userebbero.  Puzzavo di alcol, ero chiaramente un’alcolista. Ma gli acquirenti guardavano oltre, aggrappandosi alla fantasia che la consegna del denaro rendesse tutto OK. Noi ‘ragazze’ eravamo solo qualcosa da acquistare, utilizzare e poi gettare via.»
 
Irene
 
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