Musangwe, il fight club africano

«Non sono ancora un uomo e non sono più un bambino. Quando diventerò un uomo sarò forte. Nessuno potrà fermarmi. Mi chiamo Tsumelo, ma per tutti sono Killer».
 
«Nella nostra cultura se sei un uomo adulto devi prenderti cura di tutti i bambini come se fossero tuoi figli, e hanno bisogno  di una persona forte, che sappia combattere». 
 
Una adolescente e un uomo di una zona remota del Sud Africa. Cosa li accomuna? Sono atleti di musangwe, una lotta tradizionale della tribù venda. 
 
A metà tra capoeira e pugilato, non ci sono mezzi per difendersi, né guantoni né caschi. Uno scontro corpo a corpo che termina solo quando uno dei due combattenti si arrende. La lotta ha origine nel 1829, quando i capi bestiame facevano lottare i tori tra loro. «Non è una battaglia con lo scopo di farsi male-dice Tsumelo-è per mettersi alla prova. Quando combatti non puoi vincere sempre. So accettare la sconfitta».
 
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