Luxottica un in-successo Italiano

Ieri, 16 Gennaio 2017
A parte il fatto che per i meridionali nostalgici e cattolici era San Marcello, tutti i giornali hanno "tuonato" (gergo giornalistico anni '90) che la nostra (si fa per dire) Luxottica ha chiuso un accordo di fusione con una società francese Essilor.
 
Per qualche ora i siti d'informazione italiani hanno tentato di vendere la storiella che si trattava di una grande crescita mondiale tra occhialeria di qualità e produttori di lenti transalpini ma a sicuro comando italiano. 

1° pietosa balla!
Basta leggere i patti stipulati tra la Delfin che controlla familiarmente Luxottica con la francese Essilor, per capire al volo che non è affatto così.
La Delfin sarà il maggiore azionista ma ci saranno due amministratori delegati uno italiano e uno francese, un cda di 16 membri diviso assolutamente a metà, un limite di voto al 31% che serve a dare agli italiani il diritto di veto nelle assemblee straordinarie ma NON il comando
In più, anche formalmente la new company nasce per offerta pubblica di scambio carta contro carta tra la Essilor che offre e gli italiani che conferiscono, ergo il significato è chiaro. 
I Del Vecchio innanzitutto trasferiscono in Francia per OPAS la loro quota, e la carica di presidente operativo a Del Vecchio Senior il che significa che, dopo di lui con ogni probabilità, la partita diventa non solo anche formalmente extra italiana, ma soprattutto tra i vertici della società francese (e i suoi dipendenti, che sono nel capitale) contro una divisissima famiglia italiana. 
 
2° pietosa balla (e triste verità)
Ma chi è la DELFIN? Di certo non è la parola delfino in inglese, ma tutt'altro!
Leonardo Del Vecchio, milanese figlio di immigrati baresi, in 20 anni porta la Luxottica da una piccola aziendina da 16 dipendenti a diventare il colosso "made in Italy" che tutti conosciamo. 
Ma oggi da chi è controllata la Luxottica? Dalla Del.Fin (Del Vecchio Finanziaria) che ne detiene la maggioranza. Il 62%.
 
Ed indovinate un pò dove ha sede legale la Del.Fin? Ovviamente in Lussemburgo!
Quindi, quello che si vuole spacciare come successo imprenditoriale italiano, come valore del made in Italy, come esempio di famiglie italiane che fanno la differenza, produce i suoi utili in Lussemburgo, mica a Milano, Barletta o dove sia giusto che sia?
 
Poi arriva il WEF
Il rapporto annuale del WEF (il Forum economico mondiale) che classifica l'Italia al 27° posto su 30 paese per crescita e inclusione sociale.
Siamo la nazione che cresce di meno in Europa, superati addirittura dalla Spagna che cresce del 2%.
 
La verità è che siamo vittime di una classe dirigente mostruosamente incompetente. E non intendo solo i politici, ma tutti coloro che comandano. Stanno distruggendo un paese e sarà troppo tardi per le future generazioni riparare il danno arrecato al sistema.
 
di Duccio
Blogger deluso
 
 

 

 

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