Generazione iGen: la vita reale non si trova sull'app store

Non è mia intenzione star qui a far la predica.

fb-dipendenzaAnche io, come sarà successo a tutti almeno una volta, ho avuto Facebook contemporaneamente aperto sullo schermo del pc e del cellulare. Mea culpa.

Siamo, ahimè, diffusamente social victim. Non ci rendiamo conto di quanto il gesto di aprire le nostre app preferite in bagno, in metro, per strada, in ascensore, pressocchè ovunque, sia diventato automatico.

Facebook e Instagram, croce e delizia. Perché  siamo portati a cliccare continuamente sullo schermo del cellulare anche se l’abbiamo sfiorato appena due secondi prima? Semplice. Ad ogni nuova notifica, non importa cosa riguardi, ci sentiamo calcolati, apprezzati, parte di qualcosa. E il nostro cervello rincorre compulsivamente questa piacevole sensazione.

Cos’è la generazione I-gen?

ragazza-igenLa principale vittima degli smartphone è l’iGen ( o iphone generation). Non più millenials, ma una fascia di cui fanno parte i ragazzi nati dal ’96 in poi,  che hanno oggi tra i 13 e i 19 anni.

 Categoria ben descritta dal giornalista dell’Atlantic Jean M. Twenge, che ha dedicato all’argomento un apposito studio, in seguito diventato un libro dal titolo "iGen: perché i ragazzi super-connessi di oggi stanno crescendo meno ribelli, più tolleranti, meno felici e completamente impreparati per l'età adulta”.

Maggiormente a proprio agio online che in giro a far bravate, fisicamente più sicuri di qualsiasi altra generazione precedente ma, in realtà infinitamente più vulnerabili. “L’iGen è una generazione cresciuta con lo smartphone. Possiedono un account Instagram prima di cominciare l’high school ( che sarebbe il nostro liceo) e non hanno memoria del mondo prima di Internet. I millenials ( i nati tra l’80 e il 2000) sono sì cresciuti  con il web, ma Internet non è costantemente presente nelle loro vite, notte e giorno” scrive Twenge. 

 Il giornalista sottolinea come l’avvento dello smartphone abbia influenzato le interazioni sociali e la salute mentale dei giovani ad ogni angolo del Pianeta. Non importa se ricchi o poveri , europei o asiatici.

igen-ragazzaIl quadro che emerge è quello di una generazione comodista, che non sente la necessità di prendere la patente non appena ne ha possibilità (Twenge utilizza tale esempio perché da sempre guidare è  il primo passo verso la libertà dai genitori) perché semplicemente non avverte il bisogno di uscire. 

Non litiga con i genitori perchè ha fatto tardi la sera prima e, anzi, non disdegna di passare il weekend a casa, sul divano, in compagnia del proprio tablet. Non si ubriaca, non fuma, non fa sesso occasionale. Insomma tutte le bravate che si fanno a quell'età ma che, nonostante tutto, sono necessarie come rito di passaggio all'età adulta.

L’evasione è tutta lì, in quel piccolo oggetto che si rigirano tra le mani. E che, a quanto pare, nonostante le mille possibilità a cui dà accesso, rende i giovani più apatici e infelici. Lo dimostrerebbe l'aumneto del tasso di suicidi tra gli adolescenti dal 2011 in poi. 

 

Siamo tutti un po' I-gen

iGenTuttavia non solo i giovani sono affetti da smartphone dipendenza. Come abitudine ormai totalmente radicata nella nostra vita quotidiana, Nekesha Hammond, presidentessa della Florida Psychological Association, ha individuato le degenerazioni più gravi nell’uso smodato dei social network.

Innanzitutto, senza rendercene conto, sprechiamo energie. Risorse che potremmo tranquillamente indirizzare a elementi più importanti della nostra vita quotidiana (ad esempio coltivare relazioni reali).

Vi è mai capitato di sentirvi particolarmente stanchi dopo una giornata passata sul letto a sfogliare la bacheca di Facebook, senza che, di fatto, vi siate mossi di un cm? Ciò avviene perché siamo sottoposti a un sovraccarico di stimoli che non riusciamo a gestire ma che, tuttavia, assorbono le nostre forze.

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Perché sui social sembrano tutti le persone più felici del mondo? Nessuno posterà mai la foto di un momento no. Neconsegue che, chi sfoglia e scorre all’impazzata i post altrui, potrebbe avvertire senso di frustrazione e depressione. Pensare, tra la foto di un piatto succulento e di una coppia felice, che la propria vita sia la più mediocre del mondo.

Se il numero di mi piace, richieste di amicizia e post comincia ad assumere più importanza di tutto il resto e se il pensiero va sempre lì anche quando si è fisicamente in compagnia di altre persone, allora la situazione potrebbe essere seriamente preoccupante.

Come arginare il problema?

idontIl punto non è il mezzo ma come lo si utilizza. Lo smartphone è stato certamente creato per nobili scopi, ma il suo impiego per qualsiasi cosa è andato a poco a poco degenerando.

Pensate che  oggi esistono persino delle app per disintossicarsi...dalle app. Una di queste è Idont, piattaforma made in Italy  inventata da Tommaso Martelli, trentaseienne esperto di comunicazione digitale.

L'app misura, controlla e limita il tempo che l’uso dello smartphone sottrae alla tua giornata. Appena scaricata mette di fronte ad un test per capire a quale grado di dipendenza  si è.

In seguito ognuno potrà impostare un limite in termini di tempo all’utilizzo del proprio telefono. Una volta superato, l’applicazione bloccherà l’accesso ad ogni funzionalità dello smartphone, fatta eccezione per email, messaggi e chiamate.

Per chi avesse una crisi d’astinenza c’è un metodo previsto per sbloccare il telefono, ma la procedura non è mica così semplice.

Soluzioni drastiche? A mali estremi…

irene-caltabiano

di Irene Caltabiano

 

 

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