Cara Lorenzin, il giorno della fertilità è la rivincita dei creativi

Il fertility day? Una vera e propria bomba social.
Quelle poche immagini, brutte e dal sapore amatoriale, sono state condivise sulle bacheche di gran parte degli italiani, generando numerose parodie. Non si è parlato di altro per giorni. Tanto da farmi pensare che quella del Ministero della salute altro non sia che una strategia mediatica sul tipo “spariamola sempre più grossa, che ne parlino male o bene , basta che se ne parli”.
 

Ieri mi è capitato di incappare in un articolo di Anna Maria Testa, una delle copywriter pubblicitarie più brave d'italia. La stessa che aveva criticato il nome esterofilo dell’evento e a cui la Lorenzin aveva chiesto di aiutare le istituzioni. Come?A titolo gratuito. Un pezzo ben fatto, come solo un bravo comunicatore sa fare: nel pieno rispetto del pubblico e del suo pensiero. Tuttavia, con la forza delle parole e una logica impeccabile, stimola il pensiero laterale, andando oltre il mero polverone degli eventi.

Sono una di quelle che ha studiato Scienze della comunicazione, anche detta dai più "Scienza delle merendine" o "esamificio". La stessa che si è sempre sentita dire «Vabbè tanto hai la laurea assicurata, è normale che tu non vada fuori corso. Non come giurisprudenza e medicina, in cui si studia davvero...».

Cari creativi, quegli slogan così inopportuni hanno segnato il nostro riscatto. Hanno dimostrato che i bravi comunicatori servono, anzi, sono fondamentali. Ogni giorno assisto al proliferare di piattaforme per creare da sé i propri siti, per diventare fotografi senza saperne nulla di fotografia, per improvvisarsi pubblicitari. Ma la disponibilità del mezzo non significa la capacità di usarlo.

Nel periodo in cui scrivevo la tesi mi rimase impressa una frase di John Lasseter, direttore creativo di Pixar e Disney. «Non fatevi sedurre dalla tecnologia. Ogni giovane rimane così entusiasta di fronte a nuovi programmi e pacchetti software, ma la tecnologia da sola non intrattiene il pubblico. È quello che si fa con essa, piuttosto. Nessuna quantità di grande animazione farà risparmiare una brutta storia».

Si può dire la stessa cosa di una buona campagna pubblicitaria. Le aziende usano gran parte dei soldi per comprare spazi promozionali e il costo sulla creatività è sempre poco rilevante rispetto a quanto dovrebbe esserlo. Quasi si tratti di un vezzo, un passatempo per bohèmienne. Anzi, dobbiamo ringraziare se si vede a malapena l’ombra di un rimborso spese.

È frustrante doverlo ripetere ancora una volta, specificare che un lavoro fatto bene richiede alta professionalità. E questa capacità va economicamente corrisposta. Quando abbiamo lasciato che il lavoro intellettuale venisse pagato, con tutto il rispetto, alla stessa cifra, se non meno, di chi fa la babysitter? Ma soprattutto, se è il Governo stesso a far passare questo messaggio, siamo fritti. Tutti i  presunti datori di lavoro si sentiranno legittimati a spremerci come un limone per qualche spicciolo o per la gloria.

Nonostante tutto, un merito la Ministra e la sua cricca di pubblicitari (che , sottolineamolo, avevano confezionato gratuitamente  i manifesti) un merito ce l’hanno: l’aver messo in luce il problema  e di aver segnato, finalmente la rivincita dei creativi. Sperando che anche quest’argomento, come credo si auguri la stessa Lorenzin, non finisca presto nel dimenticatoio.

di Irene Caltabiano

 

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