L’ex dipendente ipoteca la casa e rileva l’azienda. Oggi vale due milioni di euro

Possibile che un’attività sana e che produce utili venga chiusa? 

Purtroppo sì, in un’economia come quella odierna troppo spesso “drogata” dalla finanza. È successo a Saronno alla Anovo, specializzata nell’assistenza tecnica post vendita di apparecchiature in garanzia (telefoni, pc, ecc ecc)  che però si è salvata, ed è rinata sotto il nome di A-Novo. L’artefice di tutto è stato Enzo Muscia, che nel 2011 ci lavorava come direttore commerciale, e che ha poi deciso di ipotecare la casa e utilizzare la sua liquidazione per rilevarla. Correva l’anno 2013. A oggi l’impresa dà lavoro a 38 persone, tutti ex dipendenti, e ha un fatturato di due milioni di euro.

Il percorso di Enzo Muscia all’interno della sede lombarda della multinazionale francese comincia nel 1990, in veste di tecnico riparatore specializzato. Nel corso degli anni dimostra le sue abilità e fa carriera, fino a diventare direttore commerciale. Il 2011 rappresenta una sorta di apice: circa 300 dipendenti, un portfolio di clienti ricco e prestigioso, il bilancio in attivo. All’improvviso, la funesta notizia: la casa madre, quotata in Borsa, decide di chiudere la filiale per ripianare i conti. A quel punto inizia il nero tunnel della cassa integrazione, e arriva un curatore fallimentare, incredulo davanti alla piega che stanno prendendo gli eventi.

Così, insieme a 20 altre persone Enzo Muscia crea un ramo d’azienda sotto curatela fallimentare e comincia a cercare qualcuno che voglia ricapitalizzare. Nessuno però si fa avanti. E nel novembre 2012 ricomincia la cassa integrazione.

«Non si poteva buttare via tutto, le conoscenze, le esperienze di più di 20 anni di lavoro. Non ho avuto un attimo di esitazione. In una settimana ho deciso che avrei acquisito io l’azienda. Il primo problema da affrontare era trovare le risorse finanziarie. Ho chiesto agli istituti bancari, ma volevano che garantissi con le mie risorse personali, che fossi io il primo a credere nel progetto». Così Enzo Muscia investe tutto ciò che ha. «Chiamo 8 colleghi e inizio a bussare alla porta di ogni cliente. Alcuni mi danno fiducia».

L’azienda rinasce sotto il nome di A-Novo. Un trattino che dice molto. Evoca il profondo cambio di prospettiva che si è prodotto, nel frattempo. «Era una scommessa. Non avevamo risorse. Ci siamo dovuti occupare personalmente di tutto, anche della ristrutturazione dei locali. Ci siamo rimboccati le maniche. Avevo poco, ma ci credevo tanto».

Passa il tempo e la A-Novo, costantemente e gradualmente, accumula sempre nuovi traguardi, fino a giungere alla posizione consolidata di oggi. «Sono ripartito con la valigetta in mano e un pensiero fisso: se in tre mesi non si vede nessun risultato, lascio. Per fortuna è andata». Ed Enzo Muscia attribuisce il merito della “impresa” a tutti quelli che, insieme a lui, ci hanno creduto, investendo tempo, energie e denaro. La marcia in più, spiega, è nella squadra più che nel singolo. « Ci sono state tantissime difficoltà. E ancora oggi dormo sempre con un occhio aperto. Ma sono soddisfatto del coraggio che ho avuto».

In un contesto come quello odierno, in cui la finanza incide sempre più pesantemente sull’economia reale, figure come quella di Enzo Muscia sono estremamente preziose. Coraggio, competenza e lungimiranza gli hanno consentito di ribaltare una storia che sembrava già scritta. La vicenda dimostra inoltre che, l’impegno congiunto dei lavoratori è capace di incidere sensibilmente sulle sorti di un’impresa. Purtroppo, le proporzioni elefantiache della macchina burocratica sono il peggiore inibitore del coraggio e della capacità delle persone di diventare formiche argentine, esprimendo la loro capacità di essere massa critica. 

 
 

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