Expats Italia-New York: la fuga delle nuove generazioni si fa web serie

Expat: persona bianca, medio-borghese, che si sposta all’estero per lavorare in istituzioni importanti.

Sicuramente più politically correct di immigrato. Come diceva il buon Nanni Moretti in Palombella Rossa, le parole sono importanti. Un solo termine può fare la differenza e dare valore ad un’esperienza, cambiare il tipo di approccio verso l’altro. Questo l’obiettivo di Expats New York, serie web che racconta una generazione figlia dell’Italia, ma anche di Costa D’Avorio, Senegal, Haiti. Giovani che, ancora una volta, si mettono in viaggio e cercano la propria identità in un Paese diverso da quello in cui sono cresciuti.

L’idea è di Johanne Affricot, regista e videomaker, madre haitiana e padre ganese. «Sono abituata a viaggiare molto, chi mi chiede da dove provengo stenta a credere che io sia italiana. Ancora oggi l’Italia, a differenza di Paesi come la Francia o l'Inghilterra, è percepita come un paese esclusivamente bianco, quando invece la compagine sociale e culturale della popolazione evidenzia una moltitudine di colori e diversità ». E questa diversità è proprio ciò che Johanne ha voluto raccontare, storie legate dal filo rosso del viaggio, tra ricerca di lavoro, amore e odio per il Bel Paese, arte, musica e creatività.

Pelle scura e parlata romana. Capelli riccissimi e accento di Treviso. Mescolanze interessanti, che fanno emergere quanto,in alcuni casi, ci sia ancora tanto da imparare sulla parola integrazione. Episodi da dieci minuti ciascuno, che raccontano la nuova generazione molto più di lunghe e dettagliate analisi. Sarah, in arte Sarah Von H deejay, ivoriana di nascita, lascia Milano per la Grande Mela. Lì trova possibilità di crescita professionale che l’Italia non le aveva dato, diventando in breve artist developer. Per lei la musica è tutto, anche un’arma per superare momenti difficili ed episodi di razzismo subiti durante l’adolescenza.

Pierre invece è un ragazzone alto e impostato, aria simpatica e sorriso aperto, che ti stupisce con la sua cadenza ciociara. Mamma e papà sono rispettivamente senegalese e haitiano. Ex giocatore di basket, dopo aver girato mezzo stivale con la squadra, vive a New York da circa due anni e ha aperto una pizzeria italiana a Westwood. «Nessuna famiglia è come quella del Mulino Bianco. Ma sono contento di come sono stato cresciuto dai miei genitori.  Non nascondo che a volte si faceva fatica a trovare nel frigo persino pane, latte e uova perciò ho cominciato a lavorare fin dai quattordici anni. Lo sport è stato il mio punto di riferimento in qualsiasi situazione, regalandomi le amicizie che possiedo ancora oggi». La multiculturalità Pierre se la porta letteralmente addosso. Ha infatti creato HISU (Haiti-Italia-Senegal-United States),marchio di abbigliamento che racchiude le quattro anime di Pierre. 

E c’è anche Semhar, che ama alla follia Lucca, città in cui è cresciuta. I suoi genitori sono approdati in Italia a causa della guerra di indipendenza tra Eritrea e Etiopia. A differenza di altri, è uscendo dal piccolo centro toscano che la giovane si rende conto di come la sua provenienza può rappresentare una fonte di pregiudizio. Dopo il liceo così si trasferisce a Londra ma non riesce a coronare il suo sogno lavorativo, fare l’account manager di un’agenzia creativa. Motivo? La crisi finanziaria del 2008, che fa precipitare l'offerta professionale. Dopo tre anni a Milano, città che le ha regalato tantissimo, capisce che è di nuovo tempo di cambiare e approda a New York, dove trova opportunità e professionalità che non ha mai riscontrato altrove.


Vite che regalano suggestioni e ispirazioni. Origini diverse, stessa voglia di realizzare i propri sogni. Le puntate sono tutte gratuitamente disponibili su YouTube sotto Griot, canale che raccoglie storie di creatività e interculturalità.

 Il futuro non è mica solo roseo; appartiene a mille sfumature diverse.

 

di Irene Caltabiano

 

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