È giusto controllare le chat di mio figlio?

"Ho paura che mio figlio possa essere adescato..."

Tempo fa avevo un’amica che controllava ogni giorno il cellulare del figlio adolescente: sbirciava le sue chat di Whatsapp per sapere con chi si sentisse, che cosa gli scrivessero gli amici, se avesse una storia con qualche ragazzina.

Esaminava ogni parola delle conversazioni per vedere se il figlio o i suoi amici scrivessero cose volgari o offensive, se parlassero di esperienze sconvenienti per la loro giovane età e se saltassero la scuola. Controllava anche le foto che i ragazzi si scambiavano, inconsapevoli di essere spiati, e ascoltava le note vocali; un giorno è arrivata persino a collegarsi al profilo Facebook del figlio, temendo che potesse cadere vittima di qualche pedofilo.

Risultato: il ragazzo si è indispettito e l’ha rimproverata per aver violato la sua privacy, poi ha iniziato a confidarsi sempre meno con sua madre.

Sotto una campana di vetro

Ripensando a questa storia, ho provato a immedesimarmi nella mamma, spaventata dalla facilità con cui un bambino o un adolescente può cadere nei mille tranelli del web ed essere importunato da malintenzionati, ma anche nel figlio, che si è sentito invadere dalle apprensioni della madre e non ha potuto sperimentare una seppur minima forma di indipendenza, di cui crescendo si inizia a sentire il bisogno.

Ho ripensato a me stessa da adolescente. Come mi sarei sentita se mia madre avesse sbirciato nel mio diario segreto? Probabilmente mi sarei imbarazzata per le cose che avrebbe letto. E mi sarei sentita tradita; avrei avuto difficoltà nel confessarle i miei segreti e le mie paure, in un’età in cui invece c’è più bisogno che mai di una guida. 

La scrittrice Michelle Icard, nel suo libro Middle School Makeover, spiega che i ragazzidevono avere la possibilità di sperimentare da soli il confine tra ciò che li fa stare bene e ciò che provoca in loro vergogna e disagio, tanto da non voler fare (o rifare) determinate scelte.

Tutti siamo stati adolescenti e abbiamo fatto i nostri errori; voler tenere i nostri figli sotto una campana di vetro, soffocati dal bisogno continuo di controllo, non li aiuterà di certo a diventare adulti consapevoli.

Cosa fare, allora?

Prima di lasciare bambini e minorenni da soli con uno smartphone o un computer tra le mani, è bene istruirli sui pericoli che possono correre in reteCyberbullismo, criminali informatici e pedofili sono pericoli sempre in agguato, ma dando le giuste istruzioni è possibile aiutare i più giovani ad avere un’esperienza positiva con il web.

A tal proposito, segnalo una piattaforma di Facebook dedicata a genitori e insegnanti, oltre a quella pensata per difendersi dal bullismo. Ricordo, infine, la campagna della Polizia di Stato “Una vita da social”, che gli agenti portano avanti nelle scuole per insegnare ai ragazzi – e ai loro genitori – a difendersi dalle insidie della rete. 

Cortometraggio: la storia di Giulia, adescata sul web - guarda il video
Vi lascio con un cortometraggio realizzato qualche anno fa dagli studenti di una scuola superiore di Roma per sensibilizzare sui pericoli della rete:

 Rosa Cambara

 Blogger

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