Cyber democracy, coopetition, politica pop...e l'informazione diventa libera

Finalmente l’abbiamo anche noi.
L’Italia era rimasta indietro rispetto  agli altri ottanta paesi in cui il Foia esiste già da diversi anni. Ma cosa vuol dire il fantomatico acronimo? Freedom of information act.  In pratica, una norma che assicura a chiunque l’accesso a documenti e dati detenuti dalle pubbliche amministrazioni. 
Il diritto potrà essere esercitato da  cittadini, associazioni, imprese, senza bisogno di specificare il motivo della richiesta. Governo e  Parlamento hanno approvato la norma grazie a Foia4Italy, rete che unisce 30 organizzazioni della società civile, tra attivisti e d esperti, per un totale di  88mila cittadini. Nonostante la strada da fare sia ancora parecchia per rendere la pubblica amministrazione italiana sempre più trasparente il risultato raggiunto è importante.  L’approvazione è avvenuta infatti esclusivamente tramite mobilitazione civica.
 Il consenso al decreto regala nuove speranze sul futuro della politica. Se la libertà è partecipazione, come diceva il caro Giorgio Gaber, abbiamo dimostrato di esser capaci di rompere le catene. Non è vero che la gente non è più interessata alla democrazia. Semplicemente partecipa con forme nuove, diffidando di quelle tradizionali, ma mostrandosi invece ben disposta di fronte all’orizzontalità della rete.  Il potere dal basso funziona, perché viene visto come proposta,  come cooperazione piuttosto che imposizione dall’alto. 
La via per  attuare la collaborazione fra aziende  è la coopetition, strategia di business in cui imprese concorrenti scelgono di collaborare limitatamente a certe attività del proprio settore.  Chi ha organizzato eventi divulgativi , chi ha elaborato proposte, chi si è occupato di comunicazione  e sito web. Senza assemblee, scontri, o manifesti . Ognuno con mezzi e tempi a disposizione e in  modo rapido e veloce grazie al supporto informatico. 
 
Fondamentale anche la comunicazione ai non addetti ai lavori. Un gran numero di persone sono state raggiunte grazie all’uso di un registro ad hoc, avulso dal lessico tecnico.  L’obiettivo era far comprendere perché l’Italia avesse bisogno di un FOIA. Come l’eliminazione del silenzio diniego, ovvero il rifiuto non motivato  delle richieste, la gratuità dell’accesso, la libertà  di ciascuno di non dover identificare chiaramente i documenti richiesti. 
 
 Last but non least, essere pronti a lottare per difendere le proprie ragioni. Non è detto che, per il semplice fatto che una richiesta venga inoltrata debba essere approvata. Si deve essere pronti al confronto e al compromesso. 
Finalmente anche l'Italia ha detto sì alla trasparenza dell'informazione.
 

Il Bel Paese era rimasto indietro rispetto agli altri ottanta in cui il FOIA esiste già da diversi anni. Cosa vuol dire il fantomatico acronimo? Freedom of Information Act, norma che assicura a chiunque l’accesso a documenti e dati detenuti dalle amministrazioni, dai conti pubblici alla salubrità ambientale.

Il diritto potrà essere esercitato da cittadini, associazioni, imprese, senza bisogno di specificare il motivo della richiesta. Governo e  Parlamento hanno approvato la norma grazie a Foia4Italy, rete che unisce 30 organizzazioni della società civile, tra attivisti ed esperti, per un totale di  88mila cittadini. Nonostante la strada per rendere la pubblica amministrazione italiana sempre più trasparente sia ancora lunga, il risultato raggiunto è importante; l’approvazione è avvenuta infatti esclusivamente tramite mobilitazione civica.

 Il consenso al decreto regala nuove speranze sul futuro della politica. Se la libertà è partecipazione, come diceva il caro Giorgio Gaber, abbiamo dimostrato di esser capaci di rompere le catene, oltrepassare quel sottile confine tra cittadinanza e sudditanza. Non è vero che la gente non è più interessata alla politica. Semplicemente ne prende parte con forme nuove, diffidando di quelle tradizionali, ma mostrandosi invece ben disposta di fronte all’orizzontalità della rete.  Il potere dal basso funziona, perché si nutre di cooperazione piuttosto che di imposizione dall’alto.

La via per  attuare la collaborazione fra aziende  è la coopetition, strategia di business in cui imprese concorrenti scelgono di collaborare limitatamente a certe attività del proprio settore.  Chi ha organizzato eventi divulgativi , chi ha elaborato proposte, chi si è occupato di comunicazione  e sito web. Senza assemblee, scontri, o manifesti . Ognuno con mezzi e tempi a disposizione e in modo rapido e veloce grazie al supporto informatico.

 Fondamentale anche la comunicazione ai non addetti ai lavori. Un gran numero di persone sono state raggiunte grazie all’uso di un registro ad hoc, avulso dal lessico tecnico.  L’obiettivo era far comprendere perché l’Italia avesse bisogno di un FOIA. Alcuni punti fondamentali? Eliminazione del silenzio diniego (ovvero il rifiuto non motivato  delle richieste),  gratuità dell’accesso, libertà  di ciascuno di non dover nominare esattamente i documenti richiesti.

 Last but non least, essere pronti a lottare per difendere le proprie ragioni. Non è detto che, per il semplice fatto che una richiesta venga inoltrata, debba essere approvata. Si deve essere pronti al confronto e al compromesso. 

 

di IRENE CALTABIANO

 

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