Creare un’app e monetizzarla? Ecco come si fa (Prima parte)

L’apparenza inganna.

A prima vista si potrebbe pensare che lo sviluppo di applicazioni per tablet e smartphone sia un’attività esclusivamente appannaggio di esperti programmatori o ingegneri informatici. In genere, peraltro, si ritiene che solo i più giovani abbiano le capacità necessarie per cimentarsi in questo settore altamente remunerativo.

Niente di più sbagliato, perché gli unici requisiti indispensabili per sviluppare app sono passione e creatività. Al resto pensano specifici e intuitivi tool messi a disposizione (gratuitamente) dalle tre piattaforme mobile esistenti, vale a dire Android, iOS e Windows Phone.

Craig Federighi, Senior Vice President Software Engineering di Apple, in occasione del lancio dell’app di sviluppo Swift Playgrounds ha sottolineato che tutti dovrebbero avere l’opportunità di imparare a programmare, così da poter esprimere appieno il proprio potenziale creativo.

La signora Masako Wakamiya, un’intraprendente anziana giapponese, sembra aver preso alla lettera queste parole. Alla veneranda età di ottantuno anni, infatti, ha lanciato la sua primissima app (il cui nome è Hinadan) nel negozio virtuale del colosso di Cupertino.

I tool di programmazione sono volutamente gratuiti e semplici da usare, perché Google, Apple e Microsoft hanno tutto l’interesse affinché i rispettivi store pullulino di nuove app. Anche perché ogni sviluppatore che intende lanciare le sue creazioni sul mercato deve iscriversi nell’apposita sezione e pagare una quota una tantum.
 

Un po’ di numeri.

Prima di analizzare in maggior dettaglio come si progetta un’app, è bene evidenziare che il sistema operativo per dispositivi mobili più diffuso al mondo è Android, la cui quota di mercato aggiornata ad aprile 2017 si attesta attorno al 63% del totale. Segue iOS col 34% e infine, staccatissimo, il sistema operativo Windows Phone con appena il 3%.

Ciò lascia intendere come sia il caso di specializzarsi nello sviluppo di app per Android, se si desidera avere accesso al bacino d’utenza più ampio a livello globale. Il che, tuttavia, tra tanti benefici comporta anche il problema dell’adattabilità dell’applicazione su supporti tra loro molto differenti.

La capillarità di Android, in realtà, è dovuta essenzialmente al fatto che tale sistema operativo è installato sulla gamma di dispositivi più vasta del mercato. A differenza dei prodotti Apple, destinati a una clientela più abbiente, Google abbraccia tutte le classi sociali. Chi può permettersi di spendere 1000€ per uno smartphone, così come chi può investirne appena ottanta, ha comunque la possibilità di servirsi delle funzionalità Android.

Naturalmente, nel caso in cui l’app creata per uno specifico sistema operativo riscuota successo, sarà il caso di renderla disponibile anche per le piattaforme concorrenti. Il che, sostanzialmente, significa tradurre il codice in un altro linguaggio.

Come si progetta un’app?

Innanzitutto bisogna sgombrare la mente da qualsiasi tecnicismo e avere un approccio totalmente astratto. Non ha senso preoccuparsi di come realizzare l’app o quanto difficile possa essere, se non si ha ancora idea di cosa fare. Perdersi in questi dettagli, nella fase embrionale del progetto, porta spesso le persone a occuparsi di temi già trattati e a produrre delle banali repliche di qualcosa che già esiste.

Se invece si vuole proporre qualcosa di originale, è bene fare una sorta di meditazione e partire da un semplice pensiero o, perché no, da un volo pindarico. Le idee che hanno rivoluzionato il mondo sono partite sempre da un’astrazione o da una necessità che nessuno, fino ad allora, aveva preso in considerazione.

Un esempio di come dovrebbe cominciare il processo creativo? Da un pensiero tipo: «Sarebbe molto bello se esistesse un’app che t’impedisce di fare un errore un attimo prima di commetterlo.» Non c’è nulla di tecnico in un’affermazione simile: c’è solo una necessità particolarmente ambiziosa per la quale si vorrebbe trovare una soluzione.

Poi si passa alla fase mock-up, ossia ci si arma di carta e matita per disegnare l’app, rappresentandola come una sequenza di schermate. Un po’ come dire: non ho assolutamente idea di come fare a realizzare tutto ciò, ma so perfettamente come vorrei che fosse. E se l’hai potuta immaginare e abbozzare, senz’altro la puoi anche materializzare.

L’ultimo step, infatti, è quello di tradurre il progetto grafico in codice, attraverso i tool cui si è accennato all’inizio. Con l’ausilio di manuali e tutorial, chiunque può riuscire in questo intento. Proprio perché tali software sono user-friendly, intuitivi, e non a caso offrono un’interfaccia visuale, anziché a caratteri. Più o meno come un CMS nell’ambito della creazione di una pagina web.

Per quanto riguarda Android, tutto quel che occorre per scrivere un’app è il Java SE Development Kit e l’applicazione Android Studio, entrambi scaricabili gratuitamente. Passione e determinazione saranno poi gli ingredienti per portare a termine il lavoro.

Una volta scritta e testata l’app occorrerà distribuirla sul Play Store, il che implica la creazione di un account da sviluppatore. Per attivarlo bisogna compilare l’apposito modulo online e pagare 25$ una tantum tramite la carta di credito collegata al proprio profilo Google.

Nella seconda parte di questo articolo analizzeremo metodi e strategie per monetizzare un’app, perché se è vero che realizzarne una è un traguardo importante, lo è altrettanto il guadagnarci.

 

di Giovanni Antonucci

autore del romanzo "Veronica Fuori Tempo"

 

 

 
 
 
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