Acquaformosa: aiutare i migranti “a casa nostra” è l’unico modo per impedire che questa sparisca

Gestire il tema dell’accoglienza con buonsenso e apertura, tenendosi lontani dai facili allarmismi farebbe bene a tutti. 

Aiuterebbe migranti e italiani. L’abbraccio tra culture risulta infatti proficuo non solo dal punto di vista umano, ma anche in termini meramente pratici e concreti. Fortunatamente il Paese è disseminato di storie che raccontano buone prassi dell’incontro, situazioni – letteralmente – esemplari che confutano le tesi fondate sull’assunto che l’Altro è “portatore sano” di complicazioni, e va aiutato sì, ma a casa sua. 

 
 
AcquaformosaAd Acquaformosa (Cosenza) è in atto, da ormai circa dieci anni, una rivoluzione silenziosa. Una rinascita umana e abitativa resa possibile dal trasferimento in loco di migranti di varie nazionalità (africana, est europea). Così, a oggi la proporzione tra residenti italiani e stranieri è di 1.000 a 100.
 

Perché Acquaformosa?

Il comune del Pollino gode di una posizione paesaggisticamente invidiabile, ma che rappresenta un’arma a doppio taglio dal punto di vista logistico. Il piccolo centro calabrese ha infatti seriamente rischiato lo spopolamento, trovandosi a un passo dall’accorpamento a Lungro, nucleo urbano limitrofo con più di tremila abitanti. Acquaformosa, che dista da Cosenza circa un’ora di pullman, fino al 2008 ha visto assottigliarsi in modo pressochè costante il numero di residenti: il rapporto tra anziani e giovani era praticamente sbilanciato in quanto questi ultimi, appena possibile, partivano. Una triste realtà, questa, nota a moltissime aree del Centro-Sud. Eppure, quando probabilmente più nessuno se lo aspettava, c’è stata un’inversione di tendenza. Piccola, ma ostinata e costante…
 

Tutto è iniziato grazie ai progetti Sprar (Servizio di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati)

Dieci anni fa l’iniziativa, patrocinata dal Ministero dell’Interno, ha portato nel comune cosentino circa trenta migranti, per un totale di quattro nuclei familiari. Questi hanno ricevuto sin da subito una calorosa accoglienza da parte dei residenti, che probabilmente recano in sé una sorta di memoria inconsapevole della storia del paese. Acquaformosa è infatti un centro caratterizzato dalla tradizione arbreshe: qui nel 1.400 sbarcarono gli albanesi, e ovunque i cartelli di piazze e strade mostrano la denominazione in doppia lingua, a memoria dell’avvenimento. 
 
La presenza dei migranti ha innescato un circolo virtuoso caratterizzato dallo sviluppo di nuove opportunità lavorative che hanno interessato anche chi altrimenti sarebbe rimasto in una condizione di svantaggio”. Così Giovanni Manoccio, sindaco del piccolo centro calabrese. “Prima di attivare questa iniziativa mi sono documentato, e ho analizzato a fondo il rodato modello di accoglienza adottato dal Comune di Riace”. 
 
AcquaformosaI progetti Sprar portano qui circa un milione di euro all’anno e impiegano non solo i ragazzi dell’associazione Don Vincenzo Matrangolo, che si occupano di accoglienza, ma anche alcuni interpreti … e i proprietari dei locali negozi di alimentari. Dal canto loro, i migranti hanno reso possibile ammodernare e recuperare il centro sportivo di Acquaformosa, e gli immobili di alcuni ex residenti.  Insomma, un rapporto di scambio, umano e materiale, che aiuta e fa crescere ambo le parti. 
 

Stabilizzare le eccezioni “eccellenti”

Questo è stato il proposito con cui, a giugno dello scorso anno, l’eurodeputato Andrea Cozzolino ha invitato a Bruxelles i sindaci di Riace, Carlopoli e Acquaformosa. 
Non ci piace il sistema che fa capo alle prefetture, in quanto prevede lo smistamento dei migranti negli alberghi, mentre noi puntiamo sui centri urbani, e sulla possibilità di integrare al loro interno gli stranieri, contrastando al tempo stesso l’erosione abitativa che investe moltissime aree del centro-sud”.  Così Giovanni Manoccio. 
 
Tuttavia, dispiace che questi comuni virtuosi vengano spesso lasciati soli, e costretti a un fai da te non sempre facile nè auspicabile. “Purtroppo il Governo non ci è stato vicino, ma, nell’indifferenza generale, siamo intervenuti a tamponare incertezze anche drammatiche. Non pretendiamo di avere risposte definitive, però portiamo avanti con impegno la nostra esperienza”. A fare il punto è Mimmo Lucano, sindaco di Riace. 
 
AcquaformosaE come spesso succede, all’assordante silenzio nazionale corrisponde risonanza e visibilità all’estero.  Così, quest’anno Acquaformosa e la Calabria sono stati i protagonisti della 34esima edizione del Festival des migrations, des cultures et de la citoyenneté organizzato dal magazine lussemburghese Passaparola
 
Come a dire, che contesti geografici che hanno vissuto processi migratori simili possono confrontarsi, scambiarsi metodi, testimonianze, suggerimenti e magari collaborare, a patto che, di fondo, ci sia la volontà di guardare all’esterno e non concentrarsi, nevroticamente, a fissare il proprio ombelico…
 
 
 
 
 
 
 
francesca garrisi
 

 

 

 

 
 
 

 

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