A ciascuna la sua femminilità

Quando si tratta di bellezza noi donne sappiamo essere i giudici più implacabili

Non solo nei confronti di altri soggetti di sesso femminile – ché al netto dei proclami celebranti il girl power, la solidarietà “rosa” è un sentimento raro da trovare, e  discontinuo nelle sue manifestazioni -  ma anche e soprattutto verso noi stesse.

“Il diavolo è nei dettagli”

Insicurezza-specchioAnalitiche (fin troppo), riflessive (tendenti al rimuginìo), perfezioniste allo spasmo, spesso basta un elemento fuori posto per compromettere irrimediabilmente la piacevolezza e l’armonia sprigionate dall’immagine che ci restituisce lo specchio. Quando le aspettative e lo sguardo esigente sfociano nel parossismo, perdiamo di vista l’insieme, rischiando di cadere nella trappola dell’insoddisfazione cronica.

Disprezzare noi stesse, o anche semplicemente convincerci di “non essere un granché” non solo è l’anticamera della svalutazione altrui, ma anche -  e soprattutto – equivale a soffocare la nostra femminilità. Mortificandola, affibbiandole etichette e giudicandola, ci precludiamo l’opportunità di vivere un’esistenza piena e creativa.

“Se ti comporti come fossi una dea, è così che sarai trattata”

FemminilitàCome tutte, anch’io ho vissuto il mio personale (e relazionale) purgatorio, in cui si mescolavano scarsa consapevolezza, insicurezza e costante convinzione che qualunque altra ragazza fosse più interessante di me. Il confronto (o meglio, lo scontro frontale) con la realtà mi ha costretta a fare i conti con limiti che non avevano nulla a che vedere con il corpo, ma piuttosto con la percezione globale che avevo di me.

Come può camminare con quel micro costume che scopre impietoso le caverne scavate dalla cellulite, e sentirsi Afrodite?

Ricordo ancora con estrema chiarezza il pomeriggio di agosto di più di quindici anni fa in cui questo pensiero attraversò con la perentorietà di un fulmine la mia mente. Inevitabile provare il sapore vetroso dell’invidia, quando “maneggi” ancora con una certa goffaggine la tua (acerba) femminilità.

Tuttavia, quell’episodio mi fece capire che una ragazza poteva piacersi senza dover aderire a canoni e stereotipi che altri tentavano di imporle. Una constatazione che può apparire banale, forse, ma solo a chi ha un’immagine di sé ormai solida e sufficientemente definita. Nessuno ha il diritto di dirci che una minigonna sia più femminile di un gonnellone gipsy o della combo jeans/sneakers, ma se la critica ci ferisce e/o mette in discussione, la causa non è da ricercare in ciò che indossiamo, bensì in una fragilità interiore.

Cosa rende ognuna di noi bella (nel senso globale del termine) e unica? La coscienza di ciò che ci appassiona, dei pregi e difetti che ci contraddistinguono, e la capacità di vivere entrambi con un pizzico di autoironia, senza prenderci troppo sul serio.  Così, anche un’imperfezione può diventare punto di forza, se si accompagna a una spiccata personalità.

Conoscere e valorizzare la nostra autenticità è il primo passo per muoverci con disinvoltura nella nostra pelle: la femminilità è naturale conseguenza di uno stato di benessere diffuso. Ciò che attiene al corpo è accessorio: sta a noi decidere se – e quanto – potere conferirgli.

 
francesca garrisi
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