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Serendipity

Non esiste un solo tipo di odio

“Quanto è più piccolo il cuore, tanto più odio vi risiede”  (Victor Hugo)

odio-1La psicologia ancora non si esprime apertamente. Emozioni che si mescolano, agiscono sull’individuo, creano uno stato confusionale e imprevedibile capace di far commettere azioni anche pericolose. Cosa spinge all’odio?

Identificare

Possiamo classificare l’ostilità in quattro aggettivi.

1. Fredda . Un esempio è l'omofobia. L’odio deriva da paura e disgusto verso altre persone. Non c’è rabbia ma semplicemente una repellenza che porta la persona ad evitare qualsiasi cosa che ritiene ripugnante e ingiusta.

2. Calda. È il caso tipico degli omicidi in amore. Si manifesta sotto forma di rabbia e paura verso un individuo e le azioni che potrebbero ferirci.

3. Gelida.  L'odio razziale. Le persone che provano questo tipo di ostilità, si sentono superiori alle altre . In alcuni casi chi odia in maniera gelida pensa che certe persone non meritino di vivere. Questo tipo di avversione può essere identificato anche in contesti lavorativi, dove c’è concorrenza e si persegue un unico obbiettivo.

4. Bruciante. Chi lo nutre ha solo un obbiettivo: uccidere. È il suo scopo di vita, non pensa alle conseguenze. Si alimenta di ostilità e avversione e l’unico modo per porre fine a questo stato è annullare la persona odiata.

Intervenire

odio-dueÈ complesso controllare e abbattere l’odio. Chi prova emozioni distruttive destabilizza la propria vita. È spesso in cerca di un confronto e, quando ciò non accade, il sentimento si amplifica ancora di più.  Il nervosismo sale e la testa è schiava di un unico pensiero: “il nemico”. Ma possiamo applicarci: una volta identificato, interveniamo a piccoli passi affinché  il sentimento si affievolisca.

Elaborare la rabbia. Impariamo a fare autoanalisi. Riflettiamo sul motivo per cui odiamo quella determinata persona. Ci ha tradito? Com’è la nostra  vita ora? Ha senso nutrire un tale sentimento? Vale davvero la pena dipendere ed essere condizionati da una persona che in realtà non ci merita? Interrogatevi. Fate chiarezza e vedrete che i vostri sentimenti cambieranno.

Distrarsi. Cerchiamo di fare qualcosa che porti la mente da un’altra parte. Impegniamoci emotivamente in nuove attività: stare a casa o andarcene a spasso con il pensiero fisso di una determinata persona, non aiuta. Ascoltiamo musica diversa, leggiamo libri, applichiamoci in cose che sono fuori dalla nostra routine quotidiana. Prepariamo la mente a sorprenderci, nutrendo il nostro spirito di  sentimenti nuovi e positivi.

Tagliare i ponti. Evitiamo la persona che odiamo. Ovviamente se non  l'abbiamo davanti agli occhi ogni giorno sarà più difficile riuscire a dimenticarla, soprattutto se ci ha fatto del male. Se si tratta di un collega e un dialogo non è stato d’aiuto a calmare le acque è necessario trovare il coraggio e prendere come ipotesi l’idea di cambiare lavoro. In egual modo, se si tratta di un ex con figli a carico cercate di ridurre gli incontri.

Sono importanti i piccoli passi. Il primo miglioramento è la consapevolezza del sentimento e la necessità di combatterlo: perdono“voglio smettere di odiare quella persona”. Se questo diventa il vostro obbiettivo, non abbandonatelo nemmeno un giorno, e pian piano l’avrete raggiunto senza rendervene conto. Vi sentirete persone nuove e vi pervaderà una carica di positività. L’odio diventerà un ricordo lontano appartenente ad una vecchia vita.

Se dopo aver utilizzato queste tecniche  queto sentimento negativo sembra non lasciarvi ancora in pace, cercate di ridurre al minimo il tempo che impiegate a sprecare  l’energia del pensiero. Ridomandatevi se davvero ne vale la pena.

 Non avete – forse - già rubato troppo tempo alla vostra vita?

 

di Luca Mordenti

 
 
 
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HIV, il ritorno del virus dimenticato

Le vittime di Valentino

Come sarebbe se l’uomo che dice di amarvi e che vi presenta allegramente alla famiglia, da un momento all’altro vi guardasse negli occhi dicendovi che non solo vi tradisce con altre donne ma di essere sieropositivo?

Le vittime di Valentino, l'"untore" romano che, nascondendo la sua sieropositività, ha infettato coscientemente cinquantadue donne, sanno cosa significa. I notiziari tuttora ne parlano, le ragazze colpite e adescate tramite social network gridano il disagio di questa triste storia.

 

Tutto questo ci fa rabbrividire e arrabbiare. Episodi del genere ci mettono in allarme, spiritualmente e fisicamente. Ripercorriamo nella mente le avventure passate sotto le lenzuola, guardiamo il nostro partner e cerchiamo continua fiducia.

In Italia ci sono trentamila persone malate che non sanno di aver contratto il virus. Come dobbiamo comportarci? Quali precauzioni conviene prendere?

Viviamo in un’epoca in cui la continua ricerca di cure ha datoesiti postivi. Oggi non si muore più per questa malattia e si può condurre una vita normale.  Ma poco importa. Sapere se si ha il virus (facendo il test), conoscerlo e prevenirlo è necessario per il proprio benessere.

Cos'è l'HIV

Un virus che attacca e indebolisce il sistema immunitario. Appena si insinua nel corpo rimane alcune ore localizzato tra i tessuti dove c'è stata l'infezione, poi comincia a moltiplicarsi rapidamente nel sangue fino ad arrivare ai linfonodi. I primi sintomi compaiono nel giro di un mese: febbre, sudorazione notturna, stanchezza, diarrea... Il corpo reagisce producendo anticorpi che però vengono pian piano sovrastati dalla malattia. L’HIV riprende terreno e continua a moltiplicarsi per anni danneggiando ulteriormente il sistema immunitario.

Come prevenirlo?

Si viene contagiati prevalentemente attraverso sangue, sperma e secrezioni vaginali. Il rapporto sessuale è quindi il momento in cui si deve prestare . È importante e necessario perciò usare sempre il preservativo. In egual modo, anche attraverso il sesso orale è possibile trasmettere il virus. Si consiglia di utilizzare precauzioni, soprattutto quando si hanno incontri occasionali.

Come comportarci con le persone malate?

Quando si viene infettati la difficoltà maggiore nei rapporti sociali, non è a carico della vittima bensì della persona che le sta accanto. Nel 2017 c’è ancora molta ignoranza, paura e disinformazione.

Manuela (una vittima di Valentino) si racconta e divide le persone in due categorie: «Quelle che ti offrono il caffè nel bicchiere di vetro e quelle che lo fanno nel bicchiere di plastica».

Quel che non è ancora chiaro è che l’HIV non si trasmette attraverso una oggetti condivisi, mangiando dallo stesso piatto, utilizzando il bagno in comune principalmente per i motivi sovraesposti. Infatti, non vi è nessun caso in cui una persona sieropositiva abbia contagiato un proprio familiare.

La storia di Valentino e del perché abbia voluto infettare e prendersi gioco delle proprie vittime è un fatto che implica la sfera patologica. Ma, nello stesso tempo, ha riportato alla luce un problema e una necessità di prevenire e far attenzione ad una malattia che sembra dimenticata.

 

di Luca Mordenti

 

 
 
 
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Se il collezionismo diventa ossessione

Fai una foto tessera ogni anno per il puro gusto di vedere quanto sei cambiato?

Gli autoscatti sono solo alcune delle fissazioni dei maniaci del collezionismo. In Italia ne contiamo circa sette milioni, di ogni genere di oggetti.

Una percentuale di questi però sono vicini alla vera e propria ossessione; senza esserne consapevoli, accumulano compulsivamente, sfociando nella patologia.

Conservare ninnoli che hanno un valore affettivo è importante e può essere considerato un buon passatempo, se si tratta di tenerli in bella vista o del piacere di possedere una rarità.

Quando però l’hobby diventa sempre più costoso e “ingombrante”, il passaggio dal “mi piace” a “devo” ha come risultato la patologia. Le priorità di accumulo del "malato" mettono in difficoltà famiglia o coinquilini e la casa può trasformarsi in poco tempo in un magazzino.

Avere la necessità di riempire gli spazi, da un punto di vista psicologico, implica desiderio di colmare un vuoto causato da un trauma. Inoltre, secondo Freud, c’è un nesso tra il collezionismo e l’erotismo. Infatti, l'accumulo ossessivo trasforma l’oggetto in una sorta di feticcio erotico in grado di proteggerci dall’angoscia.

La necessità di conservare in maniera eccessiva è un disturbo riconosciuto, per cui l’individuo continuerà la sua folle impresa credendo di raggiungere un illusorio equilibrio mentale.

Le 5 collezioni più inquietanti

Preservativi

Il record se lo aggiudica l’italiano Amatore B. Conta ben duemila scatole di profilattici provenienti da tutto il mondo.

Alveari

Immaginate di avere sopra la vostra testa un cumulo di arnie. Terry P. soprannominato “Hornetboy” ne tiene ben cento. Tutte attaccate al soffitto. Ovviamente prive di insetti.

Bambole gonfiabili

Nel 2004 una giovane coppia decide di acquistare la prima. Il prezzo? Quattromila sterline. Oggi ne contano ben duecentoquaranta sparse per casa.

Unghie dei piedi

È dal 1978 che il signore Richard G. conserva diligentemente le unghie dei suoi arti inferiori dentro alcuni vasetti.

Pagliuzze nell’ombelico

Questa folle iniziativa ha inizio più di trent’anni fa. Graham B. raccoglie ogni giorno i batuffoli del suo ombelico. Ha distribuito i rimasugli in base al colore in appositi contenitori.

L’uomo si è aggiudicato persino un posto nel Guinness dei primati.

 

di Luca Mordenti

 
 
 

 

 

 

 

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