Farneticando

Perchè essere puntuale ti rende una persona migliore (nonostante tutto)

La vita di un puntuale è un inferno di solitudini immeritate.(S. Benni)

orologio-cuoreDopo aver aperto il pezzo con la frase sulla puntualità più inflazionata della storia della letteratura italiana, mi sono tolta il pensiero e possiamo dare un piglio serio all’articolo. C’era un tempo in cui la puntualità veniva considerata una qualità importante. Oggi causa sciorinamento di filosofie-zen-Occidente-terra di-matti-sempre-attaccati all’orologio l’essere in orario è diventata una deviazione di ansiosi e rompiballe. Miei cari puntuali, questo post è per voi. Sappiate che buona parte delle persone che siete oggi lo dovete alla vostra relazione d’amore con l’orologio

Chi più del puntuale può comprendere il peso della solitudine? La situazione tipo: 27 sveglie e riesce comunque a battere sul tempo il canto del gallo, facendo colazione e vestendosi nel tempo in cui una persona normale apre gli occhi e realizza di essere al mondo. Se ha un appuntamento alle 10, comincia a entrare in iperventilazione alle 8.45. Il suo nemico numero uno si chiama Trenitalia. Si sveglia sudato quando sogna la voce dell’altoparlante che annuncia 160 minuti di ritardo sulla tratta Milano-Siracusa.

Il puntuale è consapevole della sua essenza, del suo rappresentare l'eccezione in un mondo fatto di donne che starnutiscono bianconigliomentre si mettono il mascara, aggiungendo un' ulteriore mezz’ora al ritardo accumulato per cancellare l’aspetto da panda. Di amici che mandano messaggi vocali dicendo «Sto arrivando, sono per strada» e di sottofondo l'inconfondibile rumore dello scarico del water. Di gente che regola ancora le sue giornate stimando il mezzogiorno quando il sole colpisce il cuscino del divano.

Quindi previdente, pazienta, dando gli appuntamenti sempre un’ora prima del previsto (aspettando comunque mezz’ora). I puntuali hanno generalmente una cultura generale più ampia e sono grandi esperti di attualità. La loro homepage è fissa su Repubblica.it e, nelle lunghe ore di attesa, leggono tutto lo scibile esistente. Quando arriva l’amico in questione, conoscono già in dettaglio la dinamica dell’affondamento del Titanic più la lista intera dell’equipaggio. Oppure sono diventati campioni mondiali di Candy Crush Saga. La controindicazione è avere la batteria del cellulare sempre scarica e sognare il letto quando la serata, per gli altri, è appena iniziata.

Molti di loro sono convinti che se fossero tutti puntuali l’alcolismo non esisterebbe. Molti dipendenti da cocktails infatti erano persone puntuali che si sono avvicinate ai piaceri bacchici perché erano le prime ad arrivare alle serate. Ancora prima del barista, lasciando campo libero alla mescolanza di alcolici gradazione 40.

Cosa odia un puntuale

divanoOltre a Trenitalia, le giustificazioni dei ritardatari. Un puntuale potrebbe scrivere un libro sulle scuse che gli sono state dette. Così tante che si possono suddividere in categorie di individui.

Il colpevole: Si scusa fino a quando il suo scusarsi non diventa più irritante del ritardo stesso.

Il bugiardo: «Un alieno si era impossessato del mio cellulare e sul messaggio l’appuntamento risultava alle 18, non alle 17»

L’imbranato: «È esploso il frigo proprio mentre ero sulla porta!»

Il vendicatore: «Ti ricordo che anche tu una volta nel lontano ‘85 hai fatto tre minuti di ritardo».

Il bastardo «Se sai che non sono puntuale , arriva in ritardo pure tu la prossima volta» oppure «Le persone importanti si fanno aspettare». Anche gli stronzi.

Il (falso) gentile: grazie di avermi aspettato tutto questo tempo, che carino (mentre sulle scarpe sono già spuntati muschi e licheni).

I puntuali sono perciò destinati a vagare in questo girone, condannati a gastriti ed ulcere provocate dai ritardi altrui. Poco male: almeno gli amici, regalandovi un orologio, vanno sempre sul sicuro. E, sotto sotto, vi ammirano. 

 

di Irene Caltabiano

 
 
 
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Chi controlla il controllore?

L’Internet tutto sommato è un bel posto.

controllore1Qualsiasi ansia e disturbo del comportamento si abbia ti permette di condividerlo (senza che l’interlocutore finga di avere un impegno improvviso o ti guardi con la faccia di chi ha appena visto Platinette di presenza) Al massimo sarai vittima di brutte paroline che l’hater di turno ti rivolge mentre mangia un plumcake, riempendo la sua tastiera di briciole con aria assente.

Oggi vi voglio parlare di un’ansia che credo sia piuttosto comune, quel sentimento di preoccupazione mescolato ad odio puro e disprezzo delle autorità, che si scatena quando lo incontri: il controllore.

Normalmente il primo approccio ravvicinato con il soggetto in questione avviene quando i tuoi genitori, superata la fase neonatale, reputano di non avere più tempo per scaricarti fino al portone di scuola. Così ti parcheggiano alla fermata, titubante, mocciolo al naso e biglietto alla mano.

Il mezzo pubblico è una scuola di vita. Impari presto che il controllore è una figura mitologica che appare più o meno con la stessa frequenza della Madonna di Fatima. Quindi, dopo le prime tre volte, per evitare di essere apostrofato come "amico degli sbirri" dai compagni di scuola, sfidi legge, tempo e governo e sali sul mezzo pubblico senza titolo di viaggio.

Ma, se la Madonna di Fatima quando si rivela porta generalmente pace e amore a chi ci crede, la “benedizione” del controllore è cento euro di multa (centocinquanta con "vaffa" annesso). Analizziamo le situazioni più comuni di relazione con questa tipologia di individuo. 

Quando il controllore non c’è

Il controllore è una figura assimilabile a una divinità durante il giorno del giudizio. E il dì che lo incontrerai miliardi di anime si controllore-2prosteranno di fronte alla macchinetta obliteratrice. Quando non c’è e non hai il biglietto, il senso di colpa e l’ansia ti corrodono dall’interno, provocando allucinazioni visive e uditive. Qualsiasi giubbotto blu ti terrorizza e cominci a vedere la “gente che controlla” più dei morti del bambino de Il sesto senso. Riprendi a respirare solo nel momento in cui noti che ciò che sembrava il logo dell’Atac altro non è che una giacca dell'Adidas versione tarocca. Il lato positivo è che l’ansia di un viaggio sul 211 senza biglietto è l’equivalente, in termini di calorie bruciate, di una seduta di addominali di Jury Chechi.

Quando il controllore c’è e hai il biglietto

biglietto-oroSei ansioso di mostrare a tutti il tuo senso civico, l' essere ligio al rispetto della legge e fiero rimpinguatore delle casse pubbliche. Tieni il biglietto in mano in modo che tutti notino la tua buona azione, scambiando sguardi di intesa con chi sale e oblitera il pezzetto di cartoncino, tenendolo stretto manco fosse il biglietto d’oro della cioccolata Wonka. Ovviamente quel giorno il controllore non controllerà, vanificando quel raro risveglio di coscienza sociale. 

Quando il controllore c’è e non hai biglietto

In questo caso il pubblico ufficiale sarà più comunemente definito come "guardia infame", "servo dello Stato", "figlio di meretrice"(ampia lista di epiteti da recuperare dalle manifestazioni scolastiche). Figura sadica che gode nel vederti arrampicare sugli specchi e annaspare nel cercare scuse alla mancanza di titolo di viaggio. Ha la rara capacità di beccarti :

A) La mattina successiva alla scadenza dell’abbonamento, quando sei in ritardo a lavoro e non puoi mica attendere i tempi biblici e le offerte di acquisto delle biglietterie automatiche

B) Il giorno di chiusura dell’edicolante di fiducia

C) Il momento in cui l’obliteratrice ha una crisi di identità e Trenitalia si è svegliata col piede giusto.

Ne esistono due tipologie: quello da treno e quello da mezzo pubblico.

Il controllore da treno

controllore4È un predatore solitario. Spesso e volentieri cerca di dissimulare la sua funzione con un tablet, fingendo attenzione alla traiettoria del regionale ma leggendo in realtà l’oroscopo di Fox. Nel momento in cui ti stai rilassando, pensi di averla fatta franca e Morfeo ti sta amorevolmente riaccogliendo tra le sue braccia ecco quel “ Biglietti, prego!(o “prego biglietti", a seconda della provenienza regionale del pubblico ufficiale). Con ancora la bavetta alla bocca, fingi di essere slavo e non capire l’italiano. Invochi la prossima fermata più o meno come quando pregavi per la campanella durante l’interrogazione di matematica.

Il controllore da autobus

È d’uopo trovare quest’esemplare in compagnia di almeno un altro simile (le vie di fuga sul quattro ruote arancione sono maggiori rispetto al treno), impedendoti la tecnica segreta della scuola Sautome: la fuga a gambe levate. Possegono sovente complessi di inferiorità che cercano di colmare con frasi tipo “ Sono un pubblico ufficiale” o “ Se oppone resistenza la multa aumenta di 500 euro”. Il controllore da autobus soffre di ira selettiva: le sue vittime sono nella maggioranza extracomunitari e studenti del DAMS. Gli amici del controllore da autobus sono i vecchi da autobus. Dormono tutto il tempo e si svegliano solo per urlare: «Faccia rispettare l’ordine!». Poi tornano in coma.

 Un trucchetto semplice? Se vuoi evitare la pena rispolvera il costume da suora del Carnevale dell’anno scorso (chissà perché alle sorelle tutto è concesso). 

 

di Irene Caltabiano

 

 
 
 
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Scrivere su Whatsapp: la selezione della specie

Nuova tecnologia, nuovi disagi.

bruce-leeSe alle elementari il problema principale era riempire pagine e pagine di quaderno fin quando non partorivamo una F decente, con l’arrivo di smartphone & Co le difficoltà sono di altro tipo. I nativi digitali si muovono agili tra tastiere e schermi touch come Bruce Lee a un torneo di karate. Tutti gli altri si son dovuti adattare, e non sempre con successoÈ partito perciò un nuovo darwiniano processo di selezione naturale.

Credo che la gestione di più gruppi whatsapp sia una capacità da mettere su curriculum. Non tutti infatti sanno reggere il ritmo e alcuni cadono nel tentativo, in continua lotta con il T9, fonte inesauribile di equivoci ed esaurimenti nervosi. Analizzeremo dunque, in ordine di sopravvivenza, i dinosauri destinati a estinguersi e i superuomini che un giorno avranno quattro mani e somiglieranno più a polipi che ad esseri umani.

|I digitatori a un solo dito

L’ ultimo anello della catena. Nel tempo in cui un millenial ha già scritto l’ equivalente della Divina Commedia, il bradipodigitatore ad un solo dito sta ancora cercando di capire come si scriva la chiocciola. Possiede generalmente un indice iper sviluppato ed è affetto da miopia (tiene il cellulare a una distanza di circa 20-30 cm dai suoi bulbi oculari). Ha problemi nelle relazioni sociali perché si perde metà della conversazioni. La ragazza l’ha lasciato due giorni fa e lui ancora non lo sa.

I digitatori a due dita…grasse

Non bastava il disagio di esser lenti. Se Madre Natura non ti ha dotato delle dita di un cinese ti troverai spesso nella situazione in cui Adesso diventa Adesd e errore diventa extraterrestre. Il risultato è che anziché dire a mamma che torni a pranzo avrai annunciato un’invasione aliena. Incompreso, deriso, zimbello di amici e parenti (giovani).

Il digitatore a due dita velocissime

ken-shiroIl primo anello pseudo-evoluto della catena, non ancora superuomo ma sulla buona strada. Quando scrive le sue dita sembrano lingue di camaleonte. Perlomeno lo sviluppo delle sue falangi è proporzionato, senza correrre il rischio che l’indice assomigli a un culturista in lizza per il premio mondiale di pesi massimi. Ma si può ancora migliorare.

Colui che usa tutte le dita

Le sue mani sembrano le zampe del ragno vagabondo. L’individuo più ambito da tutte le aziende del mondo in quanto in una settimana triplica i fatturati. Riesce a scrivere a dieci dita anche sugli smartphone, reggendo il cellulare con la forza del pensiero. Ma non è ancora il massimo.

messaggi vocali

Chi usa solo i messaggi vocali

Il genio che si è tolto di mezzo i problemi in una sola azione. Se sommassimo tutti i minuti di conversazione con i quali ammorba i nostri cellulari scopriremmo che dodici ore della sua giornata sono dedicate a registrare  il suono della propria voce. Le altre dodici a riascoltarsi. Vanitoso all’inverosimile, generalmente non si aspetta una risposta ai suoi monologhi. Probabilmente ha un doppio cellulare per mandare messaggi vocali a sé stesso, cliccando continuamente play come un mantra. 

Tuttavia è il prescelto, l’ultimo anello dell’evoluzione. Colui che non rischia di massacrarsi la faccia contro un palo mentre cammina e non spenderà mai la promozione Special. Perchè telefonare quando puoi mandare messaggi da 70 minuti?

 

 

 

 

di Irene Caltabiano

 
 
 
 
 
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