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Finanza etica

“Il primo passo per uscire dalla crisi è chiedere aiuto”. L’esperienza di InOltre

Nessuno si salva da solo
Questa frase, che è diventata anche il titolo di un libro, rappresenta, al netto di luoghi comuni e aforismi degni dei baci Perugina, una mezza verità. Per riscattarsi, per voltare pagina e dare inizio a una nuova stagione della propria vita sono decisive spinta individuale e tenacia incrollabile, ma queste finiscono per essere un arto monco, se non sono supportate, alimentate e incoraggiate, da una robusta rete relazionale. 
 
 
Insomma, l’unione fa la forza, non solo nei momenti positivi, quelli carichi di progetti e voglia di fare, ma anche – anzi soprattutto – nei periodi in cui si ha la sensazione di trovarsi sprofondati in una stanza buia. Impotenza, frustrazione e angoscia sono un mix letale, che si materializza quando ci si ritrova in un vicolo cieco. Tutti conosciamo questo genere di situazione, perché ognuno di noi, almeno una volta nella vita, lo ha sperimentato sulla propria pelle. Tuttavia, a farne le spese con le conseguenze più devastanti è, il più delle volte, chi è vittima di gravi problemi economici.
 
La crisi che ha colpito l’Italia a partire dal 2008 è ben viva nella memoria di molti, anche se a esserne – spesso anche letteralmente – falcidiati sono stati, in primo luogo, gli imprenditori. L’ossatura produttiva del Paese è stata, soprattutto in aree quali il Nord Est, praticamente divelta. Così, per far fronte a un’emergenza umana dalle proporzioni preoccupanti, nel 2012 il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia ha affidato a Emilia Laugelli la creazione di InOltre, un servizio di emergenza da subito gestito da  ULSS7 Pedemontana, in collaborazione con il Dipartimento di Psicologia applicata dell’Università di Padova.
 

In cosa consiste l’iniziativa e com’è cambiato il target

Il progetto, che è dislocato su tutto il territorio regionale, si basa su un numero verde (800.33.43.43) attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Inizialmente InOltre ha intercettato essenzialmente le richieste di aiuto dei piccoli imprenditori, essendo il Veneto una terra di aziende a conduzione familiare, nel tempo però, il bacino d’utenza si è gradualmente trasformato. 
 
Negli ultimi anni gli istituti di credito, soprattutto quelli definiti “popolari”, sono stati investiti da una bufera, definita “crack” dai media, che ha avuto inevitabili ripercussioni sui risparmiatori. Così, sempre più spesso questi ultimi si sono rivolti al numero verde: insomma InOltre sta tentando l’ardua missione di adeguare la propria offerta, in termini di ascolto, supporto e sostegno, al mutare pelle delle crisi socioeconomiche che investono il Nord Est. 
 
Emilia_Laugelli_InOltreIl numero verde è gestito da un gruppo di psicologi che possiedono un solido know how economico; fondamentale è la gestione del primo contatto, in quanto, nell’arco di una manciata di minuti, è necessario valutare il grado di disagio espresso da chi sta chiamando, il livello di pericolosità della situazione in cui si trova, e agire di conseguenza. 
 
Gli psicologi di InOltre non si limitano a raccogliere lo sfogo e il malessere di chi chiama, ma tentano soprattutto di accompagnarlo nell’analisi lucida della situazione, così da focalizzare quali sono i “fronti” su cui intervenire.
L’interessato va sostenuto, ma non sostituito, in questa fase che richiede concretezza e capacità di azione, in quanto solo così potrà recuperare stima e fiducia in sé stesso. 
 

InOltre: l’importanza della comunità

Il servizio di ascolto e supporto offerto dal numero verde prende le mosse da una considerazione semplice ma essenziale: i suicidi sono strettamente collegati allo scollamento dell’individuo dalla collettività. Condivisione e solidarietà sono fattori importanti, in termini di prevenzione: le crisi economiche vanno quindi ri-lette in una chiave nuova, ovvero quella secondo cui costituiscono, essenzialmente, crisi di fiducia. 
 
InOltre si basa quindi su una visione completamente nuova di welfare, “che mira a rimettere in circolo e in sinergia le risorse migliori di un territorio e di una comunità: per questo cerca sempre lo sviluppo del lavoro di rete tra i servizi, a partire dalle associazioni di categoria, Caritas e altre realtà del privato sociale, i sindacati, le associazioni di risparmiatori, le forze dell’ordine”. Così lo staff del numero verde. 
 
Le problematiche sollevate o generate dalle crisi sono trasversali e complesse, e hanno dunque implicazioni su molteplici e diverse dimensioni: perciò esiste anche una varietà di collaborazioni che si possono costruire verso un obiettivo comune di promozione della salute del  territorio”. 
 

I numeri del servizio 

Nelle scorse settimane InOltre ha reso noti i dati relativi ai casi gestiti nel periodo compreso tra giugno 2012 e gennaio 2017. Il numero complessivo delle chiamate è stato 3347; spesso, ad alzare la cornetta, sono le donne che appartengono alla rete familiare della persona con difficoltà economiche. Emerge quindi l’importanza della figura femminile nell’individuare il momento di “rottura”, quello in cui il marito/compagno/fratello subisce il massimo del disagio, e chiedere aiuto all’esterno, gettando le basi del recupero del rapporto con la collettività. 
 
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2819 chiamate sono giunte dal Veneto (e di queste 132 da risparmiatori), 528 sono invece pervenute da altre parti d’Italia: emblematico che la seconda regione per numero di richieste d’aiuto sia stata la Puglia (159), seguita da Lombardia (85) ed Emilia Romagna (48). 
 
Sul totale delle chiamate ricevute (3347), circa 500 utenti sono stati agganciati da un operatore territoriale: si tratta essenzialmente di soggetti residenti in Veneto, a sottolineare l’importanza di iniziative come InOltre, capaci di fornire un primo “contenimento” e approdo, per poi individuare altrove uno o più referenti fisici a cui far riferimento così da procedere alla risoluzione della situazione problematica. 
 

La speranza è che le altre regioni, soprattutto quelle con il maggior numero di chiamate al numero verde, decidano di partire con un progetto analogo, magari avvalendosi nella fase di lancio del supporto dello staff di InOltre

Condividere le buone prassi è l’unico modo per ottenerne – quasi certamente – il contagio
 
 

 

 
 
 
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Osservatorio Immagino: come “fotografare” i consumi degli italiani attraverso le etichette dei prodotti

Il mercato si caratterizza sempre più per una pioggia di prodotti offerti. Cibo, abbigliamento, tempo libero: il cosiddetto imbarazzo della scelta rischia di rovesciarsi in una condanna, per chi si trova davanti allo scaffale di un negozio e deve scegliere cosa comprare. La scelta si gioca spesso in una manciata di secondi, e questo ha contribuito ad amplificare considerevolmente la fame di informazioni da parte del consumatore. Scelta consapevole sembra diventato il motto. 
Dal canto loro, le imprese hanno fatto di necessità virtù: per essere competitive hanno infatti dovuto adeguarsi al doppio imperativo dell’esaustività e dell’appetibilità. Bollini, loghi e tabelle nutrizionali si sono così moltiplicati, dapprima soprattutto per dimostrare la propria diversità dai concorrenti, e successivamente per soddisfare il bisogno di storytelling insito nell’animo umano, che si è rivelato anche leva particolarmente utile in termini di marketing. Quale mezzo più efficace e immediato per far giungere un messaggio al consumatore, se non la confezione stessa del prodotto?
Le etichette costituiscono quindi un patrimonio informativo prezioso, e consentono di ricostruire i diversi target di consumatori evidenziando i fattori che orientano le loro scelte. Ma come mettere a frutto l’enorme mole di dati a disposizione sulle varie confezioni? Il lavoro, certosino e complesso, viene svolto oggi dall’Osservatorio Immagino, nato dalla collaborazione tra GS1 Italy e Nielsen. 
 
 
Qual è il metodo adottato dall’Osservatorio Immagino?
Questo attinge alle informazioni presenti sulle etichette di un campione dei circa 80mila prodotti di largo consumo digitalizzati da Immagino di GS1 Italy; tra gli elementi presi in considerazione, gli ingredienti, le tabelle dei valori nutritivi, eventuali certificazioni e le istruzioni di utilizzo. Tali dati sono stati incrociati con i risultati delle indagini condotte da Nielsen in riferimento a consumi, vendite e fruizione dei media (Tv- Internet).
Osservatorio Immagino evidenzia quindi in che modo le informazioni raccolte dagli utenti determinano i risultati di mercato, fornisce spunti utili a ottimizzare questa relazione in ambo le direzioni, e individua le tendenze di consumo emergenti. 
 
I numeri dello studio 
La prima indagine è stata condotta sui dati dello scorso anno relativi a circa 60mila prodotti di largo consumo che hanno generato 30 miliardi di euro di vendite, pari al 74% del totale proveniente da ipermercati e supermercati. GS1 Italy e Nielsen mirano ad ampliare gradualmente il campione esaminato.
 
L’identikit dei consumi 
Tra gli elementi messi in luce dall’Osservatorio Immagino si rileva l’impiego crescente di prodotti free from: quelli senza glutine, senza sale, e senza grassi saturi, ad esempio, hanno registrato i risultati più incoraggianti. Domanda e offerta sono infatti andate di pari passo, a differenza degli alimenti senza olio di palma o a basso contenuto calorico, che hanno ottenuto risultati tiepidi sul piano dei consumi.
Contestualmente, sono risultati particolarmente apprezzati i prodotti arricchiti: sono tornati di moda quelli integrali, che si sono rivelati i best performer dell’anno, grazie a un aumento delle vendite del 23% circa. 
Parallelamente a quanto accade nella società, hanno assunto un rilievo crescente i consumatori vegani, e quelli costretti a convivere con intolleranze alimentari. Le persone mature sono poi quelle più affezionate alla tradizione, come dimostra il massiccio impiego di prodotti DOP. 
Insomma, l’Osservatorio Immagino registra un bisogno diffuso di salute e benessere, accompagnato da una consapevolezza sempre più estesa dell’importanza di uno stile di vita sostenibile. Ciò spiega perché, per quanto riguarda i prodotti legati alla cura della persona, quelli cruelty free, made in Italy o contenenti noce di cocco, calendula e soia riscuotono un apprezzamento crescente. 
 
In quanto consumatori, esercitiamo un’attrazione indiscussa sulle aziende. Tuttavia, l’attenzione di queste rimane, sostanzialmente, focalizzata sui numeri raggiunti. Il quanto risulta decisamente più importante del come: veg e bio piacciono, perciò bisogna spingere, sfruttare il più possibile la nuova nicchia di mercato. Poco o nulla si fa invece per combattere i prezzi spesso proibitivi, che rendono tali prodotti degni di un’élite. Così, resta incollata addosso la sgradevole sensazione di essere minuziosamente profilati per essere spremuti come limoni, nell’ottica di replicare la “sorte” del maiale”. Ovvero, quello di cui non si butta via niente. 
Il mercato si caratterizza sempre più per una pioggia di prodotti offerti
OSSERVATORIO_IMMAGINOCibo, abbigliamento, tempo libero: il cosiddetto imbarazzo della scelta rischia di rovesciarsi in una condanna, per chi si trova davanti allo scaffale di un negozio e deve scegliere cosa comprare. La scelta si gioca spesso in una manciata di secondi, e questo ha contribuito ad amplificare considerevolmente la fame di informazioni da parte del consumatore. Scelta consapevole sembra diventato il motto. 
 
Dal canto loro, le imprese hanno fatto di necessità virtù: per essere competitive hanno infatti dovuto adeguarsi al doppio imperativo dell’esaustività e dell’appetibilità. Bollini, loghi e tabelle nutrizionali si sono così moltiplicati, dapprima soprattutto per dimostrare la propria diversità dai concorrenti, e successivamente per soddisfare il bisogno di storytelling insito nell’animo umano, che si è rivelato anche leva particolarmente utile in termini di marketing. Quale mezzo più efficace e immediato per far giungere un messaggio al consumatore, se non la confezione stessa del prodotto?
 
Le etichette costituiscono quindi un patrimonio informativo prezioso, e consentono di ricostruire i diversi target di consumatori evidenziando i fattori che orientano le loro scelte. Ma come mettere a frutto l’enorme mole di dati a disposizione sulle varie confezioni? Il lavoro, certosino e complesso, viene svolto oggi dall’Osservatorio Immagino, nato dalla collaborazione tra GS1 Italy e Nielsen. 
 

Qual è il metodo adottato dall’Osservatorio Immagino?

OSSERVATORIO_IMMAGINOQuesto attinge alle informazioni presenti sulle etichette di un campione dei circa 80mila prodotti di largo consumo digitalizzati da Immagino di GS1 Italy; tra gli elementi presi in considerazione, gli ingredienti, le tabelle dei valori nutritivi, eventuali certificazioni e le istruzioni di utilizzo. Tali dati sono stati incrociati con i risultati delle indagini condotte da Nielsen in riferimento a consumi, vendite e fruizione dei media (Tv- Internet).
Osservatorio Immagino evidenzia quindi in che modo le informazioni raccolte dagli utenti determinano i risultati di mercato, fornisce spunti utili a ottimizzare questa relazione in ambo le direzioni, e individua le tendenze di consumo emergenti. 
 

I numeri dello studio 

La prima indagine è stata condotta sui dati dello scorso anno relativi a circa 60mila prodotti di largo consumo che hanno generato 30 miliardi di euro di vendite, pari al 74% del totale proveniente da ipermercati e supermercati. GS1 Italy e Nielsen mirano ad ampliare gradualmente il campione esaminato.
 

L’identikit dei consumi 

OSSERVATORIO_IMMAGINOTra gli elementi messi in luce dall’Osservatorio Immagino si rileva l’impiego crescente di prodotti free from: quelli senza glutine, senza sale, e senza grassi saturi, ad esempio, hanno registrato i risultati più incoraggianti. Domanda e offerta sono infatti andate di pari passo, a differenza degli alimenti senza olio di palma o a basso contenuto calorico, che hanno ottenuto risultati tiepidi sul piano dei consumi.
 
 
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Contestualmente, sono risultati particolarmente apprezzati i prodotti arricchiti: sono tornati di moda quelli integrali, che si sono rivelati i best performer dell’anno, grazie a un aumento delle vendite del 23% circa. 
Parallelamente a quanto accade nella società, hanno assunto un rilievo crescente i consumatori vegani, e quelli costretti a convivere con intolleranze alimentari. Le persone mature sono poi quelle più affezionate alla tradizione, come dimostra il massiccio impiego di prodotti DOP. 
 
OSSERVATORIO_IMMAGINOInsomma, l’Osservatorio Immagino registra un bisogno diffuso di salute e benessere, accompagnato da una consapevolezza sempre più estesa dell’importanza di uno stile di vita sostenibile. Ciò spiega perché, per quanto riguarda i prodotti legati alla cura della persona, quelli cruelty free, made in Italy o contenenti noce di cocco, calendula e soia riscuotono un apprezzamento crescente. 
 
In quanto consumatori, esercitiamo un’attrazione indiscussa sulle aziende. Tuttavia, l’attenzione di queste rimane, sostanzialmente, focalizzata sui numeri raggiunti. Il quanto risulta decisamente più importante del come: veg e bio piacciono, perciò bisogna spingere, sfruttare il più possibile la nuova nicchia di mercato. Poco o nulla si fa invece per combattere i prezzi spesso proibitivi, che rendono tali prodotti degni di un’élite. Così, resta incollata addosso la sgradevole sensazione di essere minuziosamente profilati per essere spremuti come limoni, nell’ottica di replicare la “sorte” del maiale”. Ovvero, quello di cui non si butta via niente. 
 
 

 

 
 
 
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L’Italia post-crisi? È una delusione per giovani e anziani

Ci stiamo riprendendo. 

Crisi_ItaliaMedia e classe politica non fanno che ripeterlo, forse sperando di indurre un effetto placebo nella comunità. Quel che è certo, però, è che non siamo riemersi in modo indolore dalle sabbie mobili della recessione. 
 
Dopo otto anni, timidamente torna a fare capolino il segno più davanti ad alcuni indicatori economici, ma, se ci guardiamo allo specchio, non siamo più gli stessi. 
 
Il quadro sociale è profondamente - e irrimediabilmente - cambiato. 
 

L’Italia non è un Paese per giovani…

Pensionati_in_fugaDall’ultimo report dell’Istat emergono trend occupazionali che spiegano perché la parte più qualificata e lavorativamente più “fresca” della popolazione conferma la scelta dell’estero. Nel nostro Paese continuano a scarseggiare le occasioni professionali davvero formative e arricchenti. 
 

Qualche numero

Negli ultimi otto anni gli occupati, tra gli artigiani e gli operai, sono diminuiti drasticamente (17% circa), e una sorte simile è toccata al comparto tecnico (-6%). Di converso, è cresciuto il fabbisogno di profili esecutivi nel commercio e nei servizi (+12%) come pure la quota di personale non qualificato (+23,5%). 
 
Insomma, evidenzia Linkiesta, si amplia quel calderone che racchiude al suo interno le professioni più diverse, dal consulente finanziario al magazziniere di Amazon passando per il cameriere e il lavapiatti. 
 
Sono peraltro proprio queste ultime le categorie più richieste. 
Altro comparto in ascesa è quello dei servizi alle famiglie, costituito, nella stragrande maggioranza dei casi, da badanti (+84,8% negli ultimi otto anni); a completare il quadro è la crescita degli occupati negli alberghi e nella ristorazione (+20,3%), dove i “prescelti” devono però accontentarsi di mansioni scarsamente qualificanti, salari bassi e contratti a dir poco evanescenti. 
 

…ma forse neanche per anziani

Pensionati_in_fugaTunisia, Tenerife, Portogallo ma anche Bulgaria. Sono queste le direttrici lungo cui si muovono i “pensionati in fuga”, attratti spesso da favorevoli condizioni climatiche e da un tessuto sociale e culturale simile al nostro, ma, soprattutto da un sistema di tassazione assolutamente blando. 
 
L’efficace ed emblematica immagine è stata introdotta dall’Inps che, due anni fa, ha posto l’accento sul fenomeno emergente nel rapporto World Wide Inps. 
Nel 2014 l’Istituto erogava all’estero 385mila trattamenti pensionistici, e nel 2015 la cifra è salita a 406mila. 
 
Negli ultimi cinque anni ad abbandonare l’Italia sono stati circa 16mila pensionati, un terzo dei quali solo nel 2014. Le mete più “gettonate” sono i Paesi europei (71%), l’America settentrionale (10%) e quella meridionale (6%). 
 
Il fenomeno dei “pensionati in fuga” ha anche, evidentemente, un risvolto abitativo, così, se nel 2005 le case acquistate all’estero erano state circa il 2% del totale delle transazioni, tre anni fa si è toccata quota 11% circa. 
 
Il fatto che sempre più pensionati cerchino “un posto al sole” lontano dall’Italia ha ripercussioni negative sull’economia, come ha evidenziato il Presidente dell’Inps Tito Boeri. 
 
Ad assottigliarsi è la base imponibile, e la mancata tassazione diretta non produce effetti positivi sui consumi: il fenomeno non viene peraltro neanche controbilanciato da quanti rientrano nel Paese. 
 
Quello dei “pensionati in fuga” rischia di essere un trend che, se protratto negli anni ed esteso, succhierà risorse umane ed economiche. Tanto per cominciare, la società si priverà di un suo pezzo importante, rappresentato dalla memoria storica degli ultimi cinquant’anni, e il danno in termini di esperienza e competenze, umane e lavorative accumulate, sarà difficilmente quantificabile. 
 
Quale destino può toccare a una comunità decapitata contemporaneamente del proprio futuro e denudata dal proprio passato? 
Si concretizzerebbe così la possibilità  che a rimanere in Italia siano soltanto gli anziani affetti da più o meno gravi patologie…e le loro badanti. 
Altro aspetto, non meno rilevante, quello legato all’accudimento dei figli di quanti, nell’ambito della fascia lavorativamente attiva, decideranno di restare in Italia. 
 

Chi si occuperà di loro? 

Probabilmente il compito verrà delegato a baby sitter e asili nido, decretando la perdita di uno dei tesori più inestimabili e certamente non sostituibili: il rapporto nonno-nipote. 
 
 

 

 
 
 
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