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C’è una start up che riporta in città le farfalle … prima di metterle a tavola

L’uomo è affetto da un grave disturbo di percezione
InsettoPensa di essere il centro di tutte le cose. Così, pur avendo dovuto rinunciare all’idea che sia il Sole a ruotare intorno alla Terra, in molti casi è rimasto strenuamente attaccato alla convinzione di rappresentare la specie più importante, quella in funzione della quale tutto, nel mondo vegetale e animale, è stato creato. Ebbene, una rapida occhiata ai numeri dimostra con estrema chiarezza quanto quest’immagine mentale sia lontana dalla realtà. 
 
Sulla Terra vivono circa 10 milioni di specie, costituite, per alcune centinaia, da mammiferi. Gli insetti, invece, raggiungono 6 milioni: per ogni uomo ce ne sono tra 200 e 2.000 kg. Si tratta insomma di una massa organica di dimensioni eccezionali, che esercita un peso considerevole anche sull’economia. 
 
Vi siete mai chiesti quante funzioni svolge un insetto, peraltro in forma del tutto gratuita? Tra le tante, l’impollinazione, la rimozione di sostanze in decomposizione, e la soppressione di insetti nocivi. 
 
Smart BugsInsomma, cambiare il modo di guardare a questi organismi non è solo auspicabile, ma probabilmente necessario. Così, mentre il senso comune ha spesso considerato gli insetti qualcosa di fastidioso, sgradevole e comunque da combattere, c’è chi li approccia come una risorsa preziosa, uno strumento versatile e dai molteplici impieghi (zootecnia, ecologia, alimentazione): tra questi, la start up Smart Bugs fondata a Ponzano Veneto (Venezia) da due giovani laureati in biologia, Pier Paolo Poli ed Emanuele Rigato, rispettivamente di 30 e 27 anni. 
 
L’Insect Farm, finanziata dai fondi del Piano di Sviluppo Rurale, parte dall’assunto secondo cui “l’uomo ha un compito primario, che è preservare l’ambiente in cui vive. La parola d’ordine è ecosostenibilità”. 
 

Cosa ne facciamo degli insetti?

L’83% delle specie animali che popolano la Terra sono costituite da questi, e prossimamente diventeranno una delle principali fonti di proteine per l’uomo. Intanto, per sfruttarne pienamente le peculiarità, è necessario conoscerne cicli vitali e metodi di allevamento”. Così si legge sul sito di Smart Bugs. 
 

Di cosa si occupa la Insect Farm?

Smart BugsIl punto di forza della start up è stato, nel primo anno, il kit della farfalla Macaone. Ne sono infatti stati venduti circa 1.000 pezzi online con un obiettivo ambizioso: far tornare l’animale nelle città. 
È ormai evidente che le farfalle sono quasi del tutto sparite dai centri urbani: ciò dipende dallo scarso numero di prati maturi e stabili esistenti. Queste possono essere comunque liberate in qualunque punto, in quanto sono in grado di muoversi anche fino a 10 km al giorno, per trovare il posto più adatto in cui vivere.
 
Il Macakit costa 20 euro ed è dotato di tutto l’occorrente per allevare la farfalla Macaone (Papilio machaon), tra cui il mangime speciale in polvere, i supporti per le crisalidi, e una capsula Petri contenente i bruchi. “Le prime ad acquistarlo sono state le scuole e le famiglie. Sicuramente si tratta di un’attività in cui è facile coinvolgere anche i più piccoli, ma non è un gioco. Ci piace pensarla come un momento di sensibilizzazione”. Così Pier Paolo Poli ed Emanuele Rigato, che hanno commercializzato anche il Bombyx Kit, utile a scoprire in che modo il bruco si trasforma in farfalla. 
 
Smart Bugs alleva inoltre alcune specie (Cavolaia maggiore, Vanesse e Macaone) per rilasci coreografici (butterfly release) nell’ambito di feste, inaugurazioni ed eventi. Per una nuvola colorata ne servono almeno 25: il costo complessivo è di circa 100 euro. 
 
Smart BugsLa Insect Farm fondata da Pier Paolo Poli ed Emanuele Rigato si occupa anche di ricerca e sviluppo collaborando con università e altre imprese. Nello specifico, oltre a studiare i possibili scenari offerti dall’entomofagia (alimentazione tramite insetti), sta mettendo a punto una dieta sostitutiva per il baco da seta e per gli stadi larvali di Papilio machaon. Smart Bugs sta inoltre lavorando a nuove tecniche di allevamento per la specie Hermetia illucens, nell’ottica di un suo utilizzo per risolvere il problema dello smaltimento dei rifiuti. 
 
Vi sembra un’immagine degna di stomaci forti, quella di un essere umano che si ciba di insetti? Ancora una volta i numeri possono aiutare a rovesciare una convinzione apparentemente incontrovertibile. Gli animaletti tanto odiati contengono infatti fino all’80% di proteine, e un quantitativo di ferro nettamente superiore a una bistecca. Inoltre, se per ottenere un chilo di carne bovina sono necessari 15mila litri di acqua, per un insetto ne basta meno di un millesimo. Insomma, nel futuro, se la legge italiana si adeguerà al passo di altri Paesi europei, potremmo essere più sani e rispettosi dell’ambiente al costo di un piccolo sacrificio. Quello di un pregiudizio. Siete pronti?
 
 

 

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Il segreto di un’azienda in attivo e felice? Chiedetelo a Vetrya

Una gemma del gotico italiano, immersa nel verde e abbarbicata su una rocca

OrvietoQuesta, in breve, è Orvieto, cittadina della provincia di Terni che dista circa 45 km da Viterbo. Qui ha sede Vetrya SpA, un’azienda speciale e visionaria che, insieme a Pegaso Srl, ha vinto il premio Woman Value Company, categoria speciale “Mela d’oro” premio Marisa Belisario, organizzato da Intesa San Paolo.

Vetrya si è aggiudicata il prestigioso riconoscimento per la sua capacità di accogliere e valorizzare le diversità, garantendo una convivenza armoniosa tra di esse. Un’esperienza, quella dell’azienda, resa possibile, in primis, dalla competenza e lungimiranza dei suoi fondatori, l’ingegnere Luca Tomassini e la moglie Katia Sagrafena, programmatrice.

Di cosa si occupa Vetrya?

Vetrya_logoL’azienda, nata nel 2010, ha oggi circa 90 dipendenti ed è leader mondiale nella produzione di piattaforme multi screen, media asset management, mobile entertainment, mobile commerce, internet tv e servizi broadband. Vetrya sviluppa servizi e applicazioni per digital media connessi a livello internazionale.

“Il principale campo in cui siamo attivi è la banda larga. Operiamo essenzialmente attraverso programmi video. Tivin, ad esempio, è una delle nostre piattaforme, e trasforma contenuti lineari come cinema e tv in contenuti interattivi, anche nell’ambito della social tv”.  Così Luca Tomassini.

L’azienda, tramite Vetrya Inc, società che ha sede a Palo Alto (California), realizza servizi e applicazioni b2c, ovvero destinati al consumatore. “Attraverso la base commerciale situata nella Silicon Valley lanciamo i prodotti sul mercato, ma la parte destinata a ricerca e sviluppo resterà localizzata integralmente in Italia. È un aspetto a cui teniamo particolarmente”. Infatti, anche se Vetrya è attiva in Spagna, Portogallo, Germania, Egitto, Turchia e Sudamerica, è a Orvieto che ha creato un campus che le è valso l’appellativo di Google italiana. Nel 2015 il fatturato è stato di 37,3 milioni di euro, e nel 2016 il netto consolidato ha raggiunto 1,62 milioni di euro.

Luca Tomassini: il suo Cubovision è il “papà” di Netflix

Luca_Tomassini_VetryaL’attuale tv on demand era ancora inimmaginabile, quando Franco Bernabè, amministratore delegato di Telecom Italia, affidò al fondatore di Vetrya l’incarico di responsabile per l’innovazione, chiedendogli di ideare un progetto che puntasse sullo sviluppo della rete mobile. Così, nel 2003 nacque la prima tv fruibile attraverso camera phone, anello di congiunzione tra i vecchi cellulari e gli attuali smartphone, cui seguì, nel 2007, Cubovision (oggi Timvision), servizio video on demand di Tim.

“Volevamo crescere, dando vita a una società che operasse nel mondo del digitale a 360 gradi”. Così Luca Tomassini sintetizza la decisione che, nel 2010, lo portò a uscire da Telecom e fondare Vetrya.

Vuoi lavorare bene? Manda il tuo curriculum qui

Vetrya_dipendentiLa start up è oggi il fiore all’occhiello dei fondatori. E come una pianta innaffiata e curata con dedizione e costanza, ha ben presto dato frutti. Infatti, l’azienda è stata scelta come secondo greatest place to work in Italia: davanti a questa c’è solo Cisco System, e alle spalle colossi come Volkswagen Financial, Mercedes-Benz Financial e Mars-Royal Canin.

Il punteggio ottenuto da Vetrya dipende per due terzi dai giudizi ricevuti dai dipendenti. Opinioni, queste, derivanti dal mix di tre fattori: la fiducia nei vertici aziendali, l’orgoglio per l’appartenenza all’organizzazione, e la qualità dei rapporti con i colleghi.

“I nostri dipendenti si alzano la mattina con il piacere di venire al lavoro. Sanno cosa devono fare e in che tempi, poi sono loro ad organizzare i propri compiti. Nonostante nella nostra azienda non sia previsto di timbrare il cartellino, alle undici di sera molte persone sono ancora lì”. A fare il punto è Luca Tomassini.

Vetrya investe ogni anno circa 10mila euro per il benessere e la crescita professionale dei propri dipendenti. Ognuno di loro effettua un monte ore di formazione (85 in media), e ciò rende l’azienda appetibile anche per gli stranieri. Basti pensare che Orvieto ha accolto stagisti addirittura dall’università della Carolina del Sud.

Il Campus di Vetrya: un’oasi felice e operosa

Campus_VetryaMi trovavo in Silicon Valley con mia moglie. Dopo una visita a Mountain View ci cambiò il mondo. Era sera, ci siamo guardati negli occhi e abbiamo deciso che era il momento di fare il grande salto”. Sceglie queste parole Luca Tomassini per spiegare com’è nata l’idea di attrezzare l’azienda rendendola al tempo stesso tecnologicamente all’avanguardia e confortevole per i dipendenti.

Il Campus occupa 20 mila metri quadrati, e 7mila sono destinati alle aziende del gruppo. Palestra, lavanderia, pista da running, centro benessere, campetto da calcio, ma non solo. I veri e propri punti di forza di questo polo (anche umano) di eccellenza sono l’asilo e l’area giochi destinati ai figli dei dipendenti dai 13 mesi ai 10 anni. Questi servizi sono attivi tutto il giorno.

Uno spazio, questo, anche green-friendly: l’illuminazione è garantita attraverso tecnologia LED a basso consumo e sono disponibili veicoli elettrici Bmw i3 ricaricati con energia solare. In tutto il Campus è possibile sfruttare la connessione wireless e utilizzare robot interattivi per organizzare videoncoferenze e inviare messaggi.

Il legame con il territorio circostante è molto forte: basti pensare che l’80% dei dipendenti proviene da Orvieto e dalle zone limitrofe. L’età media è 31anni, e il 43% del totale è donna.

Eppure, c’è ancora migliorare…

Vetrya_fondatoriC’è un solo neo, nel presente di Vetrya: si tratta delle difficoltà strutturali connesse all’inserimento nel mercato del lavoro dei giovani laureati italiani. Il passaggio dalla fase di formazione a quella professionale è infatti sicuramente più agevole e rapido per chi studia, ad esempio, negli Usa. Per accelerare il transito tra i due “mondi” è stato quindi istituito un corso di marketing internazionale in collaborazione con l’università della Tuscia.

"Siamo ottimisti, perché i pessimisti avranno quasi sempre ragione, ma gli ottimisti cambiano il mondo". Questo è il motto di Luca Tomassini, e si può prevedere che un approccio del genere continuerà a generare innovazione ancora per molto tempo…

 

 

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I segreti per dare al vostro sito un nome vincente

Intercettare le ricerche del cliente.

Nell’articolo “Sei sicuro di sapere come si costruisce un sito internet?” (chi non l’ha ancora fatto può leggerlo qui) abbiamo appreso che per avere successo nel web bisogna essenzialmente piacere a Mr. Google.

A tal fine, è opportuno che ogni webmaster professionista o improvvisato segua una sorta di vademecum per strizzare l’occhio all’algoritmo del motore di ricerca più importante del mondo.

Il fattore fondamentale da tenere in considerazione è il seguente: il nome del dominio deve contenere le parole chiave che caratterizzano il vostro business. Ciò garantisce un ritorno enorme in termini di traffico, poiché intercetta il tipo di ricerca che l’utente andrà a fare.

Come agisce, ad esempio, un ragazzo che cerca un posto in cui comprare una tavola da surf a prezzi contenuti? Verosimilmente andrà su Google e digiterà qualcosa tipo “surf discount”. Se avete allora intenzione di far concorrenza alle major del settore, chiamare il vostro sito “SurfDiscount.com” è senz’altro una buona idea.

Ciononostante, come spiegato nel recente articolo “Commercianti di nomi a dominio: i bagarini dell’era digitale”, spesso il dominio desiderato risulta già registrato e per convincere i proprietari a cederlo possono volerci migliaia di euro.

Prima di scegliere il nome dell’azienda o del blog, quindi, si consiglia di controllare contestualmente la disponibilità del dominio. In questo modo si evitano inutili perdite di tempo e di denaro, qualora si sia già dato mandato a un grafico di realizzare logo, biglietti da visita, brochure e carta intestata.
 

Pensa bene a quel che scrivi e a come lo scrivi.

Un buon nome di dominio deve essere facile da pronunciare e da memorizzare. La regola non scritta? Se si riesce a comunicarlo a voce, al telefono, senza che il nostro interlocutore abbia difficoltà a recepirlo, vuol dire che si è fatto centro.

Sicuramente i nomi brevi possiedono questi requisiti essenziali, tuttavia allo stato attuale risultano già praticamente tutti presi, per cui la tendenza è quella di scegliere frasi composte da due o tre parole. Creare gradevoli assonanze o rifarsi a espressioni idiomatiche e comuni modi di dire, magari giocando con le parole, è un modo intelligente per far breccia nell’immaginario collettivo.

È fortemente sconsigliato l’utilizzo dei trattini, per quanto facilitino l’indicizzazione da parte dei motori di ricerca e in molti casi consentano di utilizzare le parole desiderate benché il dominio puro sia già registrato. Il punto è proprio questo: poiché è molto facile dimenticarsi di digitare trattini o underscore, c’è il rischio di spingere potenziali clienti tra le braccia della concorrenza.

Stesso discorso per le lettere accentate. Dal 2012, infatti, è possibile registrare domini tipo “Perché.it”, ma l’utenza media è ormai abituata a omettere gli accenti, quando digita un indirizzo. Scrivendo “Perche.it” e premendo Invio, si finirà con ogni probabilità su un sito concorrente.

Riguardo alle estensioni, inutile sottolineare che “.com” e “.it” (quest’ultima per business italiani) siano universalmente riconosciute come le più prestigiose, oltre a essere ormai spontaneamente digitate da chi tenta di visitare un sito per la prima volta.

Spesso, pur di non rinunciare al nome scelto (essendo le estensioni “.com” e “.it” non disponibili), si opta per il “.net”, il “.org” o il “.info”, ma ciò è altamente rischioso. Nella psiche dell’utente medio, infatti, scatta la sinapsi “vale meno” e il sito viene inconsciamente catalogato come “poco autorevole”.

In sintesi.

Scegliere il nome del dominio su cui caricare un nuovo sito è un passaggio fondamentale, per non dire cruciale, poiché contribuisce al successo di un business in modo non meno importante dei prodotti o servizi offerti.

La priorità non deve mai essere quella di privilegiare l’estro ma risultare “simpatici” a Google. Una buona indicizzazione farà sì che il vostro sito salga ai vertici della SERP, la pagina con i primi risultati prodotti dai motori di ricerca.

Anche risultare “simpatici” all’orecchio della clientela non è un obiettivo di poco conto, per cui ben vengano i nomi di dominio che hanno il potere di diventare tormentoni e attecchire nell’immaginario collettivo, alimentando il passaparola.

In ultimo, si consiglia di non farsi mai prendere dalla fretta e meditare per qualche giorno, prima di procedere con l’acquisto presso un hosting. È proprio quando si è convinti di aver fatto la scelta giusta che ne subentra una migliore.

 

di Giovanni Antonucci

autore del romanzo "Veronica Fuori Tempo"

 

 

 
 
 
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