Salmone, ecco perchè dovremmo evitare di mangiarlo

Re di aperitivi e pranzi chic dell’ultimo minuto. 
Vi siete mai chiesti da dove proviene il gustoso pesce che, dalla Norvegia, approda alle nostre tavole? Ormai è sempre più difficile pescare salmone selvatico. Lo stock presente nell’oceano Atlantico è in estinzione, quello del Pacifico in declino. Il pesce che finisce negli scaffali dei supermercati, secondo i dati pubblicati da un reportage di Slow Food,  è al 90% frutto di allevamento intensivo. L' associazione ha  infatti sottolineato i motivi per cui dovremmo evitarlo come la peste.
 
1) Escrementi e rifiuti non vengono mai rimossi e si lasciano semplicemente cadere attraverso le reti, depositandosi  sul fondale delle piscine.   Seicentomila salmoni nuotano in questa zuppa disgustosa che alimenta le mutazioni di agenti patogeni dall’Atlantico fino al negozio sotto casa. 
 
2) Avete presente quella bella sfumatura rosa che fa capolino dal banco frigo? E’ un colorante. Si chiama SalmoFan e viene aggiunto al mangime per esigenze di mercato.
 
3) La Norvegia ha ottenuto, ad Aprile 2013, il consenso per aumentare  le quantità di Endosulfano, pesticida ultra tossico bandito in numerosi Paesi. 
 
4) Il mangime dato ai salmoni contiene derivati animali ( soprattutto suini).
 
5) Foche, uccelli e leoni di mare rimangono spesso intrappolati nelle reti che  delimitano gli allevamenti.
 
6) Sapevate che, per ottenere un kg di salmone ne servono cinque di altri pesci? Ulteriore causa di riduzione dello stock ittico, che ha come conseguenza l’estinzione di molte specie.
 
7) L’aumento di allevamenti intensivi è direttamente proporzionale a un calo drastico dei salmoni selvatici.
 
8) I medici norvegesi lo sconsigliano  alle donne incinta, a causa dell’alto livello di tossine contenute in quelli di allevamento intensivo, sostanze conosciute per provocare danni allo sviluppo del cervello del bambino. La dottoressa Anne-Lise Bjørke Monsen ha rischiato la carriera per aver divulgato  informazioni false, incoraggiando le mamme al consumo .
 
Consiglio? L’etichetta non mente.  È un diritto del consumatore  avere tutte le informazioni necessarie al momento dell’acquisto. Le legge europea ha clausole specifiche che devono comparire sull’involucro del prodotto: nome della specie, se sia o meno pesce da allevamento, nome dello stato membro o del paese terzo in cui si è svolta la fase finale dell’allevamento e l’eventuale zona di cattura.
 
Consumatori, non abboccate. Non diventiamo esche dell’industria intensiva. 
 
 
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