Femminicidio e fede: il discusso intervento di Kiko Arguello

Polverone alzato qualche giorno fa durante il discorso tenuto da Kiko Arguello durante il Family Day a Roma.
Arguello è un pittore spagnole e fondatore dei neocatecumeni. Scuote gli animi di chi lo ascolta toccando un tema sfortunatamente più attuale che mai: il femminicidio.
 
Tema caldo durante una manifestazione che ha già sollevato da sola molteplici polemiche. Taluni l’hanno definita “il festival dell’omofobia”.
 
Ma veniamo alle parole di Arguello.
Il 76 enne sostiene, seppur nel suo italiano un pochino approssimativo, che le ragioni di atti di tale ferocia (fa riferimento al caso di Irina Lucidi il cui marito, in seguito alla fine della loro relazione, avrebbe rapito le figlie per poi ucciderle – seppur i corpi non siano a tutt’oggi stati ritrovati- e poi si sia suicidato) stia nell’inferno che un uomo sperimenta su se stesso quando, ateo e secolarizzato, non graziato dall’amore divino, identifica se stesso con l’amore della moglie e, laddove questa lo privi di questo amore, non riconoscendo la sua stessa essenza, il suo primo istinto si palesi nell’uccidere la donna; in secondo luogo, per farle comprendere il dolore che ella gli ha causato, altro atto terribile sarebbe uccidere i loro figli. 
 
Forte è il riferimento di Arguello alla possibilità di una donna di “abbandonare il marito per andare con un’altra donna” (perfettamente in linea con il family day); questo in qualche modo giustificherebbe la perdita di senno dell’uomo in questione???
Ora non volendo cadere in una facile accusa, e di input ce ne sarebbero sul serio moltissimi, ritengo personalmente che in nessun modo possa trovarsi una benché minima giustificazione alla crudeltà che ci viene servita ogni giorno a tavola attraverso i media. Pranziamo e ceniamo senza nemmeno più sorprenderci del livello di atrocità che esseri umani siano in grado di compiere. E tra il primo, il secondo e la frutta… la nostra ovattata società si e ci distrugge.
 
C’è un film di Nanni Moretti che si intitola Palombella Rossa in cui il protagonista pronuncia una frase a mio avviso molto significativa: 
“Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti!”.
Le parole sono importanti. Prima di prendere un microfono e pronunciarne di così forti, magari volendo anche veicolare tutt’altro messaggio, bisognerebbe prestarci maggiore attenzione.
 
Se questa voleva essere una semplice constatazione sul fatto che l’allontanamento dalla fede possa in qualche modo essere la causa dell’annichilimento dell’essere umano, andrebbero selezionate le parole giuste prima di prendere quel microfono tra le mani, soprattutto se non si è ad esprimersi nella propria lingua. Oltretutto mi sembra che la Chiesa si impegni non poco giorno per giorno ad allontanare anche i più ‘’temerari’’ fedeli, pronti a sfidare tutto e tutti in nome di quell’amore profondo che percepiscono nell’animo (e credetemi che mi piacerebbe provare una fede tanto incondizionata).
La cronaca è piena zeppa di casi di donne a cui viene strappata la vita; donne giovani e meno giovani che hanno da scrivere ancora moltissime pagine delle loro esistenze.
 
Figlie, madri, amiche…esseri umani con il diritto alla vita e alla libera espressione del proprio sentire.
Rifiuto qualsiasi atto di comprensione verso chi si sente così onnipotente da poter scegliere il quando mettere fine ai giorni di un altro individuo. A prescindere dal genere, dalla relazione e dal malessere che può provare.
 
Siamo figli di una società malata, che ci educa alla violenza. Disabituati a comunicare se non attraverso un modo virtuale e parallelo che nulla ha di autentico. Siamo delusi dalle istituzioni (Chiesa in prima linea) che dovbrebbero essere a nostra tutela e che invece a null’altro pensano se non a manipolarci per stare sempre più “comode”.
 
Non siamo capaci di produrre un pensiero autonomo, fondato e strutturato. Non conosciamo, non chiediamo, non ci interroghiamo. Spariamo facili giudizi di valore o giustifichiamo senza reale cognizione di causa parole che con cum-prendiamo nel profondo.
Forse dovremmo smettere di preoccuparci di genere maschile o femminile e prendere a cuore il genere umano
Forse solo questa è la via per ricominciare.