Arborvitae, nei cimiteri del futuro i defunti diventano alberi

Querce, pioppi e pini al posto delle tombe, in grado di regalare aria pulita alle metropoli.

 Un parco protetto e sapientemente integrato con il tessuto urbano. Arborvitae è il cimitero del terzo millennio, un progetto che contiene in sé tutti gli elementi dell’eco-sostenibilità. Non più sepolcri e loculi, ma un’area verde  dove andare a ricordare i propri cari, passeggiare, leggere e, perché no, ascoltare musica e mangiare.

L’iniziativa è stata sviluppata dalle paesaggiste Maria Cristina Leonardi, Consuelo Fabriani, Cloe Berni e Livia Ducoli e presentata  al MACRO ( Museo Arte Contemporanea di Roma) a fine ottobre. Le inventrici non intendono sostituire i vecchi cimiteri, ma offrire un’alternativa alla tradizione.

Arborvitae è pensato principalmente per gli spazi cittadini. Il progetto rappresenta una soluzione originale nell’ottica di recupero di aree degradate, riforestazione, e creazione di nuovi spazi verdi. Concepiti per i morti ma sfruttati dai vivi.

Tutto è studiato nei minimi dettagli: urne completamente biodegradabili, da interrare nel luogo del parco prescelto dalle famiglie.  I reliquiari, realizzati in cartone riciclato, sono composti da due contenitori: uno inferiore per la raccolta delle ceneri, e uno superiore destinato s terra e seme. Presupposto per la sepoltura? la cremazione. Pratica non più contraria alla fede cristiana e in costante crescita nel nostro Paese. All’interno della confezione è previsto anche un disco d’acciaio indicante la specie arborea: sul materiale si potrà incidere il nome della persona alla quale l’albero è dedicato.

 

Recentemente le autrici hanno sottoposto il piano di lavorazione all’amministrazione capitolina. La prossima tappa è il comune di Torino. A prescindere dalle questioni burocratiche, il progetto invita a spezzare  i tabù che la nostra società ancora conserva nei confronti del lutto. Il concetto base dei nuovi luoghi sacri è infatti molto poetico: nutrire la terra con le ceneri dei nostri cari, per aiutarla nella sua ciclica rinascita.

La Fabriani spiega: «Il cimitero che immaginiamo è un polmone verde aperto a una quotidianità d’uso, un bosco-giardino con percorsi, luoghi di sosta, aiuole e specchi d’acqua, pensato per i cittadini che sono chiamati a proteggerlo e rispettarlo. È  un bene comune e in questo senso per noi ha anche un valore etico ». 

 Forse Arborvitae ci aiuterebbe a sopportare meglio l'idea della morte, in una società che l'ha relegata sempre più ai margini. O, ancora peggio, l’ha medicalizzata o strumentalizzata.

Un progetto unico al mondo per un cimitero che ancora non esiste, ma che potrebbe diventare la soluzione più felice e democratica di onorare la memoria dei defunti.

 

di Irene Caltabiano