Ma come ti vesti? Viaggio nel mondo delle fashion blogger

Premessa: l'universo delle fashion addicted è quanto di più lontano dal mio modo di essere. 
Mi scuso in anticipo se la mia opinione potrebbe risultare dalla parte delle donne “tuta e calzettoni di spugna", evergreen che oltrepassa generazioni. Tuttavia, secondo il detto “Se non conosco, non giudico” ho deciso di provare a capire cosa passa nella mente delle innamorate  di Vuitton e Versace. 
 
In principio fu Chiara Ferragni, con il suo The blonde salad, che in breve tempo ha collezionato le 90.000 visite quotidiane. La biondina slavata, dall’occhio ceruleo e dalla taglia 38,  è partita condividendo i suoi look su Flickr fino a giungere all’Olimpo de Le Cahiers  Fashion marketing, consacratore delle trend influencer. In effetti, è proprio questa l’attività principale delle amanti dell’abbigliamento con base d’asta 100 euro. Scegliere capi, abbinarli  e fotografarsi in pose da “ ce l’ho solo io”.  Da Chiara Biasi  a Chiara Nasti, da Irene Colzi a Veronica Ferraro, il punto in comune delle bamboline è sicuramente uno: l’essere fighe.
 
Fin qui niente di strano.  Senonché, nel momento in cui ho digitato Chiara Nasti su Google, il terzo risultato diceva più o meno così: «Seno rifatto? Meglio che essere piatte». La fake-popputa sedicenne, come  se non fosse già abbastanza aver ucciso secoli di femminismo con una frase , ha dichiarato che il fatto di essere passata da una seconda  a una quarta nel giro di un paio di giorni sia frutto della benevolenza di madre Natura. E povere sfigate tutte le altre.  Sarà un caso isolato, mi dico. Rifiuto e vado avanti. 
 
La fase successiva consiste nell’attenta analisi della “ciccia” presente sui blog. Tra foto formula broncio+maglione largo in un giorno di pioggia, fino alla street photography con il cappello a falde larghe+pelle baciata dal sole e sguardo da Viandante sul mare di nebbia, c’è la sezione eventi. A quanto pare, se una fashion blogger comincia ad avere largo seguito, viene invitata a kermesse importanti del mondo della moda; Milano o  New York fashion week, sfilate di singoli brand e simili. Occhi pazzi e bava alla bocca, le fashion blogger guadagnano assetate la prima fila, da dove possono sparare i loro tweet a ritmo di uno ogni cinque secondi.  La differenza fra le adolescenti in visibilio e una giornalista di moda è stata ben espressa dalla scrittrice e reporter Patrizia Finucci, da anni presente sul campo: « Non è possibile vedere in prima fila queste ragazzette con il cellulare in mano che mandano sms per vantarsi di essere lì. Capisci? Noi andiamo alle sfilate per lavorare non per far sapere al mondo che siamo lì».
 
La maggior parte delle volte nessuna di queste principessine ha una reale preparazione in storia di costume o design e non saprebbe distinguere tra Coco Chanel  e Belen Rodriguez.  Il massimo sforzo sembra essere pagate per indossare gli abiti dei brand che investono su di loro, facendo di loro più delle web celebrities o delle modelle 2.0 . È raro trovare qualcuna di loro che ti faccia un reale reportage di moda, distinguendo e comparando stilisti o evoluzioni di tendenza. Poca ricerca e molto esibizionismo insomma. Chiara Ferragni si è spinta un briciolo più vanti rispetto alle altre, proponendo album di viaggio e consigli sulle località dei suoi shooting. Ma, a parte questo, non vedo guizzi di particolare originalità.
 
Non me ne vogliano le reali appassionate. Ci sarà sicuramente qualcuna di lor che abbraccia davvero la filosofia del work hard &  well  e si smazza per proporre contenuti sempre freschi, nuovi, e con alle spalle un minimo di ricerca. Sono pronta a essere stupita. Nel frattempo attendo gli sconti  e le domeniche a Porta Portese. Consapevole, per il momento, della vittoria del pigiama di pile. 
 
 
L'ignoranza delle fashion blogger alla Milano fashion week... Guarda il video
 

 
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