racconti di vita

I racconti di chi ha cambiato vita ✌

Amor è coragem: Linda Maroli e il Temakinho brasiliano che l’ha portata alla felicità

«Conoscevo la cucina fusion ancor prima che fosse inventata».

linda-maroli-1Forse in molti hanno sentito parlare di Temakinho, catena di ristoranti nippo-brasiliani. Non tutti però conoscono la storia della sua fondatrice. Linda Maroli, animo femminile creativo e coraggio del noto brand, ad un certo punto della sua esistenza, ha deciso di cambiare vita.

Il suo motto è amor e coragem, amore e coraggio: parole che l'hanno sempre accompagnata, dall’infanzia in Honduras, dove Linda, figlia di genitori italiani, è nata è cresciuta fino al trasferimento in Italia all'età di 18 anni. 

Coraggio per lasciare un lavoro interessante e remunerativo per l'ufficio stampa di Jimmy Choo e nel dipartimento commerciale di Alexander McQueen facendo un salto nel vuoto. Amore per le culture diverse che possono essere espresse attraverso la cucina (e un italiano lo sa bene). Un istinto che si è rivelato essere la miglior decisione della sua vita.

Messico e sushi

temakinho9Vivere l'infanzia in Sud America significa venire a conoscenza di sapori diversi tra loro, mescolare la sapienza culinaria nostrana con l'originalità dei sapori latini.  «Quando ero piccola per farmi passare il singhiozzo i miei genitori mi davano melassa e lime, non zucchero e limone. La mia famiglia utilizzava ingredienti del luogo per cucinare piatti della tradizione toscana»

Una mescolanza esotica diventata esperienza fondamentale per dare vita al marchio ormai presente in alcune delle location più chic del mondo: Roma, Milano, Londra, Formentera, Ibiza.

Mai due cucine sono state così diametralmente opposte: i giapponesi rappresentano disciplina, minimalismo, ordine. I brasiliani invece sono caos, mescolanza, avocado, formaggio, mango, gusti forti . È questo a rendere Temakinho unico.

linda maroli temakinho«Reputo la cucina una meravigliosa espressione d'arte che racchiude in sé la storia dei popoli e dei loro viaggi. Penso che da ogni paese si debba imparare qualcosa e oggi grazie a internet è facilissimo: per svezzare i miei figli ho inserito nella loro dieta minestrine di miso, farine di riso, avocado e tapioca. Far conoscere le diverse culture ai nostri figli attraverso le diverse cucine è un bel gesto d'amore».

Inoltre, la catena Temakinho si è impegnata fin dal primo giorno a dare attenzione particolare all'ecosostenibilità, ottenendo la certificazione Friend of the sea per l' utilizzo di pesce da itticoltura e pesca sostenibile. Anche nel packaging vengono sfruttati legno, materiali innovativi e oggetti che premiano i nuovi designer e l’artigianato internazionale.

Ad ogni città il suo Temakinho

temakinhoInoltre ogni ristorante ha le sue peculiarità. «Quando apriamo un nuovo punto vendita teniamo conto di tanti elementi, infatti prima di decidere se una location è giusta studiamo  gli abitanti della zona, la storia dell'immobile».

Ad esempio il Temakinho della Rinascente di Roma, per il suo edificio imponente, è ispirato al teatro della Musica di Manaus, nello stato Amazonas. 

Nulla è lasciato al caso: il lettering del logo è stato preso dal nome di un battello che navigava nel Rio delle Amazzoni nei primi del ‘900, i pavimenti da alcune scene del film Fitzcarraldo.  La stessa carta da parati ricorda l’Amazzonia.

Insomma un viaggio alla scoperta di Brasile senza aver bisogno di biglietto. Tutto partito dalla voglia di dar vita ai propri progetti, di cambiare vita: «La determinazione può farci fare qualsiasi cosa. Temakinho è il progetto che mi ha portato la felicità».

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di Irene Caltabiano

 

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“La dislessia è come una porta, e con la chiave giusta mi sono laureato”

Un limite è come un “messaggio nella bottiglia” scritto in una lingua straniera

DislessiaFrustrazione e incomunicabilità sono le prime e più immediate sensazioni. Percepisci un’opportunità, però non riesci a coglierla, finchè, tentativo dopo tentativo, decodifichi le singole parole, e, incastrandole come le tessere di un mosaico, l’insieme acquista forma e direzione. Un processo che richiede tenacia, curiosità e fiducia in sé stessi. Coltivarle in simultanea è difficile, ma non impossibile: certamente consente di crescere e di infrangere tabù e pregiudizi. In quest’ottica la laurea è un traguardo raggiungibile anche per chi soffre dei cosiddetti Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA). Nei giorni scorsi il 25enne Matteo Notarnicola è diventato dottore in matematica presso l’Università del Salento. La dislessia non lo ha fermato, e, usufruendo di un supporto ad hoc, ha trovato il suo metodo di studio.

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Coopetizione: trasformare il nemico in collaboratore può portarti lontano
 

“Al secondo semestre di matematica tutto è cambiato”

Matteo_NotarnicolaNel 2014 Matteo Notarnicola si iscrive all’università: la passione per la materia lo porta ad immaginare un percorso accademico senza scossoni. Peraltro, fino a quel momento non ha mai avuto problemi a studiare. L’esito negativo delle prime prove scritte parziali degli esami lo spiazza. La doccia fredda, però, non lo scoraggia.

Il ragazzo ricorda che a lezione Eliana Francot, la professoressa di geometria, ha parlato dei disturbi specifici dell’apprendimento, e menzionato la legge 170 del 2010 che promuove i diritti degli studenti che ne sono affetti. Si rivolge al Servizio di Consulenza – Sportello BES/DSA dell’Università del Salento e, dopo aver svolto l’iter diagnostico previsto, scopre di essere affetto da “disturbi misti delle capacità scolastiche”.

Nonostante Matteo possieda rilevanti abilità di ragionamento, la lettura gli risulta difficoltosa e lenta e, se deve svolgere simultaneamente più compiti, compare la disortografia. A ciò si aggiungono i problemi connessi con il calcolo a mente.

Ricominciare, costruendo un passo alla volta il proprio percorso

Il giovane mette a fuoco il problema, e riparte con slancio. Capisce che il metodo di studio scolastico è solo d’intralcio, nel nuovo contesto. Accetta la sfida: per “aprire” le porte della sua curiosità, ha bisogno di una chiave diversa. Decide così di avvalersi del supporto dell’Ufficio Integrazione, e viene a conoscenza dell’esistenza di strumenti compensativi finalizzati ad alleggerire il peso del processo cognitivo degli studenti affetti da DSA.

Metodi_compensativi_dislessiaInizia una nuova stagione, in cui può sostenere le prove scritte secondo specifiche modalità, che riducono le difficoltà di scrittura e calcolo a mente. Liberatosi della pressione di tempi di consegna prefissati e dedicando più tempo allo studio, i risultati degli esami cambiano radicalmente. E Matteo raccoglie i frutti dei sacrifici fatti.

Autoironia, consapevolezza delle proprie risorse, e un’ambizione dichiarata: sfruttarle al massimo. La storia del giovane laureato è un’iniezione di ottimismo…e concretezza. La percezione di essere partito da una situazione svantaggiata rispetto a quella dei suoi coetanei non lo ha messo all’angolo: al vittimismo ha preferito la reattività. E a dargli forza ha contribuito una certezza: la democraticità della conoscenza. Il senso di autoaffermazione e stupore che questa produce sono orizzontali e alla portata di tutti.

 

 
francesca garrisi
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Io, istruttore di sub, passo la vita negli abissi...e non tornerei indietro

Lo chiamano gap year, ovvero anno sabbatico.

sub-1Per alcuni è il classico viaggio post-maturità, per altri l’anno della svolta arriva decisamente dopo. Chi a trenta, chi a quaranta, chi a cinquanta, tante persone ci insegnano che c’è sempre tempo per cambiare.

Per Luca Mauri la svolta è arrivata a 26 anni. «Benchè avessi già finito l’università, ancora non avevo idea di cosa fare per guadagnarmi da vivere. Così partii alla volta dell’Australia». Qui conosce Jean, il mentore, istruttore subacqueo francese che, presa una pausa dall’oceano, si trovava a lavorare in una farm australiana per questioni tecniche di visto.

«Le interminabili giornate di lavoro nei campi passate a discutere di grandi sistemi filosofici e a raccontarci le vite mi diedero modo di conoscere la sua e... rimanerne folgorato!». Il giovane faceva infatti un lavoro a contatto con la natura, visitando luoghi  affascinanti, conoscendo culture diverse e…mietendo vittime amorose in ogni porto! ;)

Perché allora non far fruttare il brevetto subacqueo preso in Thailandia l’anno prima?

Diventare istruttore di sub

La prima cosa che si pensa, di fronte alla vastità del mare, è il timore che suscita. Quali strane creature si possono nascondere negli abissi? Quali meraviglie? A quali pericoli si va incontro? Era proprio la condizione da cui partiva Luca: curiosità, voglia e timore nello stesso momento.

Tornato in Italia Luca si impegna a seguire i corsi necessari per conseguire i brevetti, dall’ open water fino a quello di istruttore. La pratica andava affiancata allo studio teorico: ambiente marino, fisica, fisiologia, pronto soccorso, persino la patente nautica.

 «Vivevo in un camper parcheggiato vicino al diving center, con una muta addosso H24, lavorando come apprendista imparando le basi di quella che sarebbe diventata la mia professione. Caricavo le bombole, trasportavo il materiale, mi immergevo e intanto rubavo i trucchi del mestiere ai più esperti».

Come funziona il mondo delle immersioni

immersione8Normalmente si scende sott’acqua almeno una volta al giorno, ottimisticamente non più di tre. Ci si divide tra corsi e immersioni. 

«La didattica è divertente, si conosce gente di tutto il mondo con la quale spesso si instaurano rapporti di amicizia duraturi. I progressi degli allievi (tantissimi bambini), la loro gratitudine e la fiducia che pian piano ti concedono, sono le soddisfazioni più grandi».

E poi le immersioni, attività che vanno preparate, studiate e spiegate: fotografia, relitti, immersioni. E poi gli incontri con tartarughe marine, delfini, polpi, aragoste, anemoni…persino uno squalo grigio. Per i più coraggiosi, peraltro, esistono le immersioni notturne, quando al fascino del mondo sottomarino si aggiunge l’emozione di trovarsi sott’acqua al buio.

Maldive, Thailandia, Sri Lanka, Messico, Guatemala, Belize, Sicilia, Sardegna; Luca ha vissuto in tutti questi posti, confermando che il paradiso in terra...esiste! «Mi sono mischiato alla popolazione locale, ho abitato in semplici bungalow di bamboo sulla spiaggia vista oceano, ho mangiato con le mani le prelibatezze di quei luoghi, ho guidato moto e motorini alla loro maniera e sono sopravvissuto!».

Endless summer

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Luca ha dunque inseguito il mito della endless summer, vivendo un’estate continua, stando per anni con i piedi a contatto con la sabbia, rimettendo le scarpe solo per tornare a casa da famiglia e amici ormai rassegnati alle scorribande di Luca.

«Con il passare degli anni, essendo un lavoro molto fisico, so che il corpo comincerà a scricchiolare, ma continuando di questo passo l'evoluzione naturale sarà quella di avere un giorno un diving center tutto mio e stabilirmi su una di quelle meravigliose spiaggette esplorate in gioventù!».

 

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di Irene Caltabiano

 

 
 

 

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