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Il Marketing è Educazione

Ho studiato per anni economia, l’informatica e il marketing, apparentemente sembra che queste tre discipline non abbiano nulla in comune, giusto? E’ quello che pensano in molti e lo pensavo anche io. Ma ormai più di qualche anno fa mi resi conto della sintesi straordinaria.
Fu come unire i puntini della vita direbbe Jobs (si lo so mi sto  paragonando al grande CEO della mela,ma era solo per rendere il concetto :))
La sintesi è questa: Il marketing è educazione, (e ormai il marketing lo si fa per lo più online)
Si tratta di educare i tuoi potenziali clienti a sceglierti!
Il marketing è educazione perchè ogni volta che si fa una campagna pubblicitaria su web quello che si cerca di fare, in realtà, è educare il potenziale cliente a scegliere te anzichè un tuo competitor.
 
Devi raccontare la storia della tua azienda?
Devi creare un racconto in cui le persone si identifichino nel tuo prodotto, di come le caratteristiche del tuo prodotto soddisfano un bisogno emozionale del tuo pubblico, Devi mostrare i tuoi ideali i tuoi valori, i valori del tuo brand direbbe Kotler in Marketing 3.0. Tutto questo ha una natura educativa, poichè “educhi” i tuoi clienti a scegliere proprio te.
La base di tutto secondo me rimane sempre la comunicazione persuasiva della scuola di palo alto di maestri come P. Watzlawick, M. Erikson etc..
 
Guardando i miei figli crescere e stupirsi di come scoprono il mondo, mi rendo sempre più conto di come le persone apprendono che esistano delle cose che soddisfano i loro bisogni meglio di altre. E’ sconvolgente vedere come certe scelte che facciamo siano il risultato di un apprendimento.
Lavorando da oltre 10 anni nel campo del marketing online ho avuto modo di seguire molti progetti, e il filo conduttore è sempre lo stesso: difficilmente riuscirai a convincere un cliente a comprare al primo tentativo, questo accade...ma di solito il potenziale cliente va accompagnato nel percorso educativo che lo porta a scoprire come il tuo prodotto risponda alle sue esigenze (emozionali) meglio di altri prodotti.
 
Questo è quello che si chiama processo di Nurturing.
Il Nurturing lo si può fare tramite email,  tramite  social network o tramite qualunque altra cosa la tecnologia ci metterà a disposizione ma il concetto, è sempre lo stesso educare il tuo cliente a scegliere la tua soluzione.
Tutte le aziende più grandi al mondo hanno fatto questo, hanno educato i loro clienti a sceglierli. Ad esempio, io adoro il marketing di Apple: se riesce a convincere una persona a comprare un carica batteria a 80€ significa che hai creato dei fan.
 
Il marketing è educazione…. quasi “indottrinamento” in alcuni casi.
Un’ azienda veramente ricca non ha mai clienti ma fan (per esempio le squadre di calcio), persone legate in modo emotivamente forte al loro marchio. L’apprendimento avviene quasi sempre a livello emotivo non solo cognitivo, chi si intende di neorologia ci insegna che sono due le chiavi che rendono permanente un nuovo apprendimento, la ripetizione e l’intensità emotiva
Questi sono gli stessi principi del marketing:un messaggio deve essere ad alta intensità emotiva e deve essere ripetuto più volte; è solo cosi che riusciamo ad occupare un posto nella mente delle persone.
 
Attraverso piattaforme di advertising come Facebook oggi è possibile selezionare un audience e decidere quante volte quella audience deve vedere il nostro messaggio. Il web si sposa in pieno con le moderne esigenze di marketing/educativo
 
Ed ecco perché credo che il marketing sia un prodotto educativo!
 
Edoardo
Continua...

Rivolto alle mamme di maschi…

Cara suocera.

suoceraIn questi giorni mi hai indirizzato una simpatica lettera che mi ha fatto divertire e sorridere, ed è col medesimo intento che mi rivolgo a te e a tutte le suocere effettive e potenziali.

 Pensando di raccogliere le voci di tante altre giovani nuore, effettive e potenziali, approfitto dei poteri di cui mi insignisce la tecnologia per rispondere virtualmente a te che sei la mamma di un maschio.

 Avendo un fratello maggiore  ben comprendo le faticose giornate che hai speso tentando di instillare un minimo di grazia in quel piccolo teppista. E ti stimo per le montagne di panni insozzati all’inverosimile che hai affrontato a colpi di dixan, con la lavatrice stipata in funzione anche di notte.

Ma se mi permetti, cara suocera, in tante occasioni ti sei complicata la vita da sola.

Sostieni di avergli insegnato ad aiutare in casa.

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uomini che stiranoAllora perché dovresti storcere il naso davanti ad una camicia stirata in maniera non impeccabile (da me, presumo)?

Perché non gli hai insegnato a stirarsele da solo? Glielo sto insegnando io, e credimi, lo sa fare meglio di quanto immagini. Certo, nei punti di giuntura fatica un po’, ma sta migliorando. E poi, come ha giustamente sottolineato il tuo pargolo e come sostengo anch’io, basta sedersi in auto per vanificare lo sforzo speso per appianare ogni piega.

Forse non si dovrebbe insegnare ad aiutare in casa, ma si dovrebbe far passare il concetto che svolgere piccole mansioni domestiche è un’attività normale, ordinaria amministrazione, non un atto di bontà.

Credimi, anch’io sto spendendo ogni giorno preziose energie.

Sapevi che il tuo maschietto è un cuoco provetto? Scommetto che tu però non gli hai mai permesso di avvicinarsi alla cucina perché temevi il disastro post-nucleare riverso sui fornelli, con spargimento di salse e intrugli fino al soffitto. Ma fidati, il maschio sa anche pulire! Ah, passa anche l’aspirapolvere, e ormai ha imparato a farlo autonomamente, senza che sia io a ricordarglielo. Devo ammettere che a volte non si ricorda (o forse finge di non ricordare) che la polvere si annida anche sotto il divano, ma imparerà, sono fiduciosa.

Fare le mamme di maschi è un lavoro duro perché, (so che questa frase ti farà storcere il naso, di nuovo) forse un po’ vi piace viziarli. Perché per la figlia femmina stirare e cucinare sono attività scontate, dovute, ma col maschio siete un filo più indulgenti.

camicia

Forse sarebbe il caso che padri e madri di maschi e femmine trasmettano ai propri figli un bagaglio completo di competenze per essere autonomi.

Ora mi rivolgo ai padri di femmine: perché non insegnate alle vostre figlie a sporcarsi le mani, a sostituire le gomme dell’auto con disinvoltura, per esempio?

Cara mamma di maschio, tornando a noi due, io ti ringrazio e ti rispetto per l’uomo meraviglioso che stai crescendo, ma per favore, non viziarlo troppo, adegua i tuoi metodi educativi ai tempi che cambiano, preparalo, perché sarà improbabile che trovi una donna disposta a stiragli le camicie. Poi tanto esistono già le camicie “no stiro”, una benedizione per tutti, suocere e nuore comprese.

Con affetto,

Valentina

 

 

 

 

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Continua...

Il lato B dei Social Network

Viviamo nell'era della digitalizzazione, dove ogni informazione e curiosità può essere affidata alla rete. 
Le relazioni sociali sono ormai gestibili attraverso applicazioni o piattaforme, ma quali sono i pro e i contro? 
Pensate: un tempo per mantenere i contatti con un amico residente all'estero scrivevate lettere o vi preparavate all'aumento della bolletta telefonica causa "chiamata internazionale", ora ci "logghiamo" su Skype o Facebook e abbiamo risolto il problema. Semplice e economico. 
 
Anche l'interculturalità può essere annoverata fra i meriti della piattaforma Facebook che garantisce la condivisione di pensieri e interessi (tutto ciò nel rispetto delle regole). 
 
Facebook si è reso anche mezzo di comunicazione per campagne di vario tipo alle fasce sociali più disparate con utilizzo di hashtags
 
Ma l'altro lato della medaglia?
I contro possono e sono sconcertanti: il cyberbullismo ha raggiunto livelli inimmaginabili, la tutela dei minori è andata svanendo è sempre più sono i giovani vittime di malintenzionati come nei video di questa pagina Risse da Strada.
 
La privacy dei dati personali è messa a repentaglio, poiché dati anagrafici, luoghi frequentati sono facilmente individuabili da molti.
 
Concludo domandando: "Questi social network, che ormai fanno parte della nostra vita quotidiana, sono veramente ciò che appaiono?".
 
 
Continua...

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