Vita di A.P.: cambiare dipende da quanto lo vuoi davvero

A chi, questo titolo dovesse far venir in mente il bel film del 2012 di Ang Lee, Vita di Pi, lo avviso subito, che questo articolo non c’entra niente.

lavorare all'estero1Da quando ho vent’anni mi è sempre stato consigliato da parenti e amici di fare un’esperienza all’estero.

Perché all’estero c’è lavoro, perché all’estero si vive meglio, perché impari una lingua nuova, perché avrai un futuro migliore.

Fuori dall’Italia avrei avuto una vita migliore? Può essere, ma ahimè non lo saprò mai.

Ma non voglio parlare di me, il protagonista del mio articolo è il mio amico A. P. (è un tipo riservato, mi ha detto: «ok, scrivi pure della mia esperienza ma metti solo le iniziali»).

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A.P. è sempre stato un ragazzo volenteroso ma incontentabile.

cucinaitaliana1Nella sua vita ha fatto i lavori più disparati: da garzone nei mercati ortofrutticoli, al muratore, passando per la manutenzione di fotocopiatrici fino al cuoco.

Forse con quest’ultimo ha trovato finalmente la sua dimensione, mettendo in pratica la sua passione ma come detto prima, A.P. è incontentabile e soprattutto imprevedibile.

Preparare piatti della tradizione italiana non lo entusiasmava più di tanto e in più non si trovava quasi mai a suo agio nei vari ristoranti in cui andava a cucinare.

Quindi un giorno incontra una persona che non vedeva da anni e coincidenza, anche lui lavora nel settore della ristorazione.

Si divide tra l’Italia e la Cambogia

cibo-cambogianoSei mesi da una parte e sei dall’altra. In più, ascoltando le lamentele del mio amico gli chiede di seguirlo perché hanno bisogno di un aiuto cuoco.

A.P. non è mai stato uno riflessivo, ma anzi si è sempre affidato all’istinto, nonostante a volte l’impulsività gli abbia fatto fare delle scelte sbagliate.

E quindi, in pochissimo tempo si procura il passaporto, assume un po’ di vaccini contro Epatite, Tubercolosi e Febbre tifoidea e compra un biglietto aereo con destinazione Sihanoukville.

Un posto rinomato per le sue bellissime spiagge e per le isole tropicali.

Su una di queste, si trova un ristorantino gestito da una donna giapponese.

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Volontà e umiltà

cambogia paesaggiA.P. da buon ragazzo volenteroso si mette a lavorare imparando abbastanza velocemente piatti tradizionali come il Bai Sachchrouk o il Nam bahn Chock e qualche parola di khmer, la lingua locale.

Non ha difficoltà ad approcciarsi ad una cultura diversa, osserva e mette da parte l’arroganza. Nonostante sia un barang (straniero), si relazione ai locali mantenendo sempre la calma ed eliminando l’aggressività verbale tipica di noi occidentali.

Questo suo atteggiamento viene molto apprezzato così come lui apprezza la voglia di ridere dei cambogiani. Che tra le altre cose mi ha riferito essere dei gran burloni.

Quando A.P. si è dovuto radere la testa per aver preso i pidocchi lo scambiavano per un monaco buddista e una volta gli hanno fatto assaggiare un piatto di carne, rivelandogli solo successivamente che l’ingrediente principale era il cane.

Comportamenti ai nostri occhi strani ma che fanno parte della loro cultura e che A.P. ha saputo apprezzare e purtroppo abbandonare solo perché era venuto il periodo delle piogge.

In Italia ha contato i giorni che lo separavano dal suo viaggio per ritornare lì dove, a sue parole, “ha trovato una seconda casa”.

di Marco Lombardi

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