Via libera dei giudici al prelievo sulle pensioni d’oro

La Corte Costituzionale ha detto no

 Sono state rigettate nei giorni scorsi le ordinanze che sollevavano dubbi sulla legittimità del cosiddetto contributo di solidarietà. Detta misura, che “visto la luce” nel 2014, durante il Governo Letta, implica un prelievo sulle pensioni definite “d’oro”, ovvero quelle superiori ai 91mila euro annui.

Il contributo di solidarietà non ha natura tributaria

Questa la motivazione all’origine della decisione dei giudici, i quali hanno ricondotto il provvedimento al circuito previdenziale. Ne è stata quindi sottolineata la contingenza, correlandola alla difficile situazione economica. Inoltre, proseguono, la misura è ispirata a un principio di progressività.

A contestare la legittimità del contributo di solidarietà erano state alcune sezioni regionali della Corte dei Conti, in seguito ai ricorsi inoltrati da ex magistrati, docenti universitari e dirigenti pubblici e privati. A difendere il provvedimento, invece, Presidenza del Consiglio e Istituto Nazionale di Previdenza Sociale.

I legali dello Stato e dell’Ente hanno evidenziato che il contributo di solidarietà interessa le pensioni da 14 a 30 volte superiori quelle minime, nell’ottica di «garantire l’erogazione degli assegni anche nel futuro prossimo». Dunque, non sono stati violati i principi contenuti nell’articolo 2, 53 e 97 della Costituzione. 

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