Uncut girls: un gruppo di ragazze può fare la differenza sulla mutilazione genitale?

Non è uno sleepover club o un gruppo di cucito, ma un movimento che potrebbe rappresentare la svolta per le donne etiopi. 

Cinquanta ragazze supportate dall’ong plan international, ha detto no alla mutilazione genitale femminile. Lenteta, Weyinitu, Dorite, Dirshaye e Birtukan: un fronte unito che, grazie alla forza dell’obiettivo comune, sta avendo largo seguito tra le coetanee. E non solo: anche le famiglie, molto legate alla tradizione, stanno piano piano abbassando le difese e sostenendo le figlie.

Un progetto che ha radici lontane . L’ong Plan international è infatti attiva dal 1937 in Asia, Africa e America latina. In Etiopia è impegnata principalmente con Un’alleanza per dare voce alle bambine, iniziativa per ridurre il fenomeno delle spose minorenni e la crudeltà delle mutilazioni genitali femminili. Con lo slogan “La mia sessualità è un diritto!”, le giovani adolescenti vogliono scardinare un taboo da troppo tempo presente nella società africana.

Perché avvengono le mutilazioni genitali

Nessuno conosce  la genesi esatta, ma si pensa sia un rito pre-islamico importato nell’impero romano per controllare la sessualità delle schiave. Da qui la credenza si è evoluta insieme a tanti altri fattori culturali. Si crede infatti che l’infibulazione permetta alle donne di arrivare vergini al matrimonio, requisito fondamentale per sposarsi. Inoltre, triste ma vero, una sposa illibata viene “pagata” di più, ovvero garantisce una dote migliore per la famiglia.

Peraltro, dal momento che il rapporto non è finalizzato all’orgasmo femminile ma alla procreazione, l’infibulazione viene praticata per aumentare esclusivamente il piacere maschile. E numerosi altri motivi come la preservazione della purezza, la pulizia e la mutilazione come sinonimo di buona salute. In realtà, da parere medico, è esattamente il contrario. Non solo esiste il rischio di infezioni ma milioni di altre complicazioni e malattie, non ultima la possibilità di morte della madre o del bambino in caso di parto.

(* dati ripresi da Mutilazioni dei genitali femminili. Si crede che… Invece… Perché questa pratica deve finire, pubblicazione dell'AIDOS, Associazione italiana donne per lo sviluppo, 2000.)

Informare per resistere

Immaginate dunque quali catene devono essere spezzate, dal momento che molte coetanee, per paura di diventare reiette, accettano volontariamente questa pratica. Dorite spiega: «Hanno scelto di sottoporsi alla procedura perché temevano che altrimenti sarebbero state vittime di bullismo e nessuno avrebbe voluto sposarle». Lei invece, come gli altri membri del gruppo, hanno detto no alla mutilazione e continua a reclutare nuove adepte. Un messaggio di emancipazione che rende le donne più istruite e sicure di sé, nonché ferventi sostenitrici dei propri diritti.

« Se il mio futuro marito vorrà una sposa mutilata, proverò a spiegargli le conseguenze di questa pratica e mi potrà sposare solo se comprenderà la mia decisione» rivela la dodicenne Weyinitu. Un club che insegna ad essere per prima cosa considerate persone, poi donne e infine spose. Un' iniziativa che assume ancora più valore dal momento che avviene nel luogo per eccellenza dell’istruzione: la scuola.

Ecco come le nuove generazioni vogliono diventare padrone del proprio destino. Partire dal piccolo per arrivare alle grandi rivoluzioni. 

 

di Irene Caltabiano

 

 

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