Tinkidoo: la tecnologia non ha più segreti per i piccoli

Fatevelo spiegare dai bambini: il gioco è qualcosa di tremendamente serio. Lungi dall’essere un semplice passatempo, è il loro peculiare linguaggio d’accesso alla realtà. Dunque, perché non sfruttarlo per avvicinarli ai temi più disparati, compresi quelli apparentemente più ostici? Così ha preso vita Tinkidoo, innovativo metodo educativo il cui intento è aiutare i più piccoli a familiarizzare con la tecnologia.
Grazie a Tinkidoo la programmazione, l’elettronica modulare e l’autocorrezione “svelano” le loro ricadute operative nel quotidiano. Così, materie come la matematica e la geometria si liberano della loro “aura” arcigna. Tra gli workshop proposti, il baby coding e tangram.
 
Correva l’anno 2014, quando a Londra la fondatrice Sonia China conobbe Primo, startup britannica che aveva lanciato una linea di giocattoli in legno finalizzata a spiegare il linguaggio di programmazione ai più piccoli. Così, decise di acquistare il prototipo.
«Crediamo moltissimo nella potenzialità dell’esperienza. Di certo se Montessori avesse avuto la possibilità di guardare ad alcuni di questi prodotti, sono certa avrebbe trovato coerente il loro approccio alla sua impostazione pedagogica». Così Sonia China. «I bambini imparano soprattutto quando possono lavorare in autonomia. I giocattoli digitali consentono loro di acquisire concetti complessi come la programmazione, i comandi, gli algoritmi, semplicemente giocando».
 
 

 

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