Sweetie, la bambina robot che stana i pedofili in rete

Sarebbe stato bello se l’esperimento si fosse rivelato un buco nell’acqua.

sweetie-1Ma quando Sweetie, dieci anni sulla carta, ha fatto la sua apparizione online, ecco spuntare da subito cinque, dieci, quindici finestre pop-up. «Hi Lucy, io pazzo per bikini piccoli». Oppure «Lucy bella, Lucy anche nuda?». La solita sfilza di nickname che non lasciano spazio all’immaginazione: Charly pacco-grosso e via dicendo. La maggior parte di loro, quando si inizia la chat, ha già le telecamere puntate sulle parti intime.

Lucy, ma anche Manila, Vanida, Ratana. Tanti i nomi di Sweetie. Gli orchi credono ciecamente alla sua identità, in fondo è solo una bambina. Potrebbero mai immaginare che sia la vera cacciatrice? Lei, con quegli occhi grandi e la pelle ambrata, così simile alle sue coetanee povere che gli uomini ricchi adescano online. Lei che altro non è che un avatar, un robot. Che fa quello che le viene richiesto, si spoglia, si offre. Ma nel frattempo raccoglie tracce, crea profili, incastra chi crede di avere il coltello dalla parte del manico.

Attenti all'orco

Terre des hommes, associazione contro la violenza infantile attiva in 69 Paesi,  ha trovato la chiave giusta per sweetie-2mettere spalle al muro i cyber pedofili. Sweetie infatti, nel momento di massima libidine dell’orco, si spinge sempre più in là, fino a chiedere un contatto Skype, Facebook, Messenger con la scusa della connessione lenta. L’indirizzo permetterà di rintracciare il colpevole  e inserirlo nell’archivio degli imputati.

Qualcuno ha avuto persino l’ardire di contestare il reato perché, in fondo, non si tratta di una bambina reale. Ma il giudice che a Brisbane, Australia, ha condannato Scott Robert Hansen, il primo che Sweetie è riuscita ad incastrare, non ha dubbi. «È irrilevante. Se credi che sia una bambina vera è abbastanza».

«L’obiettivo è cercare di identificare più predatori possibili, e inviare loro una raffica di minacciosi avvertimenti per spaventarli e scoraggiarli» spiega Hans Guyt, responsabile del progetto. «Chi nonostante i moniti continuerà a razziare sul web verrà segnalato a Europol e Interpol» Il sistema è utilizzato non tanto per gli habituè, quanto per i neofiti curiosi, per scoraggiarli ad intraprendere una strada pericolosa. Quei curiosi che si illudono di essere protetti da uno schermo e dall’anonimato. «Impaurire i debuttanti è importante perché uno su quattro passa poi ad abusi fisici. Se il progetto si rivelerà efficace cominceremo le collaborazioni con le forze dell’ordine».

I dati

sweetie-3L’Fbi ha rivelato che ci sono almeno 750mila persone al mondo, in qualsiasi momento del giorno, che setacciano il web in cerca di vittime sempre più giovani, con show sempre più spinti. Addirittura con minori torturati o costretti a fare sesso con animali.

Purtroppo gli incontri online non sono casuali. Mai volontari. Il fenomeno è infatti diffuso in zone molto povere come la Thailandia. Sacrificarsi per il bene della famiglia, per guadagnare qualche dollaro, è un dovere collettivo e i minori sono spesse volte immolati dai genitori  o sfruttati da bande criminali. Vengono allestiti una sorta di Internet point in baracche fatiscenti dove si svoglono gli show-show per gli sugar daddies, i paparini. Il fattore grave è che tale forma di prostituzione viene considerata un lavoro legittimo, qualcosa di blando rispetto alle performance sessuali reali.

E cosa ancora peggiore, tranne che in Inghilterra, non ci sono leggi specifiche per incastrare un cyber pedofilo. Ci deve scappare la vittima in carne e ossa.

 

di Irene Caltabiano

 

 

 

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