Si è chiusa la COP22 e nessuno se n’è accorto

Il summit di Marrakesh, chiusosi lo scorso 18 novembre, ha avuto toni meno entusiasti della scorsa conferenza sul clima di Parigi, terminata con sorrisi e gesti di vittoria.

Umori condizionati dalla netta posizione di Trump sul riscaldamento globale? Sì, ma non basta. Nonostante gli USA siano una grande potenza, ci sono altri 196 stati al mondo. La speranza è che la nomina del nuovo presidente degli Stati Uniti non diventi una scusa per impegnarsi sempre meno e dichiararsi sconfitti in partenza.

Cosa è stato detto alla COP22

Fortunatamente, a prescindere dalla decisione del tycoon americano, gli altri partecipanti non sembrano affatto voler gettare la spugna. Hanno infatti dichiarato nuovamente il loro impegno a rispettare le clausole dell’accordo di Parigi. Il processo di epurazione della Terra dall'inquinamento continuerà; il problema è il non sapere ancora bene come. 

La COP22 si è fermata a una stesura non definitiva di un sistema condiviso per valutare l’efficacia delle politiche nazionali e misurare i tagli alle emissioni. In poche parole, nonostante le buone intenzioni, molta teoria e ancora pochi strumenti per agire concretamente. La roadmap verrà perfezionata durante la COP 23 e infine messa in vigore solo nel 2018.

Rinnovata la promessa del Climate Vulnerable Forum, i 47 Paesi che inficiano maggiormente sul diffondersi del global warming, di ridurre le emissioni di carbonio e passare ad un’alimentazione al 100% di energia rinnovabile. Usa, Gran Bretagna e Germania hanno annunciato la creazione di un fondo per aiutare i Paesi in via di sviluppo a monitorare meglio le proprie emissioni  di gas nocivi. Al momento l’aiuto prevede 50 miliardi ( a Parigi ci si era accordati per 100), da molti ritenuta una cifra troppo bassa. Ulteriori decisioni sul budget sono state rimandate di sei mesi. 

In alto mare anche il risarcimento per le perdite dei Paesi che hanno già subito danni irreparabili. Altra nota dolente, dal momento che le nazioni più ricche dichiarano la necessità di avere le idee chiare su cosa sia per prima cosa considerato un danno prima di sborsare cifre altissime.

Insomma, si può dire che rispetto un anno fa non si è andato molto avanti. Nel frattempo la temperatura aumenta e si spera che non si cominci ad agire quando sarà davvero troppo tardi. 

di Irene Caltabiano

 

 

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