Se mangi troppo, sei malato?

"I soldi spesi meglio sono quelli per mangiare", recita un vecchio detto.

fame-emotiva-ragazzaIn genere chi soffre d’ansia generalizzata (manifestazione continua) ha poca o troppa fame.  Si tende spesso a rimproverare chi ha poco appetito, senza considerare l’esistenza  dell’altra faccia della medaglia: l’abuso.

Un disturbo molto frequente e nocivo è la fame emotiva. Non si tratta di consumare un pezzo di cioccolato; ci si sente tristi e si abbuffa senza sosta  e ad orari confusi.

Dopo una bella corsa al parco è naturale mangiare uno snack per recuperare le energie: si tratta di un processo fisiologico. Lo stesso che però, in maniera disfunzionale, si manifesta repentinamente nel soggett che soffre di appetito incontrollato.

Mangia perché è ora di saziarti!

fame-emotiva-2Il cervello trasmette segnali confusi. Ma se si ha sempre fame, come riconoscere se si tratta o meno di una patologia?

Impulsività. “Ho comprato mezzo chilo di gelato e se non lo mangio tutto sono un fallito". Non c’è ragione di andare a fare la spesa se il frigo è pieno, eppure chi soffre di questa malattia non ha freni. Compra cibi scadenti e ragiona per scatolette.

Sensi di colpa. Come spesso accade per ogni tipo di dipendenza l’effetto della droga rende sereni, poi si sta male e occorre ri-farsi. La parte razionale recita  “non devo farlo”, l’emotiva “vedrai che starai meglio”.

Fisiologia e sazietà. Come ho detto, l’esempio dello sportivo che va a correre e rientra a casa affamato è esempio di buona salute, poiché in quel caso la fame è conseguenza di fattori fisiologici. Al contrario, è alquanto improbabile che chi sta sdraiato sul divano alle tre del pomeriggio abbia necessità di mangiare dopo due ore dal pranzo. Eppure le voglie improvvise fanno parte della sintomatologia del disturbo da fame emotiva.  Non si tratta di una pesca o un’arancia ma di cibi ben precisi e quasi sempre dannosi ( ad esempio i dolci)-

Nascondiglio. Cosa caratterizza un’alcolista? Spesso, consapevole del disturbo, nasconde la bottiglia dentro un armadio per non ferire gli altri. O beve quando non c’è nessuno. Sa che quello che fa è sbagliato ma è schiavo della sua parte inconscia. Si isola ed entra in un circolo vizioso dal quale diventa sempre più difficile uscire. È lo stesso processo che si manifesta in chi è dipendente dal cibo.

Come intervenire?

Anzitutto, riconoscendo i sintomi. Se si tratta di episodi sporadici non c’è da temere ma se fanno parte della routine quotidiana è molto probabile che ci si trovi di fronte a un disturbo reale.

Cibo. Fai una lista, vai al supermercato, torna a casa e riempi il frigo con prodotti sani. Più verdure e meno schifezze. Così se la tua mente dice che è ora di mangiare un pacco di biscotti , sarai costretto a consumare quelle due banane in più (che di certo non guastano). La scelta degli alimenti va effettuata in un momento razionale e non durante un attacco. Questo ti permetterà di limitarti ad acquisti specifici per colazione, pranzo, merenda e cena.

Muoviti. Dedica parte della tua giornata all’attività fisica. La corsa per esempio aiuta a scaricare l’adrenalina e in questo modo le emozioni negative si offuscheranno. È un ottimo rimedio per qualsiasi altro tipo di disturbo psicologico.

Non stare solo. La compagnia è un’opportunità che ti consente di proiettarti sull’altro facendo lavorare meno la mente. In questo modo il cibo assumerà un significato diverso.

Autoanalisi. “Perché mi comporto così?”, tenere un diario dove elencare i propri pensieri prima di un attacco può essere un ottimo metodo per frenare e riconoscere i successivi.

In genere c’è sempre un’ emozione negativa (trauma) alla base della patologia. Oggi può essere combattuta illusoriamente dalla fame emotiva ma domani da una dipendenza d’alcool o altro. Occorre perciò poter intervenire il prima possibile sulla causa, esplorando e affrontando senza paura cos’è che tanto turba e provoca la patologia.

Solo così si potrà riprendere in mano la propria vita. 

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di Luca Mordenti

 
 
 
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