Se gli stranieri lavorano (bene) anche l’Italia ci guadagna

Gli immigrati sono una risorsa (anche materiale) per il nostro Paese

Sono loro, infatti, a dispetto di luoghi comuni populisti e rigurgiti xenofobi, che sostengono (anche letteralmente) gli italiani che non lavorano più. Questo, in breve, il risultato che emerge dal Rapporto Annuale sull’Economia dell’Immigrazione stilato dalla Fondazione Leone Moressa.

All’inizio dell’anno vivevano in Italia 5 milioni di stranieri, pari all’8,3% della popolazione complessiva. Più della metà sono giovani in età produttiva (circa 78%), e quindi superano in larga misura gli italiani (63%).

La Stranieri Spa, così è stata definita coniando un’espressione assai efficace, vale circa 130 miliardi di euro (la Fiat ne vale 136), che equivalgono alla 25esima posizione nella lista delle imprese mondiali più grandi.Indubbiamente cospicua la mole di contributi prodotta: si arriva infatti a 11 miliardi, che si traducono in 7 miliardi di Irpef. Gli immigrati pagano la pensione a 640mila italiani.Spesso gli immigrati sono piccoli e medi imprenditori: lo scorso anno erano più di 600mila, originari principalmente di Marocco, Cina e Romania. Le aziende superano le 500mila, che equivalgono al 9% del totale. Si è registrata una sensibile crescita negli ultimi quattro anni (+21%), a fronte di un calo di quelle nostrane (-3% circa).

La Stranieri Spa opera principalmente nell’ambito dei servizi, però il campo in cui si registra la maggior incidenza sul Pil è quello della ristorazione. Gli immigrati, complessivamente, producono in Italia quanto il comparto tedesco legato alla realizzazione di veicoli, eppure, la produttività per occupato è sensibilmente inferiore (50mila a fronte di 135mila).Ciò si spiega con il fatto che, se è vero che un immigrato su due lavora (contro il 36% di italiani), nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di occupazioni poco o per nulla qualificati. Attività, insomma, che non richiedono una particolare specializzazione o peculiari abilità.

Gli immigrati sono ormai una presenza consolidata all’interno della società italiana. Opporsi a quella che ormai è una realtà ha, quindi, poco o nullo senso, per vari motivi. Non solo per una questione etica – che pure ha il suo peso – ma anche perché, come si vede, la Stranieri Spa costituisce un sostanzioso valore aggiunto a livello economico e produttivo. Così ad esempio, creare occasioni di incontro tra nuove leve imprenditoriali  originarie dell’estero e quelle nostrane che rischiano la chiusura potrebbe essere l’opportuntà per dar vita a un nuovo filone di aziende, capaci di sfruttare il meglio di entrambe le culture.

Inoltre, sensibilizzare sul tema della scolarizzazione delle generazioni di immigrati più giovani consentirebbe di preparare futuri lavoratori dotati di maggior professionalità e competenze, il che avrebbe un duplice effetto positivo: li renderebbe più soddisfatti della vita in Italia consentendo un migliore inserimento sociale, e aumenterebbe la produttività. Insomma, “aiutare” gli stranieri a formarsi e trovare un’occupazione in Italia avrebbe ricadute positive per tutti. Ferma restando l’importanza di adeguate misure di collocamento professionale anche per i giovani italiani.

 
 
 

 

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