R.I.P. Signora Banca, la finanza oggi passa dalle app

Più di sette millenials ( leggi ragazzi di età compresa tra i 18 e i 34 anni) su dieci preferiscono Google alle banche.

E' un dato di fatto. Gli istituti finanziari sono stati letteralmente investiti dal digitale, dal mondo giovanile della finance technology che comprendono fino a un certo punto. Jamie Dimon, CEO di Morgan Chase, una delle maggiori multinazionali finanziarie a livello mondiale, professava l'arrivo della Silicon Valley del mondo bancario. La sua squadra avrebbe progettato sistemi pensati esclusivamente per le nuove generazioni. Dopo poco ha fatto un passo indietro dicendo che i millenials fanno la guerra alle banche solo fin quando non aprono un contocorrente.

Sarà vero? Le ricerche smentiscono

Un sondaggio della Viacom, multinazionale dell'entertainment, afferma che il 75% dei ragazzi affiderebbe i suoi soldi a Google o a PayPal, ma si fida poco degli istituti finanziari classici. E preferirebbe andare dal dentista piuttosto che soffrire lunghe file in banca. Qualche passo avanti da parte della vecchia guardia va riconosciuto, come l'introduzione del mobile banking. Tuttavia molte startup, avendo capito l'antifona, si stanno dedicando allo sviluppo di app che propongano soluzioni alternative a quelle tradizionali.

Il successo di Acorns

Ideata dal californiano Jeff Cruttenden, Acorns è un'app che consente investimenti facili e rapidi. Di 650.000 clienti del 2015, il 75% erano sotto i 25 anni. Facilmente scaricabile dal proprio cellulare, funziona in modo intuitivo. Ogni volta che fai un acquisto, ad esempio un pranzo da 5, 40 dollari, Acorns arrotonda  il prezzo a sei e trattiene  il resto (dal conto bancario o Paypal) come investimento. L'idea funziona sul lungo termine: se risparmi un dollaro al giorno e hai una crescita del 7% l'anno, in cinquant'anni potresti raggiungere i 160mila . Acorns guadagna con un dollaro al mese per conti sotto i 5000 dollari, il 25% per cifre maggiori.

Qual è il problema delle banche ?

Non sono abbastanza lungimiranti. C'è il rischio che si concentrino su una fascia d'età troppo alta e lascino i futuri investitori nelle mani di giovani startupper. A quanto pare, più capaci di captare e andare incontro alle esigenze delle nuove generazioni.

 

di Irene Caltabiano

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