Quanto vale un probabile beneficio? Un servizievole tornaconto

Qual è il tuo valore?

Quanto vali? Fammi vedere! A peso d’oro chi sei? Sei produttivo o in perdita? Valore! Si pensa a guadagnarselo, spenderlo, trasportarlo, incassarlo ma chi ne è davvero consapevole detentore? La creazione di valore che cos’è, come si fa? Il valore di una persona è dato dalla grandezza del suo cuore, che la diceria popolare vuole pari alla grandezza del pugno, fatevi i vostri conti e proporzioni. Oppure sono le facoltà morali, ineccepibili e incorruttibili, la forza emotiva, l’onestà intellettuale e tante belle parole e ideali. Fesserie per buonisti.

 Chi siete? Nella battuta musicale, sul rigo di uno spartito, il valore s’inserisce tra la durata delle note (suono) e quella delle relative pause (silenzio). Ognuno ha una sua melodia che canta intimamente, una sinfonia personale a ritmo con il Cielo. E chi siamo sotto questo cielo, noi, donne e uomini di valore?

Valide speranze? Una media ponderata

Dimentichiamoci dei valori assoluti. Pensiamo invece al valore atteso, quello della teoria della probabilità, che è chiamato anche speranza matematica. Buffo no? Sempre a fare i conti con il destino. Qui si parla di valore atteso di una variabile casuale (guarda caso, metti un essere umano X) e discreta. Per avere dei probabili risultati, tocca fare una media ponderata. Questo valore speranzoso è un indice di posizione che rappresenta il valore previsto, e sperato, che si potrebbe ottenere in un gran numero di prove possibili. Dunque il probabile esito, positivo o negativo che sia, è testimone di ciò che il valore di partenza dichiara di poter ottenere.

Non vale!

Che fatica! Ma che sto dicendo e che c’entra questo? Ho iniziato a parlare di valore umano e mi ritrovo a fare probabilità statistiche. A occhio e croce sembra di stare su una roulette russa. Siamo alla scoperta del valore personale e mi perdo per strada? Niente affatto. Conoscere se stessi, scontato punto di partenza, rende merito di come e in cosa possiamo servire il nostro prossimo. Se non sono consapevole del mio intrinseco valore, come posso servire? Così non vale!

Non ha senso!

Con calma, ci arriviamo. Nel linguaggio, in riferimento alle parole, ai segni di interpunzione o ai simboli, il valore equivale al significato degli stessi! Conosci il tuo valore (significato) allora? In logica poi, la validità è la corretta formulazione di un ragionamento per cui questo è vero per qualsiasi valore di verità si assegni alle variabili che lo compongono. Ci risiamo, penserete! Valori, variabili, probabilità…aggiungeteci pure: verità.

Valore – significato – verità

Diciamo che il mio valore è dato da ciò che è vero, e che ciò che è vero ha significato. Abbiamo trovato una persona valida o valevole che sia. Più o meno tutti abbiamo una carta d’identità (io no ovviamente). E la validità di questo documento ne legittima l’autenticità. Adesso andiamo a correlare il valore con il significato, il significato con la validità, la validità con l’autenticità. Ripeto:

  • valore → significato
  • significato → validità
  • validità → autenticità

Fatto?

Saburau. Come posso servire?

Mettiamo che il valoroso, o la valorosa, abbia l’animo nobile di un samurai, derivazione del giapponese samuraru che significa ‘essere al servizio di…’. Questo individuo, creatore del suo intrinseco valore e foriero di altrettanta validità nel mondo, non è una persona servile né inserviente. Nel Giappone feudale quella del samurai era una figura privilegiata della nobiltà guerresca, che era solita ‘tenersi al lato’ per ‘servire’ (saburau). Bando a velleità bellicose, per i meno coraggiosi mi spiego meglio. Questo stare al lato, rappresenta un’attitudine che rifulge l’oro e la bellezza spirituale di chi si pone in modo umile e disinteressato al servizio del bene comune (ho elevatissimi ideali oggi, non fate caso!).

E come ci è arrivato costui a questa perfezione spirituale? Di certo non armato di katana, ma di buona volontà e tanta, ma tanta umiltà consapevole. Ha fatto a pezzi l’ego e ogni suo tentativo narcisistico di mostrarsi caritatevole e solidale. Non ha maturato i suoi interessi sulla colletta della domenica, non ha scattato foto motivazionali di vano volontariato, tanto meno ha raccolto fondi per la gloria di una charity alla quale sentirsi socialmente partecipe e responsabile.

Fare bene

Insomma, senza fare di tutta l’erba un fascio, e senza togliere nulla a nessuno, siamo abituati a pensare che il mio valore al tuo servizio deve avere un tornaconto, chiamato beneficio. Certo, ma del dubbio. E proprio il beneficio è un termine latino composto da bene (bene) e dal verbo facere (fare). Fare bene significa quindi agire correttamente, in accordo con la propria natura essenziale, quella che dà senso, validità e autenticità a chi realmente siamo e a quello che facciamo.

Gratis è utile

Il verso servire è gratuito. Non chiede compenso, né prevede tornaconto. Questo torna davvero utile, altro termine latino che significa usare. Quindi, sempre secondo me, usiamo bene chi siamo per quello che sappiamo veramente essere e fare. Non c’è valore più grande e utile di questo!

di Laura Pugliese

 
 
 
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