Quando abbiamo perso fiducia nei nostri medici?

Una volta si trovavano nelle piazze.
 
 

Promettevano rimedi miracolosi per la crescita immediata dei capelli o intrugli per diventare più forti. Gente da circo, banditori, che non si fermavano mai una volta nello stesso luogo. Forse per non lasciare tempo allo sfortunato acquirente di scoprire che fosse tutto un imbroglio.

Oggi i Mangiafuoco non si trovano in pubblico, ma si travestono da guru della medicina alternativa, non per strada, ma nella sicurezza dei loro uffici.  Sfruttano e fondano le loro bugie sulle falle della medicina tradizionale, alimentando il dubbio, buttando all'aria anni di esperimenti e studi.

I casi di chi sceglie decotti di erbe e strani intrugli invece di seguire le cure ufficiali contro il cancro sono in continuo aumento. L'ultimo caso la mamma di Rimini che voleva curare un tumore al seno con impacchi di ricotta. Il risultato è aver lasciato orfano un bambino di quattro anni. Circa un anno fa, la stessa sorte è toccata ad Eleonora Bottaro, morta a soli 18 anni perchè il padre aveva rifiutato la chemioterapia. Credeva fermamente nelle teorie del dottor Hamer, padre di tutti i ciarlatani scientifici.

Chi è Ryke Geerd Hamer
 

Il dolore genera dolore? Se esiste una legge universale non scritta, il dott. Hamer ne è un chiaro esempio. Prima del 1978, il medico tedesco era uno stimato ed un po' eccentrico professionista, creatore di numerose invenzioni utilizzate ancora oggi per diverse operazioni di chirurgia plastica. In quell'anno Hamer si trova in Italia; la notte tra il 17 e il 18 agosto il principe Vittorio Emanuele di Savoia spara a un ragazzo a largo dell'isola di Cavallo, in Corsica. Il suo nome è Dirk Hamer, figlio di Ryke. Il giovane, nonostante molte dolorose operazioni, morirà qualche mese dopo.

Le cattive notizie tuttavia non sono ancora finite. In seguito al tragico evento, i coniugi Hamer si ammalano rispettivamente l'uno di cancro ai testicoli, l'altra al seno. In seguito all'accaduto, il medico comincia ad elaborare la teoria secondo cui il corpo sviluppa un tumore in seguito a qualche evento traumatico, iniziando a cercare conferme tra i suoi pazienti. Scavando nelle loro vite, scopre che la maggioranza di loro ha subito qualche choc.

I colleghi della clinica in cui lavora all'epoca percepiscono la pericolosità delle sue teorie e lo invitano a desistere dalle ricerche, pena le dimissioni. Hamer non ha intenzione di rinunciare a quel lavoro. Da lì parte una giostra di viaggi in tutta Europa, di cliniche aperte e chiuse in pochi mesi, di detenzioni in carcere e tentativi di internamento psichiatrico. Ciò non impedisce ad Hamer di crescere in seguito e fama, adeguatamente accompagnati da teorie deliranti, fino a sostenere che la chemioterapia fosse un complotto degli ebrei per uccidere le altre etnie. Anche Ursula Hamer crede fermamente nelle teorie del marito. Morirà nel 1985 divorata dal cancro. 

Quando abbiamo perso fiducia nella medicina tradizionale?
 

Non sono un medico, ma stando ai dati diffusi, se entrambe le donne decedute si fossero sottoposte a terapia tradizionale, oggi avrebbero ancora molti giorni davanti a sé. L'80% di possibilità di sopravvivenza per Eleonora, il 93% per la mamma di Rimini. 

Tutti i medici sbagliano. Ma quegli errori sono il triste prezzo da pagare per un continuo miglioramento. Il metodo olistico è un aiuto e  esiste certo un legame indissolubile fra corpo e psiche. Tuttavia quest'approccio non può e non deve essere considerato un'alternativa alla medicina tradizionale, semmai un percorso parallelo. Riporto qui le parole di Romina Fantusi, che ha vissuto il dramma della malattia sulla propria pelle, raccontandolo nel libro Il codice di Hodgkin-Quando la malattia incontra l'ironia.

«Negli ultimi dieci anni ho avuto la possibilità di continuare a studiare, viaggiare, lavorare, ho avuto le mie delusioni, i miei stress, ho conosciuto mio marito e mi sono innamorata, ho avuto lutti e momenti di dolore, ho avuto una bambina meravigliosa, ho letto centinaia di libri, ho incontrato molte persone e ho potuto imparare qualcosa da tutti, ho riso tanto, ho avuto la possibilità di stendermi sull'erba a guardare la forma delle nuvole, di fare progetti per il futuro...io ho avuto l'opportunità di un futuro».

«E questo futuro, questi dieci anni meravigliosi che ho alle spalle, tutti, nessuno escluso, così come i giorni che verranno sono un regalo della medicina e dei medici. E mi dispiace quando altri si negano, per motivi nel merito dei quali non voglio entrare qui, lo stesso futuro che ho io, o quanto meno la possibilità di averlo».

 

di Irene Caltabiano

 

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