Produrre combustibile da flaconi per detergenti e bicchieri usa e getta? Qualcuno sta per farlo

C’è del buono nella plastica?

A dispetto del fatto che ingombra e inquina sembrerebbe di sì. Infatti la Grt Group, società svizzera operante nel comparto delle energie rinnovabili, avvierà a breve in Italia una serie di impianti destinati a produrre carburante a partire da questo materiale.  Si stima che con una tonnellata di plastica si possano ottenere ottocento litri di combustibile simile al diesel e al cherosene. 

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Niente emissioni grazie alla pirolisi

Combustibile-da-plasticaGrt Group partecipa al Circular Economy Network, organismo che si occupa di economia circolare, attraverso il suo amministratore delegato Luca Dal Fabbro. L’osservatorio è costituito dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e da circa 15 imprese.

Per produrre diesel e cherosene la società svizzera impiegherà la pirolisi, metodo incentrato sulla rottura delle molecole che conferiscono rigidità alla plastica. Il tutto senza il consumo di ossigeno e a zero emissioni; la materia prima non sarà incenerita e diesel/cherosene avranno un ridotto contenuto di zolfo.

Le ricerche finalizzate a produrre carburante dalla plastica sono partite negli anni Settanta, e i risultati raggiunti dovrebbero concretizzarsi entro il prossimo anno. Gli impianti che verranno creati in Italia, spiega Luca Dal Fabbro, avranno dimensioni ridotte e permetteranno di tagliare del 70% le emissioni di anidride carbonica. La materia prima, infatti, sarà prelevata in un’area distante non più di 100 chilometri.

La plastica: un tesoro che potrebbe surclassare il petrolio

Carburante-da-plasticaNegli ultimi 50 anni la quantità di plastica utilizzata è cresciuta esponenzialmente, e questo apre interessanti scenari al progetto di Grt Group. Si stima infatti che un barile del carburante così prodotto costerebbe circa la metà dell’equivalente in “oro nero”. Senza contare che diesel e cherosene non dovranno essere sottoposti a raffinazione.

Secondo le stime dell’azienda svizzera l’impiego di un impianto standard a quattro linee salverà ogni anno circa 30 ettari di terreno dalla destinazione a discarica.

Economia circolare: cos’è e come funziona?

Economia-circolareA darne una definizione è intervenuta la Ellen Mac Arthur Foundation. Il suo tratto peculiare è la progettazione di oggetti facili da smontare e ristrutturare, così da garantirne il “re-impiego a fine vita”. Questi devono essere caratterizzati da un elevato grado di flessibilità, per assecondare il mutamento delle caratteristiche ambientali.

L’obiettivo di medio-lungo termine di tale approccio è la dismissione delle fonti energetiche fossili e la loro sostituzione con materie prime seconde ricavate da filiere di recupero.

Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. Perché considerare flaconi per detergenti, imballaggi alimentari, bicchieri e posate usa e getta “brutti, sporchi e cattivi”? L’economia circolare insegna che una possibilità di redenzione non si nega a niente . Se l’uomo ha fatto mea culpa e deciso di correre ai ripari dopo decenni di edonismo e consumismo, perché non dovrebbe potersi nobilitare anche la plastica?

 
francesca garrisi
 
 

 

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